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Rotta balcanica
Scambio di informazioni e crisi dei migranti
Alessia Di Pascale
12/01/2016

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Un meccanismo di informazione permanente. Questo il risultato più importante del vertice sui Balcani occidentali, svoltosi a Bruxelles alla fine di ottobre, su invito del Presidente della Commissione europea.

Gli Stati partecipanti - otto Stati membri (Germania, Austria, Grecia, Bulgaria, Romania, Ungheria, Slovenia e Croazia) e tre paesi balcanici (Albania, Macedonia e Serbia) - si sono impegnati a nominare entro 24 ore dei punti di contatto ai massimi livelli con l’obiettivo di facilitare uno scambio di informazioni tempestivo e quotidiano (sul presupposto affermato della mancanza di comunicazione tra i governi e le autorità competenti dei Paesi lungo la rotta balcanica).

A partire da quel momento, oltre all’aggiornamento continuo su base bilaterale, i dati sono stati 'scambiati nel corso di videoconferenze settimanali presiedute dalla Commissione europea, a cui hanno partecipato gli alti funzionari degli undici paesi coinvolti e le agenzie dell’Unione europea, Ue, associate all’iniziativa, e nel corso delle quali sono state definite le modalità della cooperazione operativa.

Tali impegni sono stati condivisi dal Consiglio europeo, svoltosi a dicembre, che ha invitato a continuare a monitorare attentamente i flussi lungo le rotte migratorie in modo da poter reagire rapidamente all'evoluzione della situazione.

Eurodac, Vis, Sis e Eurosur
La necessità di migliorare la circolazione delle informazioni (tra autorità nazionali, Stati membri, agenzie dell’Ue, delegazioni Ue nei paesi terzi) era del resto già stata evidenziata nell’agenda europea sulla migrazione di maggio e successivamente ribadita e sviluppata in altri documenti adottati dalla Commissione europea negli ultimi mesi, con riferimento in particolare al contrasto del traffico di migranti (anche per favorire l’individuazione delle reti di trafficanti), nonché al rafforzamento della cooperazione con i paesi terzi.

Vanno in particolare menzionati il Piano d'azione dell'Ue contro il traffico di migranti per il periodo 2015-2020 (pubblicato a maggio), che dedica un intero capito a tali aspetti, e il manuale sul rimpatrio (presentato a settembre).

In realtà il tema è oggetto di attenzione da parte dell’Ue da tempo. Nel contesto dello spazio di libertà, sicurezza e giustizia sono stati predisposti negli anni, infatti, numerosi strumenti giuridici e iniziative per la raccolta, la conservazione e lo scambio di dati tra autorità, anche nel settore della migrazione, sulla cui base sono poi state istituite banche dati e reti informatiche.

Tra questi, vanno ricordati tre sistemi informativi su larga scala relativi agli ingressi di cittadini di paesi terzi: Eurodac, Vis (sistema di informazione visti), Sis (sistema d’informazione Schengen) e il più recente sistema europeo di sorveglianza delle frontiere (Eurosur). In aggiunta, sono state attuate anche forme di cooperazione bilaterale o multilaterale che includono la circolazione di informazioni tra autorità.

Dispositivi integrati dell'Ue per la risposta politica alle crisi
Che dire allora della più recente iniziativa? Essa va ricondotta anche entro un quadro di gestione “straordinaria” dei flussi migratori. Cinque giorni dopo il vertice di Bruxelles, la Presidenza lussemburghese ha infatti attivato per la prima volta i dispositivi integrati dell'Ue per la risposta politica alle crisi (Ipcr), in modalità "condivisione delle informazioni", con l’obiettivo di seguire l’evoluzione dei flussi migratori, sostenere il processo decisionale e migliorare l'attuazione delle misure concordate.

In tale ambito, gli Stati membri e le istituzioni dell’Ue, nonché le agenzie competenti, sono stati invitati a scambiarsi costantemente informazioni aggiornate sulla situazione sul terreno attraverso una piattaforma web comune.

La Commissione e il Servizio Esterno per l’Azione Europea dovranno fornire regolarmente analisi integrate delle informa-zioni ricevute per agevolare il processo decisionale comune e la risposta coordinata alle crisi tra gli Stati membri.

Si tratta di un meccanismo relativamente recente, approvato dal Consiglio nel giugno 2013 dopo un processo di revisione biennale che ha sostituito i precedenti Crisis Coordination Arrangements (Cca), ed inteso a consentire una risposta coordinata dell’Ue ai massimi livelli politici.

Italia assente dal club
Sebbene l’Ipcr si caratterizzi come un meccanismo flessibile e adattabile alle specifiche esigenze, ci si può domandare perché l’iniziativa sui Balcani occidentali sia stata promossa e continui a svilupparsi solo tra alcuni Stati membri. L'Italia non ha infatti preso parte al vertice di ottobre.

Seppure il coinvolgimento di un numero minore di attori possa rendere più agevole un processo, questa scelta sembra rimarcare l’esistenza di visioni e interessi diversi, tali da far propendere per “cabine di regia” più ristrette.

Ad ogni modo, l’entità dei flussi migratori ha messo in luce la necessità di un maggior coordinamento nella gestione delle informazioni, per cui gli ordinari mezzi di scambio non sono apparsi sufficienti ed adeguati.

Rappresenta certamente un buon test per il nuovo meccanismo, di cui occorrerà seguire gli sviluppi operativi e le implicazioni politiche, nonché l’effettiva capacità di contribuire alla gestione di situazioni di emergenza.

Alessia Di Pascale è ricercatrice all’Università degli Studi di Milano.
 
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