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Scandinavia
Finlandia, la Grecia del nord?
Gianfranco Nitti
12/01/2016

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L’europea più lenta a crescere. Secondo una recente analisi previsionale da parte della Banca di Finlandia, nel 2016 Helsinki crescerà dello 0,7 %. Secondo la banca centrale, la competitività dei costi è la chiave di volta per rianimare le esportazioni, ma la crescita economica globale non sembra idonea a fornire una seria e sostenuta spinta per le industrie esportatrici finniche.

La politica del quantitative easing della Banca centrale europea, Bce, potrebbe coinvolgere la Finlandia, con un leggero incremento in investimenti di capitale nel corso del 2016 e portando la crescita del 2017 a un punto percentuale.

Fallimento del contratto sociale finlandese
La banca ha inoltre, espresso sostegno alle misure di austerità previste dal governo e alle riforme dei servizi sociali e sanitari.

"Al fine di invertire la tendenza alla crescita del debito pubblico, dovranno essere fatti, su un ampio fronte, tagli di spesa" afferma il governatore della banca Erkki Liikanen in un comunicato. "Se non si adottano misure di risanamento, coloro che ora sono giovani dovranno non solo pagare la maggior parte delle pensioni e dei servizi sanitari e di assistenza dei baby-boomers, ma anche sanare i debiti delle precedenti generazioni".

A sua volta, la banca Nordea prevede che l'economia finlandese crescerà ancor meno nel 2016, di un magro 0,5%, e solo dello 0,7 % nel 2017. Secondo questa banca, la curva di crescita della Finlandia è diversa, in senso negativo, da quella di molte altre economie occidentali.

Gli analisti di Nordea affermano che il fallimento del cosiddetto 'contratto sociale', tentato dal governo di centro-destra finlandese per ridurre il costo del lavoro, potrebbe avere un effetto negativo sulla crescita del Paese nel caso in cui un'ondata di scioperi derivanti dal deterioramento delle relazioni industriali ne scaturisse.

"Le importazioni non cresceranno a causa del nostro problema di competitività e degli aspetti strutturali nelle industrie di esportazione. Anche i consumi rimarranno deboli", ha detto l'economista di Nordea, Pasi Sorjunen. A meno che il Paese attui riforme strutturali che promuovano la crescita, le divergenze tra la Finlandia e il resto dell'Occidente permarranno.

Futuro non raggiante
Il Ministero delle Finanze osserva una crescita economica complessiva per l’anno appena conclusosi di solo 0,2%, con una previsione per il 2016 di un 1,2-4%. Le prospettive per il 2017 non sono migliori, visto che l’attività economica è trainata principalmente dalla domanda interna piuttosto che dal commercio estero.

Tuttavia il debito delle famiglie continuerà ad aumentare mentre le prospettive di risparmio continueranno a ridursi. La disoccupazione, che nel 2016 dovrebbe raggiungere il 9,4 %, dovrebbe iniziare a rallentare nel 2017.

Peraltro, l’ultimo dato su base mensile del novembre 2015 indica che il tasso si attestava all’ 8,2%. L'inflazione, il prossimo anno, si attesterebbe a poco meno dell’ 1% d’incremento, risalendo leggermente dalle pressioni deflazionistiche di quest'anno, che hanno visto i prezzi scendere. Il rapporto debito pubblico-Pil è anch'esso destinato a salire al 66,6 % nel 2017, contro una stima del 64,9 % nel 2016.

Tasso di disoccupazione e tendenza dello stesso tasso per 2005/2011-2015/11, fascia di età 15-74

Fonte: www.stat.fi.

Negli ultimi tempi, i media internazionali fanno apparire la Finlandia come la ‘Grecia del Nord’, in connessione alle sue difficili prestazioni economiche, mettendo queste ultime in nesso causale con l’adozione dell’euro, unico Paese scandinavo ad averlo introdotto. La buona salute economica della vicina Svezia, che è fuori da Eurolandia, viene usata a sostegno di questa tesi e alimenta una posizione anti-euro da parte di una crescente fetta dell’opinione pubblica locale.

Euro causa di tutti i mali?
Tuttavia, addossare all’euro una responsabilità che si potrebbe riferire ad un miscuglio complesso di fattori diversi, sembra abbastanza semplicistico. Non possono non essere presi in considerazione influenze esterne quali, per esempio, la cessione a Microsoft di un’industria trainante quale Nokia, ma anche l’impatto sull’interscambio commerciale Russia-Finlandia causato dalle sanzioni imposte dall’Ue nel 2014 alla Russia per quanto successo in Ucraina. Nel 2014, la Russia era infatti il terzo principale partner commerciale del Paese baltico꞉sono oltre 600 le imprese finlandesi attive in Russia e circa un centinaio quelle che vi fanno investimenti diretti.

Anche se il futuro non è raggiante, è utile ricordare che nel recente passato, il Paese ha già attraversato cicli economici negativi che hanno poi stimolato innovazione e sviluppo dinamici e la nascita di vigorose realtà industriali.

Non per niente la Finlandia, diversamente dalla Grecia e dall’Italia, raggiunge sempre i vertici delle varie classifiche internazionali riferite a settori e ambiti variegati: dalla scuola, alla competitività, all’innovazione tecnologica, al tasso di corruzione, al livello di etica civica, alla qualità della vita e dei servizi pubblici.

Gianfranco Nitti è giornalista, corrispondente di mass media finlandesi dall’Italia.
 
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