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Italia-Germania
Renzi-Merkel, le differenze possono convergere
Gian Enrico Rusconi
01/02/2016

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L'incontro tra Matteo Renzi e la cancelliera Angela Merkel non si è sottratto al consueto squilibrio di attenzione che esiste tra Italia e Germania, nella stampa e nei commenti qualificati. Molta enfasi da noi, relativo distacco in Germania.

In compenso, in questa occasione si è accentuata ulteriormente la personalizzazione dei due protagonisti. A prima vista c'è ben poco che assimili caratterialmente o per stile comunicativo i due politici. Eppure si continua a parlare di un feeling particolare tra loro: è autentico o simulato? Strumentale o guidato da una convinzione o intuizione politica che potrebbe dare uno sbocco diverso al sempre complicato, ambivalente e mai risolto rapporto tra tedeschi e italiani?

Merkel e il il contenimento della migrazione
Ci sono differenze tra il premier italiano e la cancelliera Merkel che vanno verificate con i dati di fatto. Partiamo dalla difficile congiuntura politica interna in cui entrambi si trovano. Mentre nel caso italiano essa ha le sue radici nella precarietà dell'equilibrio delle forze politiche, che Renzi sta prendendo di petto, nel caso tedesco tutto è precipitato negli ultimi tre mesi.

In modo inatteso e con conseguenze politiche tuttora imprevedibili. Nessuno immaginava che la decisione della cancelliera di aprire le porte a centinaia di migliaia di migranti, presentata come una iniziativa "umanitaria" definita di volta in volta coraggiosa, arrischiata o irresponsabile, innescasse una crisi europea di cui oggi si tende a dissimulare il carattere fortemente politico.

L'erezione dei "muri" di filo spinato anti-immigrazione, la messa in mora del trattato di Schengen non sono deplorevoli comportamenti da deprecare ( "se si distrugge Schengen, si distrugge l'Europa"). L'Unione europea non è già più quella che era sei mesi fa o che riteneva di essere. Non sa più come ri-distinguere tra confini interni e confini esterni. Per tacere delle retoriche sulla "identità europea".

È in questo contesto che vanno collocate le posizioni emerse nell'incontro tra Renzi e Merkel. La cancelliera ha una priorità assoluta: il contenimento tangibile della migrazione, per salvare insieme al proprio governo, la posizione di sicurezza e di influenza della Germania, inaspettatamente indebolita in Europa. Punta sul contributo considerato determinante della Turchia, opportunamente compensata da tre miliardi di euro e, in misura diversa, con un mix di minacce e di offerte, sull'apporto della Grecia, tornata di nuovo d'attualità. Per queste operazioni la cancelliera ritiene di poter contare sull'aiuto o quanto meno sul consenso della Commissione europea.

Le ambizioni di Renzi
Proprio su questo punto si intravvede qualche novità di atteggiamento della Merkel, legato a quelle che la Faz chiama "le ambizioni di Renzi". L'ordine di priorità del premier italiano non coincide con quello della cancelliera, anche se con la sua abilità comunicativa accentua la comunanza delle grandi visioni.

L'obiettivo primario di Renzi infatti è di ottenere quella "flessibilità" nell'esecuzione del Patto di stabilità che consentirebbe di consolidare il trend positivo che caratterizzerebbe lo sviluppo italiano e che la cancelliera generosamente riconosce. L’energica richiesta/rivendicazione di questa flessibilità è rivolta da Renzi alla Commissione europea, in particolare a Jean Claude Juncker con toni che riecheggiano le polemiche di settimane fa.

Abilmente il premier riesce ad includervi anche il contributo italiano alla Turchia - mai negato in linea di principio, ma da non computare nel calcolo del deficit nazionale - che sta a cuore a Merkel.

La reazione di quest'ultima è singolare: "La cosa bella - dice - è che quando si tratta della comunicazione sulla flessibilità, entrambi accettiamo che ci siano interpretazioni della Commissione divergenti. Non mi immischio in queste cose. È compito della Commissione decidere l'interpretazione". È malizioso leggere tra queste righe l'invito a Juncker di accontentare Renzi ? La cancelliera avrebbe usato queste parole se non fosse preoccupatissima dell'operazione Turchia?

Ciononostante, è sbagliato spingere oltre la speculazione sino a ritenere che la cancelliera approvi le critiche di Renzi a Juncker e tantomeno le obiezioni al rapporto privilegiato tra Francia e Germania, con la riapertura del classico contenzioso storico del triangolo Parigi-Berlino-Roma.

Non rientra nella prospettiva politica della pragmatica Merkel e della sua visione storica, compreso il rapporto preferenziale con la Francia. Ma allora quella della cancelliera è solo una benevolenza strumentale verso l'inquieto, ma in definitiva "innocuo" premier italiano?

Germania, egemone vulnerabile
È verosimilmente una pura coincidenza che alla vigilia dell'incontro berlinese, il ministro degli esteri italiano, Paolo Gentiloni, abbia concesso un'ampia intervista a La Stampa, dedicata ai problemi di politica estera (in particolare alla questione della Libia) che non hanno trovato particolare spazio nell'incontro Merkel/Renzi.

Il ministro però, davanti alle difficoltà dell'Ue ha allargato il discorso sino a parlare dell'ipotesi di ripensare il vecchio progetto di un'Europa a due velocità - per ridarle la capacità di decisione consensuale ed efficace. Non mi pare ci sia stata alcuna reazione, da nessuna parte, a questa ipotesi - tantomeno in Germania dove pure questa idea nei primi anni novanta era stata sostenuta da politici della statura di Wolfgang Schaueble.

In realtà, al momento la politica tedesca è concentrata sulle difficoltà quotidiane con un occhio ansioso alla prevedibile crescita del partito "Alternative fuer Deutschland", genericamente definito "populista" che coltiva la visione più radicale dell'abbandono dell'euro.

Non c'è più traccia di quell'ambizione egemonica che in modo molto ambivalente concentrava l'attenzione di tutti sino a non molti mesi fa. Sembra incredibile quanto rapidamente "l'egemonia tedesca", insieme alla sua frustrazione, abbia rivelato tutta la sua vulnerabilità.

Gian Enrico Rusconi è professore emerito di Scienza politica dell’Università di Torino. Per alcuni anni Gastprofessor presso la Freie Universitaet di Berlino. Tra le sue pubblicazioni: Germania Italia Europa. Dallo Stato di potenza alla ‘potenza civile’ (Einaudi 2003, trad. tedesca, 2006); Berlino. La reinvenzione della Germania (Laterza 2009). Cavour e Bismarck (il Mulino 2011; trad. tedesca 2013).
 
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