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Energia
Geopolitica dei gasdotti, i progetti di Gazprom
Marco Siddi
28/10/2015

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Nord Stream 2 e Turkish Stream. Sono questi i gasdotti messi in cantiere da Vladimir Putin per ridurre l’influenza dell’Ucraina sulle sue esportazioni di gas verso l’Unione europea, Ue.

Nel primo caso, si tratta dello sdoppiamento di un gasdotto già esistente, il Nord Stream, che ne espanderebbe la capacità da 55 a 110 miliardi di metri cubi l’anno. Il Turkish Stream invece trasporterebbe 63 miliardi di metri cubi annui dalla costa russa sul Mar Nero alla Turchia occidentale, e da lì si collegherebbe ai mercati europei.

Con la realizzazione dei due gasdotti, la Russia punta a sospendere completamente il transito del proprio gas in territorio ucraino entro il 2019.

Tuttavia, il progetto Nord Stream 2 dovrebbe prima ottenere l’assenso della Commissione Europea, che al momento pare poco propensa a sostenere nuovi progetti infrastrutturali che coinvolgono Gazprom. Bruxelles non vede di buon occhio nemmeno Turkish Stream; i Paesi europei dovrebbero infatti investire ingenti somme nelle infrastrutture necessarie a collegarlo ai mercati europei.

I paletti del Terzo pacchetto energia
Oltre alle questioni economiche, la legislazione europea costituisce il principale ostacolo ai progetti russi. Secondo le norme del Terzo pacchetto energia (un insieme di direttive e regolamenti adottati dalla Ue nel 2009), la produzione e la trasmissione del gas devono essere gestite da entità separate.

Nel caso specifico di Nord Stream 2, questa regola implica che Gazprom, in quanto proprietaria della produzione del gas, dovrebbe cedere il controllo della rete di trasmissione in territorio Ue.

In alternativa, la compagnia russa dovrebbe ottenere un’esenzione dal Terzo pacchetto energia, come avvenuto per la prima sezione del gasdotto Nord Stream. Considerate le tensioni tra Mosca e Bruxelles, al momento è però poco probabile che la Commissione conceda nuove esenzioni a Gazprom.

D’altra parte, nell’aprile 2014 la compagnia russa ha aperto un contenzioso con la Ue presso l’Organizzazione mondiale del commercio, nel quale sostiene che le regole del Terzo pacchetto energia danneggiano ingiustamente i suoi interessi.

Presunto monopolio di Gazprom
La disputa sul Terzo pacchetto energia si aggiunge a quella, ancora più rilevante, relativa alle presunte politiche monopolistiche di Gazprom nell’Europa centro-orientale.

Nel settembre 2012, la Commissione europea ha aperto un’indagine su una possibile violazione da parte di Gazprom degli articoli 101 e 102 del Trattato sul funzionamento dell’Ue riguardanti la concorrenza e l’abuso di posizioni dominanti nel mercato europeo.

Lo scorso aprile, il Commissario europeo, Margrethe Vestager, ha deciso di portare avanti l’indagine. In particolare, la Commissione accusa Gazprom di aver imposto clausole di destinazione negli accordi di vendita del gas coi Paesi dell’Europa centro-orientale, dove Gazprom ha una posizione dominante.

Vietando la rivendita del gas russo, tali clausole avrebbero permesso alla compagnia di imporre prezzi differenziati sui diversi mercati nazionali.

Sempre secondo la Commissione, le differenze di prezzo non sarebbero spiegate da diversi costi di trasmissione del gas, ma da una strategia di ‘divide et impera’ dei mercati attuata da Gazprom.

Dipendenza europea dal gas russo
Nei prossimi mesi, la compagnia potrebbe raggiungere un accordo con la Commissione, correggendo o eliminando le pratiche contestate. Eviterebbe così che il contenzioso prosegua per vie legali dall’esito potenzialmente negativo (con multe persino di diversi miliardi di euro). Gazprom ha le risorse per adeguare le sue strategie commerciali alle regole della Ue e al contempo continuare a esportare con buoni margini di profitto sul mercato europeo.

D’altra parte, l’Ue non può fare a meno del gas russo, quanto meno per i prossimi 15-20 anni. Per raggiungere gli obiettivi di riduzione delle emissioni di CO₂, la Ue necessita di gas a basso prezzo come fonte alternativa a combustibili fossili più inquinanti (carbone e petrolio in primis).

Allo stesso tempo, i Paesi europei dovrebbero investire le risorse disponibili nelle energie rinnovabili, il cui sviluppo permetterebbe una crescita sostenibile e la riduzione della dipendenza dalle importazioni di combustibili fossili esteri.

Questo articolo è tratto da un’analisi più ampia delle relazioni tra Ue e Russia nel settore del gas. Lo studio è qui disponibile.

Marco Siddi è ricercatore presso l'Istituto Finlandese di Affari Internazionali (FIIA) a Helsinki.
 
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