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Medio Oriente
Il fattore Hiftar sulla crisi libica
Roberto Aliboni
07/10/2015

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In Libia il generale Khalifa Hiftar ha fatto fermare due volte il premier Abdallaal-Thinni all’aeroporto di Labraq (Beida) costringendolo a scendere dall’aereo e impedendogli di partire. Non si sa perché. Non è la prima volta che il capo del governo di Tobruk subisce le costrizioni del comandante supremo della Forza Nazionale Libica.

All’inizio di febbraio di quest’anno, mentre il negoziatore Onu Bernardino Léon conduceva a Ginevra i colloqui che avrebbero fatto emergere l’ala moderata di Misurata, Hiftar impedì ad al-Thinni di recarsi a Bengasi per una sua visita ufficiale alla popolazione, con la scusa che non era stato autorizzato dal capo delle Forze Armate, che in Libia non è il capo del governo bensì il presidente della Camera.

Questo dà un’idea di quale ipoteca sovrasta la possibile evoluzione di una soluzione politica nel paese ora che Léon è uscito di scena.

L’accordo raggiunto da Léon
Come è stato detto in un precedente articolo, Léon è uscito lasciando alle parti un bozza di accordo: i rappresentanti dovrebbero riunirsi e intendersi su chi concretamente deve ricoprire le massime cariche esecutive del Governo di Concordia Nazionale.

Una volta accordatisi, dovrebbero votare o respingere il testo. I tempi sono stretti perché la Camera dei Rappresentanti scade alla fine di ottobre. Ciò che più rileva, tuttavia, è che, anche laddove si trovasse un consenso sui nomi, non c’è intesa da parte dei rappresentanti di Tripoli su aspetti fondamentali della bozza come il ruolo del “Senato” e, soprattutto, su Hiftar, in odio non solo a Tripoli ma anche fra molti dei rappresentanti di Tobruk.

Visti i comportamenti non precisamente costituzionali di Hiftar in Cirenaica e al tempo stesso il suo furioso sforzo in corso di sgombrare gli islamisti da Bengasi per sbandierare la vittoria militare sotto il naso degli islamisti di Tripoli (e vanificare quindi ogni possibilità di intesa politica) il dissenso su Hiftar non è un ostacolo secondario. Il rischio è che la situazione trascenda e invece che alla vigilia di un accordo ci si potrebbe trovare in un rinnovato contesto di aspro scontro.

Autorevoli commenti (Frederic Wherey sul New York Times e Karim Mezran su Atlantic Council) accennano a Hiftar come il possibile ritorno di un altro “Gheddafi”, in sostanza di un altro uomo forte.

Se ciò accadesse, sarebbe in Cirenaica. Ha ragione Mezran a evocare a questo proposito l’attuazione del lungamente paventato scenario di una partizione della Libia: almeno in una prima fase, non potrebbe essere l’uomo forte dell’intera Libia ma della Cirenaica sì - dove del resto ha molti alleati - e come tale riceverebbe subito l’appoggio del presidente egiziano Abdel Fattah al-Sisi.

In realtà, la diplomazia egiziana di recente si è messa a sostenere l’accordo proposto da Léon. Tuttavia, di fronte a un pronunciamento di Hiftar in Cirenaica non sarebbe certo il Cairo a preoccuparsene, data la sua posizione generale circa gli islamisti e la rilevanza che ha la Cirenaica per la sicurezza dell’Egitto.

Se la Russia intervenisse in Libia
Mezran evoca anche la possibilità di un intervento russo a favore di Hiftar e contro Isis e islamisti. Le affinità e le motivazioni non mancano di certo. Si può ritenere che i russi sono adesso impegnatissimi in Siria (oltre che in Ucraina), ma in fondo basterebbe loro di inviare pochi uomini e qualche aereo per mettere anche sulla Libia il loro cappello.

Si può anche obiettare che un tale allargamento dell’impegno russo nel mondo arabo comprometterebbe i difficili ma insistenti tentativi che la diplomazia di Putin sta compiendo per allargare le relazioni russe nella regione anche ai sunniti.

Hiftar, ostacolo alla pacificazione
Le implicazioni regionali e internazionali di Hiftar come “rais” della Libia sarebbero comunque forti. Uno dei motivi per cui la mediazione di Léon non ha ottenuto un successo più saldo sta nel fatto che i paesi occidentali hanno appoggiato la mediazione Onu, ma non hanno fatto nulla per togliere di mezzo un fattore, come Hiftar, che ha costituito sulla strada di quella mediazione e continua a costituire oggi un ostacolo di prima grandezza versola pacificazione della Libia.

Quello che gli occidentali non hanno fatto finora, c’è forse modo di farlo adesso, perché la catena di sviluppi immaginata da Mezran (la presa del potere assoluto in Cirenaica, il ritorno di fiamma della guerra civile in Libia, e un possibile intervento dei russi) può apparire così poco plausibile in realtà, ma non è così improbabile.

Se questi sviluppi si verificassero, non sarebbe molto positivo per l’Occidente, che con gli eventi in Siria dopo l’intervento russo appare molto smarrito e non sa che pesci pigliare.

Meglio rendere in qualche modo innocuo Hiftar perché, anche al di là dei possibili sviluppi di cui abbiamo appena parlato, è gran tempo che lo si doveva fare e farlo ora sarebbe particolarmente utile.

Roberto Aliboni è consigliere scientifico dello IAI.
 
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