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Energia
Se la luna di miele tra Ankara e Mosca finisce
Nicolò Sartori
25/11/2015

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L’abbattimento del Sukhoi-24 russo da parte dell’aeronautica turca non rappresenta soltanto un’aggravante della complessa partita geopolitica nella regione e una sfida all’unità della Nato.

Quanto accaduto potrebbe avere un forte impatto anche sull’architettura energetica regionale, basata su un crescente ruolo della Turchia come hub del gas, anche in virtù della partnership strategica promossa dal Cremlino nel tentativo di uscire dall’impasse con l’Unione europea, Ue, per via della questione ucraina.

Interdipendenza energetica tra Turchia e Russia
Le relazioni energetiche tra Turchia e Russia sono caratterizzate da forti livelli di interdipendenza. La Turchia è diventata il secondo mercato di destinazione per il gas russo al di fuori dello spazio ex-sovietico, alle spalle della Germania e prima dell’Italia. Si tratta di un volume pari a quello di tutto il mercato dell’Europa centro-orientale e dei Balcani.

Le forniture alla Turchia rappresentano ad oggi circa il 19% di tutto l’export di Gazprom verso il vecchio continente, una quota potenzialmente destinata ad aumentare alla luce della crescita economica di Ankara.

Al contempo, la Turchia dipende in modo sostanziale da Mosca per i suoi approvvigionamenti energetici. I 27 miliardi di metri cubi annui, Bcm, importati forniti dalla Russia rappresentano il 56% dei consumi totali di gas di Ankara.

Questi volumi raggiungono il mercato turco grazie alla Trans-Balkan pipeline - che attraversa Ucraina, Moldova, Romania e Bulgaria con capacità massima di 14Bcm - e tramite il gasdotto sottomarino Blue Stream (capacità massima di 16 Bcm) che dal 2003 collega direttamente la Russia alla Turchia, passando dai fondali del Mar Nero.

Turkish Stream
Proprio sui fondali del Mar Nero si dovrebbe - o forse, si sarebbe dovuta - rafforzare la cooperazione energetica tra Mosca e Ankara. Esattamente un anno fa infatti, per far fronte alle problematiche legate al transito di gas attraverso l’Ucraina e per aggirare i paletti legali dell’Ue per la realizzazione del gasdotto South Stream, il presidente russo Vladimir Putin ha rilanciato la partnership strategica con la Turchia nel settore del gas.

Cuore dell’iniziativa del Cremlino è la realizzazione di una nuova grande condotta per collegare le coste russe a quelle della Turchia europea - il progetto Turkish Stream - e la possibile espansione del gasdotto Blue Stream.

Secondo i piani iniziali di Putin, il progetto Turkish Stream avrebbe dovuto garantire una capacità totale di trasporto di 63Bcm, 16 destinati ai consumi turchi e 47 destinati ai mercati europei.

Da un lato, infatti, il gasdotto avrebbe rafforzato la posizione di Gazprom in un mercato del gas in chiara espansione come quello turco. Dall’altro, Turkish Stream avrebbe permesso a Mosca di raggiungere altri mercati (Italia, Balcani ed Europa centro-orientale) senza dover sottostare ai ricatti di Kiev e ai veti regolatori di Bruxelles.

La lune di miele energetica annunciata da Putin, avrebbe pertanto trasformato la Turchia nell’hub del gas russo, permettendo al contempo a Mosca la potenziale capacità di diversificare le sue esportazioni verso l’Ue alla luce della crisi con Kiev.

Conseguenze dell’abbattimento del Sukhoi-24
Tuttavia, alla luce dell’incidente di ieri - i cui effetti, come annunciato da Putin, potranno essere tragici - il futuro delle relazioni energetiche tra i due paesi rischia di compromettersi. In realtà, qualcosa nei rapporti tra Mosca e Ankara sembra essersi incrinato da tempo.

Nonostante la possibilità di porsi come broker delle relazioni tra Russia ed Ue, con possibili vantaggi in termini politici ed economici, il governo turco si è mostrato sempre più titubante nei confronti della cooperazione energetica con Gazprom. Non a caso, negli ultimi mesi, quest’ultima ha intensificato i rapporti energetici con la Germania, sanciti dall’accordo su Nord Stream 2.

Tuttavia, l’espansione del gasdotto baltico, pur ridimensionando il ruolo di hub della Turchia, non avrebbe inficiato completamente la partnership energetica con Mosca, intenzionata a proseguire nella realizzazione di una versione ridotta - destinata solo al mercato turco - di Turkish Stream.

A questo punto si può effettivamente pensare che l’azione turca porti non solo al definitivo congelamento di Turkish Stream - a vantaggio della Germania che vedrebbe la strada spianata per il suo Nord Stream-2 - ma anche un chiaro ridimensionamento del ruolo della Turchia nelle strategie del Cremlino.

Nonostante questo, appare ancora difficile pensare che la Russia - le cui casse sono già in seria difficoltà a causa del crollo del prezzo greggio, delle sanzioni e della crisi rublo - possa permettersi di bloccare completamente le esportazioni e perdere a cuor leggero uno dei suoi principali mercati di esportazione.

Se ciò dovesse accadere, il Bosforo - dove, ricordiamo, transitano circa 3 milioni di barili di greggio al giorno, in buona parte russo - potrebbe davvero diventare molto più stretto.

Nicolò Sartori è responsabile di ricerca del Programma Energia dello IAI (Twitter: @_nsartori).
 
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