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Energia
Ue dipendente da gas russo e crisi ucraina
Marco Siddi
13/10/2015

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Almeno fino al 2030. La Russia è destinata a rimanere un importante importatore di gas verso l’Unione europea, Ue. Non solo grazie alla competitività del suo metano, ma anche perché l’Ue è ancora destinata a dipendere dalle forniture di gas esterno.

Nell’ultimo decennio, la quota di gas russo nelle importazioni europee di metano è oscillata tra il 30% e il 45% del totale e l’Oxford Institute for Energy Studies ha calcolato che nei prossimi 15 anni i Paesi Ue avranno bisogno di importare almeno 100 miliardi di metri cubi di gas russo all’anno. Secondo alcuni scenari, il fabbisogno europeo potrebbe essere persino doppio.

Storia di una dipendenza
Paesi come Germania, Francia, Italia e Austria importano gas russo da più di 40 anni. I primi contratti furono firmati tra la fine degli anni ’60 e i primi anni ’70 con l’Unione Sovietica e, nonostante le tensioni della Guerra Fredda, le importazioni di gas sovietico crebbero notevolmente nei due decenni successivi.

Tra gli anni ’90 e oggi, la Russia post-comunista ha costruito nuovi gasdotti verso la Ue: alla rete che transita in Ucraina (risalente al periodo sovietico) si sono aggiunti i gasdotti Yamal (attraverso Bielorussia e Polonia) e Nord Stream (che raggiunge la Germania attraverso il Mar Baltico).

Le esportazioni di gas rappresentano circa il 14% del valore delle esportazioni complessive della Russia e sono destinate soprattutto al mercato europeo. Rispetto alle esportazioni di petrolio e prodotti derivati, che costituiscono oltre il 50% del valore dell’export russo, quelle del gas hanno dunque un ruolo meno rilevante.

Il valore strategico del gas deriva soprattutto dall’assenza di un mercato internazionale ben integrato – che, al contrario, esiste per il petrolio. A causa delle caratteristiche intrinseche del gas, che ne rendono il trasporto più complesso o costoso, l’Ue si trova a dipendere prevalentemente da forniture tramite gasdotto da Paesi vicini: Russia, Norvegia e (in misura minore) Algeria. A questi si aggiunge il Qatar, che si sta specializzando nelle esportazioni di gas naturale liquido.

Ucraina, crocevia del gas russo
Il gas russo è stato al centro di contese politiche in particolare dopo la Rivoluzione Arancione del 2004, quando l’Ucraina adottò una politica estera filoeuropea e filoatlantista.

Al contempo, l’economia del Paese continuava a dipendere enormemente dalle importazioni di gas russo. La Russia, considerando l’Ucraina parte della sua sfera di interesse strategico, cominciò a utilizzare il gas come strumento di leva politica, aumentandone il prezzo e cancellando gli sconti di cui Kiev beneficiava, eredità del periodo sovietico.

La disputa tra Mosca e Kiev sui prezzi del gas si acuì nel 2006 e soprattutto nel 2009, quando la Russia sospese le forniture di gas all’Ucraina per alcune settimane, con gravi conseguenze anche per i flussi di gas in transito verso l’Europa.

Dopo l’annessione russa della Crimea, la questione del transito del gas russo in Ucraina è tornata attuale. Benché il ruolo di Kiev come paese di transito sia stato in parte ridimensionato dall’apertura del gasdotto Nord Stream (la quota delle esportazioni di gas russo verso la Ue che vi transitano è calata dall’80% al 40% circa del totale), un’interruzione dei flussi avrebbe comunque gravi conseguenze nel medio termine, soprattutto per i Paesi dell’Europa orientale e sudorientale.

Per questo la scorsa estate l'Ue è intervenuta in una nuova contesa russo-ucraina sul prezzo del gas, mediando tra le parti e permettendo il raggiungimento di un accordo.

L’Ue media sul prezzo del gas russo a Kiev
Tale accordo è però terminato a luglio e, durante l’estate, l’Ue si è trovata nuovamente a dover mediare tra le parti. Le trattative sono state difficili, ma a fine settembre Kiev e Mosca si sono messe d’accordo: l’Ucraina pagherà il gas russo 227 dollari per mille metri cubi, uno sconto di circa 20 dollari rispetto al prezzo inizialmente offerto da Mosca.

L’Ue si è impegnata a mettere a disposizione - insieme al Fondo Monetario Internazionale e alla Banca Mondiale - 500 milioni di euro entro fine anno per garantire i pagamenti di Kiev.

L’accordo va incontro agli interessi strategici di entrambe le parti: alla Russia interessa garantire che i flussi di gas in transito verso l’Europa non vengano disturbati, mentre l’Ucraina vuole confermarsi come Paese di transito affidabile e necessita urgentemente del gas russo.

Mosca aveva infatti sospeso le forniture di metano all’Ucraina a luglio, e il gas che Kiev ha ricevuto finora dall’Ue non sarebbe sufficiente per affrontare l’inverno.

Questo articolo è tratto da un’analisi più ampia delle relazioni tra Ue e Russia nel settore del gas. Lo studio è qui disponibile.

Marco Siddi è ricercatore presso l'Istituto Finlandese di Affari Internazionali (FIIA) a Helsinki.
 
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