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Consiglio supremo di Difesa
L’Italia concede Sigonella, ma solo per scopo difensivo
Vincenzo Camporini
24/02/2016

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La Libia e la concretizzazione del Libro Bianco della Difesa. Sono questi gli argomenti che domineranno il Consiglio Supremo di Difesa che si terrà venerdì. Non è qui possibile esaminare in modo esaustivo tali temi, mi limiterò pertanto ad alcune osservazioni, pronto a discuterne approfonditamente se qualcuno lo vorrà.

Il rompicapo libico è ben lungi da essere prossimo a una ricomposizione; i recenti tentativi di Fayez Al-Serraj di mettere insieme una compagine di governo sembrano incontrare un insuperabile muro di gomma e l’ultimo rinvio di queste ore al voto del parlamento di Tobruk non induce all’ottimismo, nonostante la recente visita al Cairo, certamente ispirata anche alla ricerca di una autorevole sponda al superamento delle resistenze del generale Khalifa Haftar che non accetta l’estromissione dalla stanza dei bottoni, ma che purtroppo è rifiutato recisamente da Tripoli.

La partita è dunque ancora lunga e sarebbe azzardato ipotizzare una positiva soluzione a breve, soluzione che dovrà poi superare lo scoglio di un non scontato insediamento a Tripoli, dove il 20% delle milizie non ha garantito il proprio contributo alla sicurezza dell’esecutivo.

Dottrina Gates
Come è già stato autorevolmente osservato, il tempo stringe, anche a causa del progressivo rafforzamento delle fazioni più intransigenti che si richiamano all’autoproclamatosi califfato e questo gioco di veti incrociati non deve potere durare a lungo, anche a fronte di una ‘comunità internazionale’ che comincia a dare segni tangibili di avere perso la pazienza, in particolare da parte statunitense.

Gli Usa hanno chiarito in modo assai esplicito che non intendono impegnarsi in forze sul terreno, ma stanno applicando in modo sistematico quella che chiamo la ‘dottrina Gates’, che l’allora Segretario alla Difesa espose chiaramente in prossimità del termine del suo mandato.

In buona sostanza, le azioni fuori area delle forze armate americane si sarebbero limitate a quelle di tipo punitivo, senza più la pretesa di ricostruire le istituzioni secondo modelli democratici: pertanto sì a strikes di forze speciali, di azioni aeree condotte con armamento di precisione, no a operazioni durevoli di massa, lasciate agli alleati se e quando ne fossero capaci.

Base di Sigonella
Ecco spiegati l’attacco degli F15-E di Lakenheath a Sabratah e la richiesta di potere usare Sigonella per l’impiego dei Reaper armati, richiesta accordata purché usati solo a scopo difensivo (poi si vedrà in che modo tale requisito, autenticamente italiano, verrà verificato).

Certamente il Consiglio Supremo analizzerà tutta la problematica e credo che non si discosterà dalla linea fin qui coerentemente seguita dal governo di predisporre quanto sarà necessario in termini di uomini e mezzi per rispondere alle richieste che verranno formulate dal futuribile governo unitario libico, senza ipotizzare interventi di iniziativa, cui mancherebbe la legittimazione giuridica e che potrebbe scatenare la reazione, questa sì unitaria, di tutte le forze e le milizie libiche contro i ‘nuovi crociati’.

Mi piacerebbe però che l’attuale situazione di apparente stallo inducesse a una riflessione di più ampio respiro: davvero ci conviene puntare a una rappresentanza politica unitaria della Libia, che in ogni caso sarebbe afflitta da fragilità endemiche o non è forse il caso di esaminare l’opportunità di prendere atto che le diverse anime di quel vastissimo territorio possono ambire a forme statuali più articolate, ad esempio con un ritorno alle divisioni storiche di Cirenaica e Tripolitania (ed eventualmente Fezzan)?

Credo che varrebbe la pena di esaminare questa ipotesi, almeno a livello intellettuale, ovviamente discutendone con tutti gli alleati, considerando altresì che l’Egitto, con cui nonostante il caso Regeni dovremo continuare a coltivare rapporti, sarebbe ben lieto di un suo ‘protettorato’ sulla Cirenaica, mentre i nostri interessi più immediati sono concentrati nelle regioni occident223ali ed intorno a Tripoli, e sto parlando sia delle attività estrattive di E5444*t/, che del controllo dei flussi migratori, prevalentemente in partenza dalla costa nord-occidentale della Libia.

Una riflessione in tal senso nell’ambito riservato del Consiglio Supremo potrebbe essere opportuna.

Libro bianco della Difesa
Sul secondo tema che ho indicato, la concretizzazione del Libro Bianco della Difesa, mi aspetto uno scatto di reni: è ben vero che le ambizioni esplicitate in tale documento puntavano molto in alto e che si è reso necessario un accurato e dettagliato lavoro preparatorio al fine di predisporre i conseguenti atti normativi; è però altrettanto vero che finora - e sono passati dieci mesi dalla sua approvazione - di concreto non si è visto molto, a parte un maldestro tentativo di far passare la riforma della Commissione Superiore d’Avanzamento, infilandola nella legge di conversione del periodico decreto legge sulle missioni all’estero.

Conoscendo la sua determinazione e la sua volontà, credo che il vertice politico si trovi a dover superare le resistenze al cambiamento opposte dalle gerarchie militari, resistenze comprensibili, ma del tutto inaccettabili. Su questo tema l’imminente riunione del Consiglio Supremo potrà costituire un momento topico per l’avvio di un disegno di legge il cui fine deve essere il compimento della riforma avviata nel 1997 e poi tradita nei dettagli delle norme applicative.

Vincenzo Camporini, già Capo di Stato Maggiore della Difesa, è vicepresidente dello IAI.
 
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