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Egitto
Fratelli coltelli Musulmani
Azzurra Meringolo
24/01/2016

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Una Confraternita che si presenta con un portavoce diverso in base all’emittente sulla quale compare. Un movimento privo di un unico portale e quindi problematico da seguire, vista l’esistenza di due siti web nella sua lingua ufficiale.

Che cosa sta succedendo alla Fratellanza Musulmana dopo la catastrofe del 2013? Basta seguire i dibattiti che compaiono sugli schermi delle principali emittenti arabe per capire che la catastrofe del 2013 ha trasformato la Fratellanza Musulmana in una Confraternita dalla doppia personalità.

Chi a metà dicembre ha fatto zapping tra Al-Jazeera Mubashira Misr (il canale di Al-Jazeera dedicato alla diretta dall’Egitto) e Al-Hiwar (tv araba che trasmette da Londra) è rimasto probabilmente spiazzato nel sentire Mohammed Montasser parlare a nome della Confraternita sulla prima rete, mentre Talaat Fahmy faceva lo stesso sul secondo canale.

L’episodio è in realtà la cartina di tornasole del forte conflitto, ormai di dominio pubblico,che attraversa il Movimento. I membri coinvolti hanno infatti trasformato l’arena mediatica nel loro campo di battaglia.



Un conflitto latente che viene a galla
Montasser - che ha dichiarato di usare uno pseudonimo per scongiurare la sorte toccata ai Fratelli coinvolti nelle retate di massa delle autorità egiziane - è per alcuni, era per altri, il portavoce della Suprema Commissione Amministrativa, l’organo più importante della Confraternita, dopo il Consiglio della Shura.

Fahmy è-sempre solo per alcuni - l’uomo che ha preso il suo posto. Lo ha deciso Mahmood Ezzat, vice di Mohammed Badie, ritenuto da tutte le fazioni ancora Guida Suprema, anche se sulla sua testa pende una condanna a morte. Da un Paese sconosciuto, Ezzat avrebbe preso questa decisione a dicembre insieme ai suoi due vice, uno in Turchia e l'altro in Regno Unito.

Dietro questi colpi di scena e smentite si nasconde un conflitto che va ben oltre quello tra i Fratelli in patria e quelli messisi in salvo nella diaspora. La frattura messa in luce da questo teatrino mediatico è in realtà uno spartiacque generazionale all’interno del Movimento molto più profondo e latente.

Uno scontro tra i giovani - che chiedevano ai vertici della Confraternita di adottare un processo decisionale più democratico - e la vecchia leadership che ha continuato per anni a escludere le nuove generazioni da ogni processo decisionale, arrivando anche ad allontanare dal movimento Aboul Fothou, islamista considerato dai Fratelli giovani l’uomo di referimento.

Da quando il “nuovo” regime di Abdel Fattah Al-Sisi ha confinato nelle carceri quasi tutta la vecchia guardia, i giovani hanno preso le redini del Movimento.

Attraverso un processo di consultazione interna, nel febbraio 2014 è stata eletta una commissione per la gestione della crisi. Ma se in patria la nuova guarda ha ormai il potere, nel contesto internazionale deve fare i conti con i rimasugli della vecchia leadership che non accetta il cambiamento generazionale e quanto ne deriva.

Ikhwan site, l'antagonista di Ikwan Online
I più agguerriti contro la nuova dirigenza sono soprattutto i Fratelli londinesi. Nelle loro fila ci sono anche gli architetti di Ikhwan site, il portale concorrente a Ikhwan Online, fino ad ora la pagina ufficiale della Fratellanza. Non sorprende quindi trovare su questo sito l’annuncio del licenziamento di Montasser, accusato di aver violato norme di comportamento interno.

Opposto il dibattito scatenatosi su Ikhwan Online che continua a mostrarsi insofferente verso i vecchi dirigenti, criticati per la loro chiusura e rigidità e accusati di aver mal gestito il potere ottenuto dopo la caduta di Hosni Mubarak.

È anche per questo che la nuova dirigenza ha optato per un approccio rivoluzionario e violento nei confronti del regime di Al-Sisi, ben rappresentato dall’appello lanciato da 150 studiosi musulmani provenienti da 20 paesi diversi, nel quale opporsi ad Al-Sisi è definito un dovere religioso da portare avanti punendo ogni sostenitore del suo regime.

Ritorno alla violenza, per ora limitata
Ritenendo fallimentare la gestione dei loro predecessori, i giovani non si starebbero facendo scrupoli a tornare alla lotta armata, caratteristica della Fratellanza dei primi decenni. Per ora si pensa a un ricorso limitato: usarla per operazioni che mirano a colpire il regime, ma non nei confronti di civili.

É questa evoluzione che preoccupa, in quanto si teme che qualora fossero messi nuovamente ai margini, i giovani Fratelli potrebbero anche essere pronti ad arruolarsi nei movimenti estremisti che stanno sconvolgendo il Medio Oriente.

Questo triste sviluppo potrebbe essere scongiurato dall’elezione nella Confraternita di nuovi vertici. Visto che l’attuale dirigenza è stata eletta nel 2010 con un mandato di 4 anni, secondo Montasser ci sarebbero tutto le condizioni per farlo. Per la vecchia guardia però, il ritorno alla clandestinità della Confraternita in seguito al ritorno al potere dei militari rende i tempi non maturi e suggerisce di ritardare l’appuntamento.

A proporre un vero e proprio tentativo di mediazione sono stati anche 44 ex deputati appartenenti alla Fratellanza che a fine 2015 hanno annunciato un’iniziativa per rimettere insieme i cocci della Confraternita.

Anche questo sforzo rischia però di essere vano, almeno fino al 25 gennaio, quinto anniversario dello scoppio della rivoluzione di Piazza Tahrir. È questa la data che aspettano quanti vogliono misurare i muscoli dei giovani Fratelli e verificare la credibilità delle loro minacce nei confronti del regime di Al-Sisi.

Azzurra Meringolo è ricercatrice presso lo IAI e caporedattrice di Affarinternazionali. Coordinatrice scientifica di Arab Media Report. Potete seguirla sul suo blog e su twitter a @ragazzitahrir.
 
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