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Populismi europei
Polonia sotto sorveglianza
Daniele Fattibene
21/01/2016

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Stato di diritto messo in discussione e violazione della libertà di stampa. Sono queste le conseguenze delle ultime riforme adottate dalla Polonia guidata dal partito populista, nazionalista ed euroscettico di Beata Szydło.

Ai vertici del partito conservatore Diritto e Giustizia (Prawo i Sprawiedliwość- PiS), a nemmeno tre mesi dalle elezioni parlamentari, Szydłoha avviato un brusco cambiamento di rotta che rischia di minare fortemente la reputazione del Paese, con forti ripercussioni all’interno della stessa Unione europea, Ue.

Leggi controverse
All’indomani della vittoria elettorale,il PiS aveva attaccato la nomina di cinque giudici della Corte Costituzionale da parte del vecchio partito di governo Piattaforma Civica (Platforma Obywatelska - PO) fatta a ridosso del voto.

Il governo Szydło ha poi deciso di nominare altri cinque giudici e ha fatto votare dal Parlamento una modifica allo statuto della Corte, cambiando in modo sensibile le procedure di voto e di funzionamento, mettendo a rischio l’intero sistema di “pesi e contrappesi” tra potere esecutivo e giurisdizionale.

Questo ha scatenato una reazione di sdegno da parte dei cittadini che sotto la guida del “Comitato per la difesa della democrazia” lanciato da Mateusz Kijowski hanno marciato in massa per le strade di Varsavia e di molte altre città polacche.

Altre proteste sono poi esplose a inizio mese dopo l’approvazione della legge sulla governance del Servizio Pubblico che minaccia di mettere i media sotto il controllo diretto della politica. I manager della radio e televisione pubblica saranno infatti nominati dal Ministero del Tesoro e potranno essere licenziati in qualunque momento.

Diritti europei minacciati
La Commissione europea ha reagito con forza, prima attraverso una lettera inviata dal Vice Presidente Timmermans a dicembre e poi attivando il cosiddetto “dialogo strutturato” con Varsavia per analizzare la situazione nel Paese all’interno del nuovo “Quadro sullo Stato di diritto” adottato nel 2014.

Questa procedura potrebbe anche sfociare nell’attivazione del “meccanismo preventivo” previsto dall’articolo 7 del Trattato dell’Unione europea (Tue) e poi di un’eventuale “meccanismo sanzionatorio” con la potenziale sospensione di determinati diritti previsti dai Trattati, compreso quello di voto nel Consiglio. Misure mai prese fino ad ora, ma nate osservando l’atteggiamento dell’ungherese Victor Orban.

È probabile che questo sia stato agevolato dal fatto che il PiS è membro del gruppo parlamentare dei Conservatori e Riformisti europei, una forza marginale rispetto al gruppo del Partito popolare europeo, Ppe, al quale appartiene il Fidezs di Orban.

La piega presa dalla Polonia negli ultimi mesi ha suscitato già importanti frizioni con diversi partner europei. Diversi sono i motivi di scontro, dal rifiuto del governo di accettare quote obbligatorie di richiedenti asilo politico nel territorio nazionale, allo scetticismo verso la politica energetica dell’Unione, in particolare in merito alla de-carbonizzazione dell’economia.

Varsavia-Berlino, special relation deteriorata
La cosa più eclatante è il progressivo deteriorarsi della “special relation” con la Germania che aveva contraddistinto i governi Tusk-Kopacz. Anche se non sono arrivate critiche ufficiali da parte della cancelliera Angela Merkel, i provvedimenti delle ultime settimane sono stati stigmatizzati da diversi esponenti del suo partito, tanto che il Ministro degli Esteri polacco Witold Waszczykowski ha convocato l’ambasciatore tedesco a Varsavia per chiedere spiegazioni.

Le tensioni sono montate a seguito della copertina del giornale polacco Wprost che raffigurava la Merkel in uniforme nazista circondata da Juncker, Schulz, il Commissario Oettinger e GuyVerhofstadt.

La crisi polacca rischia di rovinare la credibilità che il Paese si era faticosamente riconquistato negli ultimi anni. Il partito di Kaczyński sembra voler costruire una “quarta repubblica polacca”, basata su valori tradizionali e conservatori. Se però non riuscirà a conciliare la sua identità nazionalista e conservatrice con le regole europee il Paese sarà l’unico grande sconfitto.

La crisi istituzionale polacca mette anche a rischio la stessa architettura giuridica e identitaria europea. La reazione decisa della Commissione stabilisce un precedente importante volto sia a garantire il rispetto dei Trattati, sia a rispondere alle accuse di “doppio standard” tra ciò che viene chiesto a potenziali paesi candidati e le difficoltà nel reagire a misure prese dagli stati membri.

È ora lecito attendersi che le Istituzioni Ue elaborino una strategia forte e chiara contro tutti coloro (Orban in primis) che minacciano i principi fondamentali dell’Unione. Se così non fosse, i venti populisti che spirano da Lisbona a Varsavia rischiano di diventare una difficile gatta da pelare.

Daniele Fattibene è Assistente alla Ricerca del Programma “Sicurezza e Difesa” dello IAI (Twitter: @danifatti).
 
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