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Croazia: europeisti anti sistema ?
Chiara Rosselli, Miryam Magro
26/02/2016

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Il recente dimissionamento del capo dei servizi segreti croati, Dragan Lozancic, mostra le prime crepe del neo-governo croato guidato da Tihomir Orešković. L’Hdz e Most, partner in una incerta coalizione confermata il 22 gennaio scorso, si trovano dunque a dover affrontare la loro prima crisi interna dopo poco meno di un mese di mandato.

L'8 novembre 2015 la Croazia ha difatti affrontato le prime elezioni parlamentari dopo l’adesione all’Unione Europea nel 2013. Per le due coalizioni principali, guidate dai Social Democratici (Sdp) di centro-sinistra e dall’Unione Democratica Croata (Hdz) di centro-destra, le elezioni si sono concluse con un deludente pari merito. Ottenendo rispettivamente 56 e 59 seggi, i due gruppi hanno dovuto rimettere le proprie sorti nelle mani del neonato partito Most (Nezavisnih Lista), in possesso di 19 seggi.

Sulle orme di altri paesi europei, il risultato elettorale ha dunque evidenziato nuove dinamiche di voto e la comparsa di sentimenti politici anti-sistema; con una differenza: la quasi totale assenza dell’ormai onnipresente e inneggiato ‘euroscetticismo’.

Most, l’ago della bilancia
In vista delle elezioni del 2015, la campagna elettorale di entrambe le fazioni è stata in gran parte dominata da una retorica antagonistica piuttosto che da sostanziali differenze programmatiche. Nonostante alcune differenze marginali, entrambi i partiti hanno adottato posizioni tipicamente filo-europee e pro-euro all'interno di un paradigma economico spiccatamente liberale.

Most - partito fondato da Božo Petrov nel 2012 il cui nome si traduce letteralmente in ponte - ha rifiutato l'etichetta di partito di centro-destra. Il suo leader ha invece sostenuto di volere “che qualcuno definisse finalmente cosa sia la sinistra e cosa la destra in Croazia" , affermando che il suo partito avrebbe sostenuto solo un governo in grado di dimostrare impegno per la riforma del settore statale e il miglioramento del clima imprenditoriale.

Dopo più di quaranta giorni di negoziati, Most ha annunciato il suo sostegno all’Hdz, garantendo così ai conservatori una sottile maggioranza di 78 seggi, e nominando Primo Ministro l’uomo d'affari croato-canadese Tihomir Orešković.

Moneta unica, Schengen, allargamento
Le priorità di mandato identificate sono per lo più di carattere euro-centrico, come l'ingresso nell’area Schengen, l'adozione della moneta unica ed il sostegno verso un ulteriore allargamento dell’Unione. Tuttavia, la sfida maggiore rimane l’instabilità della coalizione di governo. La questione della coerenza del movimento Most potrebbe rappresentare un reale limite alla capacità d’azione del governo, offrendo però ai conservatori un’occasione di rinnovamento e l’opportunità di trasformare un’improbabile coalizione in un confacente svecchiamento del quadro politico croato.

Nel contesto regionale, la vittoria dell'Hdz ha generato un certo timore circa il potenziale ritorno del nazionalismo nei Balcani, soprattutto alla luce dei successi ottenuti dal partito polacco Law and Justice e dal partito Fidesz in Ungheria. Ciononostante, il dato più significativo di queste elezioni rimane l’avanzata elettorale degli indipendenti.

Politica post-partisan e euroscetticismo
Da Most, al Movimento Cinque Stelle in Italia, fino a Podemos e Ciudadanos in Spagna, il monopolio dei partiti politici tradizionali è messo in discussione dall’ascesa di nuovi attori politici o "movimenti" che contestano l'organizzazione della politica tradizionale di partito sotto molteplici aspetti, quali gli strumenti di finanziamento, l’elitismo, la rigida interpretazione delle fazioni politiche, la mancanza (o perdita) di credibilità sotto il profilo morale.

L'emergere di attori post-partisan di fatti sembra essere facilitato da un avvicinamento tra destra e sinistra. In un contesto nel quale le differenze programmatiche si appiattiscono, la crescente ambivalenza politica dei partiti tradizionali alimenta l’ascesa di nuovi movimenti dallo sfondo politico eterogeneo, i quali, assimilati in quanto attori del cambiamento, conquistano una fascia sempre maggiore di “voti di protesta” a fronte di alternative politiche divenute poco credibili.

Può essere interessante notare come i media internazionali abbiano legato indissolubilmente la crescente forza dei movimenti di protesta anti-sistema alla crisi europea, quasi questi ne fossero la diretta conseguenza. Da questo punto di vista è doveroso considerare la Croazia come un caso atipico.

Trattandosi di un membro giovane ed entusiasta dell'Unione europea, non è possibile servirsi dello spettro dell’euroscetticismo - praticamente inesistente - per giustificare il fallimento della politica tradizionale. Un dibattito attorno al fenomeno post-partisan in quanto tale, infatti, potrebbe essere necessario per interpretare l’attuale e crescente fluidità delle alleanze politiche che stanno trasformando il panorama politico europeo. Comprendere queste nuove dinamiche di aggregazione sarebbe un passo nella giusta direzione se si vuole ambire ad una soluzione politica al progetto europeo in crisi.

Chiara Rosselli, EU Project Manager, IAI; Miryam Magro, Stagista, IAI.
 
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