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Lady Pesc
La riflessione strategica dell'Ue sulla Strategia Globale
Nathalie Tocci
22/10/2015

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Lo scorso giugno, l’Alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza e Vice presidente della Commissione europea, Federica Mogherini, ha posto all’attenzione del Consiglio europeo il rapporto “The EU in a changing global environment. A more connected, contested and complex world”(L’Unione europea in un contesto globale in evoluzione. Un mondo maggiormente connesso, contestato e complesso).

Mogherini lancia la consultazione
Il documento è stato presentato come risposta all’invito rivolto dal Consiglio europeo, nel dicembre 2013, all’Alto Rappresentante, “di determinare l’impatto dei cambiamenti nella situazione globale e a esporre al Consiglio, nel corso del 2015, sfide e opportunità che ne derivano per l’Unione, previa consultazione con gli stati membri”.

Lo scopo di tale valutazione strategica, tuttavia, non significava meramente adempiere un mandato, ma anche preparare il terreno per una Strategia Globale dell’Ue.

Sembra ormai ovvio che i tempi siano (fin troppo) maturi per spingersi oltre la Strategia europea in materia di sicurezza del 2003. La battuta d’inizio della Strategia - “Mai l’Europa è stata così prospera, sicura e libera” - parla da sé.

Mentre la Grecia sprofonda sempre di più nella crisi, i jihadisti seminano morte ai confini e sul suolo europeo, e l’illiberalismo politico lusinga gli europei a entrambi gli estremi dello spettro politico, la battuta di esordio della Strategia collide, purtroppo, con la realtà odierna.

L’obiettivo di preparare il terreno per una nuova strategia è stato raggiunto. Il Consiglio europeo del giugno 2015 ha affermato che “l'Alto rappresentante continuerà lo sviluppo della riflessione strategica, al fine di preparare una strategia globale dell'Ue in materia di politica estera e di sicurezza, in stretta cooperazione con gli Stati membri, da sottoporre al Consiglio europeo entro giugno 2016”.

La valutazione strategica dell’Ue descrive un mondo sempre più connesso, dibattuto e complesso. Voltando pagina, quali sono le implicazioni di tale valutazione strategica per una nuova Strategia Globale dell’Ue?

Strategia Globale europea di partecipazione
Un mondo più connesso esige una Strategia Globale europea di partecipazione. Alcuni leader europei, specialmente coloro che siedono nelle cancellerie e che sono principalmente ricettivi all’elettorato domestico, potrebbero cadere in preda a tentazioni di chiusura.

Infatti, potrebbero sperare che l’innalzamento di barriere possa scoraggiare terroristi, vicini assertivi, ideologie illiberali e migranti. Tuttavia, la connettività, caratteristica della nostra epoca, suggerisce che le minacce non possano sparire chiudendosi e che le opportunità senza precedenti, che un mondo più connesso offre, possano essere colte solamente attraverso un impegno proattivo oltre i nostri confini.

Un mondo più dibattuto esige una Strategia Globale europea guidata da senso di responsabilità. I tempi in cui l’Occidente poteva dettare i termini degli accordi di pace - sullo stile del conflitto in Bosnia - sono probabilmente superati.

Le ostilità, in particolare quelle ai confini dell’Europa, non solo si sono moltiplicate, ma sono divenute più complesse. Questo fragile contesto globale richiede una strategia che segue un metodo decentralizzato, volto a coltivare il seme della pace a livello locale e regionale.

Deve trattarsi di una strategia in grado di resistere a crisi prolungate; una strategia flessibile e pragmatica; una strategia il cui punto di partenza sia il mondo così com’è e non come desideriamo che sia. Deve trattarsi di una strategia pensata in prospettiva, capace di agire a livello locale e di negoziare a livello regionale.

Alleanze e partenariati
Un mondo più complesso, in cui vecchie e nuove potenze sgomitano per esercitare la propria influenza, implica che una Strategia Globale europea debba fondarsi su solide alleanze. Deve trattarsi di una strategia fondata su partenariati interni all’Unione, con le diverse voci presenti al tavolo dell’Ue in accordo.

In un’era in cui aumentano le sfide, ma scarseggiano i mezzi per fronteggiarle, la coesione interna diviene un primario interesse europeo, oltre che un prerequisito per una politica estera efficace.

Al contempo, il relativo declino dell’Ue in un mondo più complesso evidenzia quanto sia essenziale la costruzione di solidi partenariati a livello bilaterale, regionale e internazionale. La possibilità dell’Unione di realizzare i suoi obiettivi dipende dalla sperimentazione sul campo della solidità delle sue alleanze, siano questi nel vicinato, in Africa, o più distanti ancora.

Una Strategia Globale europea deve fornire un senso di orientamento, nel complesso, in grado di guidare l’azione attraverso acque agitate, per i prossimi cinque anni all’incirca.

Deve essere in grado di avvicinarsi ai desideri e alle esigenze dei cittadini europei, che risentono, come mai prima d’ora, le conseguenze delle decisioni e dinamiche della politica estera. Deve inoltre essere in grado di individuare il valore aggiunto dell’Ue in politica estera e di sicurezza.

Presumibilmente, tale valore aggiunto esiste per questioni ritenute importanti, benché in misura differente, da tutti gli Stati Membri. Questioni sulle quali, gli stati membri, non possono raggiungere da soli gli obiettivi prefissati, sulle quali l’Ue può dare un potenziale contributo e nessun altro assumerà con tutta probabilità la responsabilità di portare a termine il lavoro per noi.

Una rapida ricognizione mentale del planisfero suggerisce che gran parte degli obiettivi della strategia globale europea giace verosimilmente nelle regioni adiacenti, ampiamente distinguibili nel continente euroasiatico e africano. Senz’alcun dubbio, potrebbero però esistere obiettivi specifici in cui il valore aggiunto dell’Ue può esprimersi ancor più lontano.

Un primo passo importante, nel percorso di riflessione strategica dell’Ue, è stato fatto, spianando la strada a un mandato sulla Strategia Globale europea. Quest’ultima rappresenterà un rompicapo sul piano della creazione di consenso interno, assunzione di decisioni difficili e indicazioni non solo su ciò che desideriamo sia fatto, ma anche su come intendiamo farlo.

Il compito imminente è notevole ma Federica Mogherini è determinata a mettercela tutta.

Nathalie Tocci è vicedirettore dello IAI. Traduzione di Maria Elena Sandalli.
 
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