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Relazioni Italia-Ue
Roma si allei con una commissione più forte
Marinella Neri Gualdesi
29/02/2016

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A Roma “per costruire ponti”. Questo almeno l’obiettivo dichiarato della recente missione di Jeanne Claude Juncker a Roma. Dai colloqui sembra però che siano emerse in effetti più opinioni convergenti che disaccordi.

Tutto tranquillo dunque dopo gli scambi polemici di gennaio con il presidente del Consiglio italiano? Non ancora. Renzi e Juncker hanno alcuni mesi decisivi davanti per trovare un terreno di intesa o tornare a alimentare una contrapposizione.

Juncker: no all’austerità sciocca e cieca
Il confronto tra il governo italiano e Bruxelles ha assunto negli ultimi mesi toni inusitatamente duri, principalmente sui margini di flessibilità nell’applicazione del Patto di stabilità.

Prima della visita a Roma del presidente della Commissione, Renzi ha ricordato che l’impegno ad accettare margini di flessibilità faceva parte dell’accordo che ha portato alla nomina di Juncker. Richiamando in un certo senso l’ex premier lussemburghese a rispettare il patto elettorale alla base della sua designazione alla presidenza della Commissione. Vale a dire un programma dell’esecutivo incentrato su crescita e occupazione.

Al termine dell’incontro, Renzi ha dichiarato di sottoscrivere pienamente la comunicazione del 13 gennaio 2015 della Commissione sulla flessibilità nel Patto di stabilità. Mentre Junker ha sottolineato di non volere “un’austerità sciocca e cieca”. In pratica, di fronte a una crescita dell’economia inferiore alle previsioni, con implicazioni negative sui conti pubblici, è stato raggiunto un accordo che consente all’Italia una correzione limitata per quest’anno e soprattutto di evitare l’anno prossimo una manovra ben più pesante.

Sono stati concordati margini di flessibilità per il deficit, che il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan e il commissario all’economia Pierre Moscovici dovranno definire nei dettagli tecnici entro la fine di marzo. A maggio la Commissione esprimerà la sua valutazione sulla legge di stabilità 2016 e le raccomandazioni sul Def che il governo dovrà presentare a aprile per la finanziaria 2017, usando la discrezionalità di cui dispone nell’interpretare i criteri macroeconomici e di bilancio, riconosciuta dalla stessa Cancelliera Angela Merkel. Anche se è difficile pensare che l’opinione di Berlino non pesi nelle valutazioni della Commissione.

Renzi e la sostenibilità del debito italiano
Nei giorni precedenti la visita di Juncker è stato ricordato all’Italia il suo elevato debito pubblico. Riuscire a evitare una procedura di infrazione per debito eccessivo era il vero obiettivo da raggiungere per l’Italia. Anche per questo motivo probabilmente in conferenza stampa Renzi ha citato lo studio di un centro di ricerca tedesco che rileva come il debito pubblico totale dell’Italia sia tra i più sostenibili nel lungo termine.

Nella primavera del 2013 l’Italia è uscita dalla procedura per i disavanzi eccessivi. Stanno quindi per scadere i tre anni durante i quali compiere progressi verso il rispetto del parametro di riduzione del debito. Una valutazione negativa, sulla base di una Relazione della Commissione, può portare all’avvio di una nuova procedura per i disavanzi eccessivi, in base all’art. 126.3 del trattato.

Tra l’altro, solo gli stati non sottoposti a questa procedura possono usufruire di maggior flessibilità negli obiettivi di bilancio, in particolare per investimenti pubblici. L’accordo raggiunto con Juncker prevede che la procedura non sarà aperta.

Il governo italiano vuole però dimostrare di non essere interessato solo alla discussione della flessibilità nei conti pubblici, ma anche a promuovere un dibattito più politico sul futuro stesso dell’Ue. Si spiegano così sia l’iniziativa dell’incontro che si è tenuto a Roma il 9 febbraio tra i ministri degli Esteri dei sei paesi fondatori, sia il position paper presentato dal ministro Padoan il 22 febbraio.

La riunione dei sei fondatori, formato che difficilmente sarà ripetuto, ha avuto più che altro un valore simbolico. Il position paper è invece una concreta e ambiziosa proposta per una strategia europea a lungo termine per crescita, lavoro e stabilità.

Il position paper di Padoan
Il documento italiano deve ora trovare il consenso sia delle istituzioni europee, e Juncker ha dichiarato di averlo apprezzato, sia dei partner. Tra i punti principali il completamento dell’Unione bancaria, considerato la priorità chiave, il rilancio del Piano Juncker per gli investimenti in “beni comuni europei”, il rafforzamento del mercato unico, la creazione di un sussidio europeo per la disoccupazione, l’emissione di obbligazioni comunitarie, gli “eurobond”.

Il documento apre inoltre alla proposta, messa sul tavolo di recente dai banchieri centrali francese e tedesco, di istituire un ministro delle Finanze dell’eurozona, che l’Italia vorrebbe inserito nella Commissione, ma legittimato politicamente da un legame con il parlamento europeo, per sottolinearne il profilo politico e non tecnico.

La proposta italiana richiama anche l’importanza di avere più simmetria negli aggiustamenti, rilevando come il surplus della bilancia dei pagamenti della Germania abbia un impatto negativo sul funzionamento della zona euro, mentre sarebbe necessario un approccio più cooperativo per sostenere la domanda. Un’indiretta richiesta alla Commissione di impegnare anche la Germania al rispetto delle regole.

Il futuro Rappresentante permanente presso l’Ue, Carlo Calenda, ha sottolineato che una Commissione forte è il miglior alleato dell’Italia. Oggi la Commissione Juncker è più politicizzata rispetto al passato grazie al processo per selezionare il suo presidente. Con un mandato politico l’esecutivo cerca di recuperare il ruolo perduto, ma non riesce a essere un interlocutore forte di fronte ai governi.

Fondamentale per l’Italia è quindi avere una strategia di alleanze per sostenere le proprie posizioni. Il governo italiano ne è consapevole e il position paper sarà presentato il 12 marzo al vertice dei leader socialisti organizzato da Hollande, rappresentante di quella Francia che rappresenta l’ostacolo principale per la strategia italiana e reticente nel sostenere una maggior flessibilità di bilancio.

Marinella Neri Gualdesi è Professore di Storia delle Relazioni internazionali all'Università di Pisa.
 
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