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Conti pubblici
Bruxelles, la sentinella che indica la strada a Roma
Veronica De Romanis
16/03/2016

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Il 9 marzo, la Commissione europea ha inviato al governo italiano - ma anche a quello di Belgio, Romania, Finlandia e Croazia - una lettera sullo stato dei conti pubblici. I due firmatari della comunicazione - il Vice Presidente Valdis Dombrovskis e il Commissario agli Affari Economici Pierre Moscovici - hanno espresso preoccupazione in merito al rispetto delle regole di bilancio contenute nel Patto di Stabilità e Crescita.

In particolare, hanno evidenziato l’esistenza di rischi di “deviazione dal percorso di aggiustamento verso l’obiettivo di medio termine nel 2015 e di una significativa deviazione nel 2016”. Rischi che - la lettera è molto precisa su questo punto - non verrebbero comunque mitigati da un’eventuale attivazione della clausola di flessibilità per le spese sostenute in disavanzo per i migranti.

Riportare i conti pubblici su un sentiero sostenibile
Il governo di Roma viene, pertanto, invitato a prendere le misure necessarie per riportare i conti pubblici su un sentiero sostenibile, soprattutto per quanto attiene al debito che, per essere in linea con i vincoli fiscali, deve diminuire nei prossimi anni.

Nessuna quantificazione numerica, però, da parte della Commissione. Solo una di metodo di lavoro e una data: “è importante” - scrivono Dombrovskis e Moscovici - che le suddette misure siano annunciate in maniera “credibile” e “dettagliata” al più tardi il 15 aprile prossimo, ossia al momento della presentazione del Documento di Economia e Finanza (Def).

Se questa lettera non può essere considerata un vero e proprio “allarme” sullo stato di salute delle finanze italiane – bensì un “avvertimento anticipato” come lo ha definito lo stesso Dombrovskis - sicuramente rappresenta una chiara richiesta all’Italia a rimodulare la sua strategia di bilancio. Anche perché oltre ai rischi di finanza pubblica, l’esecutivo comunitario ha evidenziato il perdurare di rischi di natura macroeconomica che inevitabilmente impattano sui conti dello stato.

Gli Squilibri eccessivi dell’economia italiana
Nell’ambito della procedura sugli squilibri macroeconomici (introdotta nel 2011 con l’adozione del Six Pack), dei diciotto paesi sottoposti nel novembre scorso ad un esame approfondito (“in depth review”), l’Italia (insieme a Bulgaria e Francia, Croazia e Portogallo) continua a presentare “squilibri eccessivi” a causa dell’elevato debito, della bassa produttività che incide sulla competitività del paese, della elevata disoccupazione (soprattutto quella di lunga durata) e del sistema bancario indebolito dalla lenta risoluzione delle sofferenze bancarie.

La Commissione riconosce che sono già state prese diverse misure per riformare il mercato del lavoro, le istituzioni, l’istruzione. Tuttavia, l’azione di governo viene giudicata ancora carente per quel che riguarda le privatizzazioni, la contrattazione collettiva, la spending review, l’apertura del mercato, la semplificazione del fisco e la lotta alla corruzione.

Sia sul fronte degli squilibri di finanza pubblica sia su quello degli squilibri macroeconomici, la Commissione intende aprire un dialogo costante e costruttivo con il governo italiano per utilizzare al meglio il tempo che resta prima della valutazionedefinitiva, che avverrà nel mese di maggio sulla base del Def e tenuto conto delle previsioni europee di primavera (che incorporeranno i dati fiscali a consuntivo del 2015 validati da Eurostat).

Italia, fonte di possibile vulnerabilità
L’Italia non è certo l’unico paese ad essere sotto esame: altri hanno ricevuto una lettera sullo stato dei conti pubblici e altri presentano squilibri macroeconomici eccessivi. Tuttavia, l’Italia si trova in una posizione del tutto particolare per via delle sue dimensioni (è la quarta economia dell’Unione europea e la terza dell’area dell’euro) e del suo debito (il secondo più elevato dopo quello greco). Rappresenta, dunque, una fonte di potenziale vulnerabilità per l’intera areaa causa degli effetti di ricaduta sugli altri stati membri.

La ripresa ancora debole dell’economia italiana - il 2015 si è chiuso con uno 0,8 per cento e il 2016 rischia di iniziare con una crescita di circa lo 0,1 per cento - preoccupa Bruxelles anche perché sembra essere in larga parte ascrivibile a fattori esterni: prezzo del petrolio ai minimi storici, tassi di interessi bassi, etc.
< br> Le misure varatenon sembrano, infatti, avere ancora sortito appieno gli effetti sperati: sia perché ancora incomplete (al Jobs Act, ad esempio, manca ancora l’attuazione delle politiche attive), sia perché sono andate in direzione opposta da quella suggerita dalla Commissione (taglio delle tasse sugli immobili invece che sui fattori produttivi).

Ecco perché nella suddetta lettera, Dombrovskis e Moscovici invitano il governo di Roma a proseguire l’azione riformatrice “tenendo conto delle raccomandazioni del Consiglio”, ossia di quelle indicazioni puntuali che ogni anno vengono fatte ai paesi per aiutarli a colmare i divari di crescita.

Bruxelles svolge il suo lavoro di “sentinella” degli squilibri di finanza pubblica e macroeconomici: lo scopo è di prevenirli e correggerli. La crisi ancora in atto, del resto, è stata amplificata, e in alcuni casi causata, proprio dal permanere di questi squilibri.

Ora, però, la palla è nel campo del governo italiano. In realtà, si tratta semplicemente di seguire la via già annunciata. A cominciare da una spending review più incisiva (la Legge di Stabilità prevede solo cinque miliardi di euro di tagli alla spesa pubblica) e da una riforma della pubblica amministrazione vera e coraggiosa che cambi effettivamente il modo di operare dello stato al fine di stimolare gli investimenti e la creazione di posti di lavoro.

Veronica De Romanis, economista, è autrice de “Il Caso Germania: così la Merkel salva l’Europa” (Marsilio editori).
 
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