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Il pendolo polacco
Oscillazioni pericolose tra europeismo e nazionalismo
Daniele Fattibene
27/05/2015

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La settimana è cominciata decisamente male per l’Unione europea (Ue). Dopo l’affermazione di Podemos alle elezioni amministrative in Spagna e il braccio di ferro sempre più serrato con Atene, brutte notizie giungono anche dal fronte centro-orientale.

Le elezioni presidenziali polacche hanno registrato infatti la vittoria di Andrzej Duda, esponente del partito della destra ultra-nazionalista Diritto e Giustizia (Prawo i Sprawiedliwość - PiS) che ha ottenuto il 51,55 per cento dei voti contro il 48,45 per cento del presidente uscente Bronislaw Komorowski, sostenuto dal partito di governo Piattaforma Civica (Platforma Obywatelska - PO).

La vittoria del PiS potrebbe comportare delle ripercussioni tanto sul piano interno che esterno. Da un lato, c’è il rischio che la sua elezione possa favorire l’affermazione del PiS nelle (ben più decisive) elezioni parlamentari che si terranno in autunno. Dall’altro lato, un ritorno degli ultra-nazionalisti potrebbe avere delle implicazioni sull’agenda europea del paese.

Rischio di “Orbanizacja”?
L’elezione di Duda ha colto di sorpresa numerosi analisti ed osservatori. La rielezione di Komorowski era infatti data per scontata. La Polonia continua ad essere una delle economie più dinamiche all’interno dell’Ue con un Pil che dovrebbe crescere di oltre il 3% anche nel 2015.

Come si spiega allora la vittoria di Duda? Occorre sottolineare che la tornata elettorale ha mostrato la classica divisione est-ovest, con il PiS a prevalere nelle regioni povere e rurali orientali e il PO del premier EwaKopacz in quelle più ricche a Occidente.

A favore del neo-presidente hanno giocato non solo l’età (Duda ha 43 anni ed è il primo presidente che non ha partecipato alle lotte di Solidarność degli Anni 80), ma soprattutto un programma populista, basato sulla riduzione dell’età pensionabile, il taglio delle tasse per le piccole e medie imprese e sulla “Repolonizacja” di banche e media, sulla falsariga di quanto fatto da Viktor Orban in Ungheria. Emblematica in tal senso l’affermazione del leader del PiS Kaczyński che ha detto “portiamo Budapest a Varsavia”.

Ripercussioni sul piano europeo
Il revanscismo populista e nazionalista di Duda potrebbe portare nel lungo termine a un cambio di rotta nella politica estera del Paese. Il rischio più grande è che un futuro governo a maggioranza PiS possa spingere la Polonia a voltare le spalle all’Ue.

Mentre il PO di Donald Tusk ha fatto del multilateralismo europeo e della relazione strategica con Berlino e Parigi i cardini della sua politica estera, il PiS di Kaczyński privilegia i rapporti con gli Stati Uniti in ottica non solo anti-russa, ma anche euro-scettica.

In quest’ottica, un ritorno del nazionalismo in Polonia potrebbe ad esempio vanificare i tentativi di creare un’Unione energetica, visto che Duda ha escluso ogni politica di de-carbonizzazione del paese - una delle priorità dell’Energy Union Package pubblicato lo scorso febbraio su iniziativa forte dello stesso Tusk.

L’Ue potrebbe poi perdere il sostegno di un attore geopolitico e militare fondamentale nell’Europa centro-orientale, con conseguenze potenzialmente pericolose nell’ottica delle relazioni con la Federazione russa.

Un ritorno della russofobia isterica che aveva contraddistinto la presidenza Kaczyński non solo renderebbe difficile mantenere un dialogo costruttivo con il Cremlino, ma potrebbe addirittura aumentare il rischio di un confronto militare con Mosca.

Rischio di un nuovo isolamento
Forse è ancora troppo presto per lanciare allarmismi. Per il momento non ci saranno grossi cambiamenti nella politica interna ed estera polacche. Il presidente della Repubblica svolge un ruolo di rappresentanza e non può mettere il veto a provvedimenti di natura economica e fiscale.

Ciò che preoccupa maggiormente è però l’impatto che questo voto può avere nelle elezioni parlamentari previste in autunno. Nella migliore delle ipotesi, si profila l’emergere del fenomeno della cosiddetta “anatra zoppa”, con un presidente del PiS e un premier espressione del PO.

Non è però da escludere che l’elezione di Duda dia un’ulteriore spinta al PiS di Kaczyński. Il pericolo che il Paese scivoli di nuovo in un nazionalismo esasperato è quindi assai concreto. Ciò potrebbe minare seriamente l’immagine della Polonia nell’Ue.

Negli ultimi anni il Paese ha investito molto per ricostruire la sua credibilità presso le varie capitali europee. La politica europeista di Varsavia ha prodotto diversi successi, dal mantenimento dell’interesse verso i paesi del Partenariato orientale, al fervente sostegno verso le sanzioni contro Mosca, fino alla nomina di Donald Tusk a presidente del Consiglio europeo. Un ritorno dei fantasmi del passato è un rischio che il Paese non può assolutamente correre.

Daniele Fattibene è Assistente alla ricerca presso il programma Sicurezza e Difesa dello IAI.
 
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