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Lotta al Califfato
Caccia alle finanze del Califfato, tra i fondi anche il crowdfunding
Giuseppe Maresca
11/02/2016

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Approfittando del vuoto di potere causato dalla crisi degli stati iracheno e siriano, l'Is ha occupato una importante zona di territorio a cavallo dei due stati. Dal controllo del territorio Is ricava le risorse necessarie per finanziare la sua esistenza, le sue operazioni e il sostegno dei c.d. affiliates, i gruppi terroristici collegati a Is o che a Is si richiamano.

Si ritiene che la razzia delle banche irachene, all'atto dell'occupazione, abbia fruttato all'Is una somma stimabile in almeno 600 milioni di dollari. Si tratta di una fonte di reddito non ripetibile, poiché le filiali nei territori occupati sono state tagliate fuori dal circuito internazionale che passa obbligatoriamente dalla banca centrale irachena.

Petrolio, confische, razzie di opere d’arte
Il flusso di reddito continuo più importante è ora rappresentato dall'estrazione e commercializzazione del petrolio e - marginalmente - di altre materie prime (gas, fosfati). Queste fonti di reddito, soprattutto il petrolio, pur potenzialmente molto redditizie, trovano dei limiti nelle difficoltà tecniche e logistiche di estrazione e in quelle di commercializzazione tramite la rete preesistente di contrabbandieri.

Un'altra fonte importante di finanziamento è quella derivante dal taglieggiamento della popolazione, a cominciare dalle confische (tassazioni) dei prodotti agricoli e degli stipendi dei dipendenti pubblici.

La vendita dei prodotti archeologici e artistici razziati nei territori occupati produce un reddito più limitato ma si tratta di un fenomeno doloroso, sia per la dispersione di pezzi di patrimonio dell'umanità, sia perché i ricettatori si rivolgono a mercati europei e americani.

Esistono solo stime approssimative dei riscatti pagati a seguito di rapimenti ma si ritiene che possano essere consistenti. Le donazioni, che erano essenziali per la sopravvivenza di Al-Qaeda, sembrano avere invece un'importanza assai inferiore per Is, forse anche per la più attenta vigilanza dei paesi da cui tradizionalmente provengono le donazioni più importanti.

Oggi l'Is dispone ancora di fondi abbondanti, ma alcune delle sue fonti di reddito sono fragili mentre il mantenimento dello stato in guerra continua a essere costoso.

La razzia delle banche è per definizione una tantum, almeno in assenza di ulteriori espansioni territoriali del movimento, mentre il taglieggiamento della popolazione locale rappresenta un flusso di reddito ragionevolmente stabile, ma non sufficiente a mantenere Is.

Diventa quindi cruciale il flusso di denaro derivante dalla vendita del petrolio. Dalla grande quantità di dati acquisiti con il raid che il 16 maggio 2015 ha portato all'uccisione di Abu Sayyef, responsabile del settore gas e petrolio, sappiamo che Is dispone di una macchina burocratica complessa: esistono procedure amministrative per registrare veicoli e autisti, coordinare i movimenti di migliaia di camion nei luoghi di carico del petrolio, raccogliere i pagamenti, rilasciare ricevute, gestire e monitorare i movimenti di contante, registrare le vendite.

Le operazioni di estrazione e gestione del petrolio coinvolgono centinaia di ingegneri, di contabili e di specialisti di gestione finanziaria e logistica.

A questi si affiancano circa 1600 operai per i lavori sui pozzi: costruzione, manutenzione, riparazioni. L’Is è in possesso di mappe, dati sulla produzione, studi geologici del ministero del petrolio siriano che gli hanno permesso di programmare i suoi interventi sui siti petroliferi per massimizzare la sua capacità estrattiva.

Trasferimenti di denaro
Le informazioni raccolte permettono alla Coalizione di ottimizzare l’efficacia dei tre strumenti disponibili: gli attacchi militari mirati a colpire i punti più deboli del sistema produttivo di Is; il rafforzamento dei controlli sulle frontiere dei paesi limitrofi, specie della Turchia; la stretta sui trasferimenti di denaro attraverso i confini.

Su quest'ultimo punto i controlli della Banca centrale irachena sulle Exhage Houses hanno portato alla chiusura di circa 150 sportelli che avevano connessioni con i territori occupati da Is.

La Coalizione sta esercitando una forte pressione su Is: una ulteriore compressione dei ricavi da petrolio e controlli più efficaci sui movimenti di denaro dentro e fuori dai territori occupati costringerà Is a ridurre le spese, a cominciare dai salari dei combattenti e dei tecnici e operatori dei pozzi. Sarà inoltre costretta ad abbandonare qualsiasi supporto finanziario agli affiliates, a cominciare da quelli presenti in Libia nella zona di Sirte.

I paesi della Coalizione stanno inoltre aumentando l’attenzione sulle fonti di finanziamento finora meno utilizzate, in particolare le donazioni da parte di simpatizzanti nei paesi arabi, le distrazioni di fondi da charities nei paesi sviluppati, il ricorso a moderne tecniche quali il crowdfunding.

Giuseppe Maresca è Capo Direzione V - Prevenzione dell’utilizzo del sistema finanziario per fini illegali.
 
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