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Spagna
Adios bipartitismo
Marco Calamai
21/12/2015

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Una luna di miele giunta al termine. È quella che ha regnato dai primi anni Ottanta del Novecento in una Spagna stabilmente bipartitica dove due partiti si sono alternati al potere, i conservatori del Pp (partito popolare) e i socialisti del Psoe (partito socialista operaio spagnolo). Dopo il voto del 20 dicembre non è più così.

Psoe e Pp insieme non hanno raggiunto il 51% dei voti (il 73% nelle elezioni del 2011). Milioni di voti hanno abbandonato il Pp e il Psoe e hanno scelto i due partiti emergenti: Podemos a sinistra e Ciudadanos a destra. Come spiegare questo terremoto elettorale? E ora, come può evolvere il quadro politico spagnolo?

I socialisti puniscono la moderazione del Psoe
La crisi economica ha lacerato la società. Le ricette europee dell’austerità, applicate con dogmatico rigore dalla destra al potere, hanno provocato nuove laceranti disuguaglianze.

La disoccupazione è tuttora superiore al 20%; le storiche conquiste “socialdemocratiche” (sanità e istruzione universali) sono state pesantemente ridimensionate dai tagli della spesa sociale. Un piccolo settore sociale è uscito dalla crisi più ricco di prima, una vasta percentuale di cittadini è ora più povera e vulnerabile.

Si spiega così il voto del 20 dicembre: una parte importante del tradizionale voto socialista ha punito la “moderazione” del Psoe - che non ha saputo, o voluto, opporsi alle ricette della destra – e ha premiatola “intransigenza” di Podemos.

La diffusa corruzione ha alimentato un “clima anticasta” nei riguardi di entrambi i partiti e non solo dei popolari al governo. Le accuse dei socialisti ai popolari sono state rimandate al mittente. “Non avete niente da rimproverarci: anche voi socialisti avete i vostri peccati e lo sanno tutti”.

I giovani, i più colpiti dalla crisi, hanno così deciso di punire Pp e Psoe votando Podemos e Ciudadanos. Il rifiuto delle tante ingiustizie sociali si è sposato con una nuova domanda di pulizia e trasparenza. Populismo anche in Spagna?

Si tratta in ogni caso di una protesta molto diversa da quella francese e italiana. Ci sono una nuova Spagna di destra (Ciudadanos) e una nuova Spagna di sinistra (Podemos) che si confrontano al di là della pesante crisi di consenso che segna la vicenda dei due partiti storici. Questi ultimi sono ora chiamati, se intendono sopravvivere, a un profondo rinnovamento interno.

Fare un governo all’epoca di Podemos e Ciudadanos
Sulla carta ci sono diverse ipotesi di governo, tutte difficili se non impossibili.

La prima è quella di un governo di coalizione. Il Pp potrebbe allearsi con il Psoe (e forse anche con Ciudadanos) per dare vita ad una “grande coalizione” alla tedesca. Già, ma per fare cosa? Quali misure economiche e sociali? Quali provvedimenti contro la corruzione? Quale posizione nei riguardi del complesso quadro politico della Catalogna (dove Podemos è ora il primo partito). E finalmente: chi sarà il nuovo Primo ministro? Queste domande pesano soprattutto sui socialisti.

Altra alternativa è quella di un governo Pp di minoranza che sta in piedi grazie all’astensione dei socialisti. Formula meno “compromettente”, ma pur sempre difficile per il Psoe. Anche qui non si sfugge al problema della leadership governativa.

Come nella prima ipotesi i socialisti dovrebbero dare un corposo segnale di discontinuità senza il quale non si giustificherebbe di fronte agli elettori la scelta di sostenere un governo a egemonia Pp.

Sorge un nuovo quesito, la destra spagnola è in grado di aprirsi a una revisione profonda degli obiettivi di governo e a un ricambio del gruppo dirigente senza i quali non sarebbe credibile il sostegno socialista? E poi: il Psoe non rischia un ulteriore logoramento da parte di Podemos?

Infine c’è l’ipotesi di un governo di sinistra. Implicherebbe un accordo tra il Psoe e Podemos aperto ai partiti nazionalisti basco e catalano senza i quali non ci sono i numeri necessari in Parlamento. Sarebbe la formula alternativa ad un centrodestra comunque dominato dal Pp. Ma con i suoi problemi difficili da risolvere.

In particolare come affrontare la questione catalana. Qui Podemos ha fatto una proposta che è stata premiata dagli elettori facendo di questo nuovo partito la prima forza politica in Catalogna: indire un referendum sull’indipendenzacosì com’è avvenuto in Scozia. Questa è però una ipotesi accettabile per il Psoe, partito storicamente centralista e anticatalanista che rischia una grave crisi interna se decidesse di accettare la proposta di referendum di Podemos?

Elezioni anticipate
Comunque s’intenda giudicare l’attuale situazione spagnola appare chiaro che il partito più esposto ad una crisi radicale sia proprio il Psoe, appartenente a una famiglia della sinistra europea che non sembra in grado di rispondere con proposte adeguate alle sfide della cosiddetta globalizzazione. Il che rende molto difficile una scelta convincente di governo sia con il Pp, sia con Podemos.

È quindi possibile una quarta ipotesi, alternativa alle possibili alleanze di cui sopra. E cioè le elezioni anticipate, che diventerebbero inevitabili dopo il fallimento di una lunga serie di trattative tra le diverse forze politiche.

Marco Calamai è giornalista e scrittore.
 
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