affarinternazionali

Unione dell’Energia
Le politiche energetiche di Francia e Italia
Jean-Pierre Darnis, Nicolò Sartori
10/05/2015

  più piccolo più grande
Dopo le tensioni emerse durante il processo di liberalizzazione del mercato energetico promosso in ambito europeo, le relazioni tra Francia e Italia sembrano oggi rasserenate, con elementi distinti ma anche ambiti di convergenza.

Da un lato la forte complementarità e interdipendenza dei due sistemi energetici nazionali, testimoniata dagli scambi transfrontalieri di elettricità, che contribuiscono a un terzo delle importazioni totali dell’Italia.

Dall’altro, l’affacciarsi sullo scacchiere internazionale, e in particolare nell’area del Mediterraneo e nel continente africano, con scenari sia di competizione che di azione congiunta. Il tutto, in un contesto di progressiva integrazione delle politiche energetiche europee, reso ancor più attuale dal lancio dell’Unione energetica da parte della Commissione Juncker.

Di questo si discuterà il prossimo 13 maggio in un seminario organizzato dallo IAI a Roma nell’ambito del Forum Strategico Francia-Italia).

Una storia comune
La storia dei settori energetici di Francia e Italia nel secondo dopo guerra presenta numerose similitudini.

La prima è la presenza di un monopolista pubblico per la generazione e distribuzione di elettricità (Edf, creata nel 1945, ed Enel nel 1962) e di altre società a controllo statale nel settore petrolifero (Cfp poi Total nata nel 1924 ed Eni nel 1953) e del gas naturale (Gdf creata nel 1946 e la stessa Eni), che hanno garantito ad entrambi i paesi una forte politica pubblica di pianificazione e direzione in ambito energetico.

Negli anni ‘90, i processi di privatizzazione e liberalizzazione dei mercati energetici avviati in ambito europeo hanno provocato una rottura di tale parallelismo. Infatti, se dopo la crisi politica del 1992 l’Italia ha giocato la carta di una veloce liberalizzazione del mercato energetico per recuperare margini di competitività, in Francia si osservano dinamiche opposte, con Parigi impegnata a frenare l’applicazione delle direttive europee e la trasformazione del suo mercato interno al fine di tutelare l’azione pubblica in ambito energetico.

L’interazione tra forze liberalizzatrici e tutela dei rispettivi “campioni nazionali” ha generato tensioni tra Parigi e Roma, come nel 2001 quando il governo Amato ha bloccato l’acquisto di quote Montedison da parte di Edf, o quando quello francese ha bloccato l’Opa di Enel su Suez nel 2006, un’operazione che di fatto ha spinto alla creazione di Gdf-Suez, oggi Engie.

La scelta italiana di riprendere la via nucleare e la cooperazione avviata da Enel ed Edf hanno contribuito a eliminare progressivamente la conflittualità delle relazioni franco-italiane.

Diversità dei mercati
Francia e Italia sono Paesi estremamente differenti dal punto di vista del mercato energetico. Il nucleare è tradizionalmente al centro del mix energetico francese, contribuendo per il 45% dei consumi energetici nazionali e per tre-quarti della generazione elettrica totale.

Grazie ai prezzi relativamente bassi garantiti dal nucleare, la Francia è il primo esportatore europeo di elettricità con un saldo netto di oltre 65 Terawatt/ora nel 2014.

Quello italiano è tra i principali mercati di destinazione dell’elettricità francese. Nonostante lo scorso anno i consumi di energia elettrica in Italia siano calati del 3% rispetto al 2013 e la capacità di generazione termoelettrica nazionale stia attraversando una critica fase di stallo, nel 2014 il saldo nazionale fra import ed export con la Francia ha registrato un aumento del 28%.

In sostanza, l’Italia consuma e produce meno elettricità in termini assoluti, ma ne importa di più in termini relativi dal vicino d’oltralpe.

L’elettricità francese rappresenta un terzo delle importazioni totali, pari a circa il 5% dei consumi nazionali, ed è un elemento chiave per la politica italiana di transizione energetica.

Le esportazioni francesi bilanciano l’intermittenza delle fonti rinnovabili sulle quali si basa sempre di più il mix energetico dell’Italia: idroelettrico, solare, eolico e geotermico, infatti, assicurano il 33% dei consumi elettrici nazionali, ben oltre il 19% registrato lo scorso anno in Francia.

Le poste in gioco
Il contributo del termoelettrico nei mix energetici nazionali rappresenta l’altra grande differenza tra i modelli adottati dai due paesi.

In Italia i combustibili fossili - gas naturale in primis - garantiscono oltre il 50% della generazione elettrica, contro meno dell’8% nel caso francese.

La forte dipendenza italiana dall’importazione di idrocarburi e l’ambizione di diventare un hub energetico per l’Europa meridionale impone all’Italia un’attenta strategia di diversificazione degli approvvigionamenti, elemento che incrocia la proiezione francese in aree geografiche chiave, prime fra tutte il Mediterraneo e l’Africa sub-sahariana.

La sensibilità della percezione italiana in merito si riscontra nei commenti negativi suscitati dall’interventismo francese in Libia nel 2011, il quale ha alimentato forti (sebbene ingiustificate) speculazioni sulla volontà di Parigi di approfittare della caduta del regime di Gheddafi per guadagnare posizioni nel settore energetico libico.

C’è da evidenziare che l’Italia ha approfittato del semestre di presidenza di turno del Consiglio dell’Ue per rilanciare con forza la cooperazione energetica euro-mediterranea, elemento presente anche nell’iniziativa dell’Unione per il Mediterraneo (UpM) promossa da Parigi. Questi progetti possono apparire concorrenti ma illustrano al tempo stesso un forte potenziale di convergenze.

Integrazione europea
L’iniziativa della Commissione Juncker per rilanciare l’integrazione europea attraverso l’Unione energetica potrebbe contribuire a fare un’ulteriore passo in avanti.

Da un lato, Bruxelles spinge per il pieno completamento del mercato unico dell’elettricità, cercando di superare i freni protezionisti. Dall’altro, anche attraverso il ruolo del vice-presidente Sefcovic, la Commissione punta a consolidare l’azione esterna dell’Ue in aree strategiche quali il Mediterraneo.

Sebbene sia difficile immaginare una completa convergenza franco-italiana in questo ambito, il rafforzamento delle iniziative europee sulla sponda sud del Mediterraneo (tra cui MedReg, Med-Tso e le tre piattaforme energetiche sul gas, le rinnovabili, e le interconnessioni elettriche) potrà probabilmente facilitare questo processo e contribuire alla sicurezza energetica di entrambi i paesi.

Jean-Pierre Darnis è professore associato all'università di Nizza e responsabile di ricerca dell’Area sicurezza e difesa dello IAI (Twitter: @jpdarnis).
Nicolò Sartori è responsabile di ricerca del Programma Energia dello IAI (Twitter: @_nsartori)
.
 
Invia ad un amico - Stampa 
Vedi anche
Opportunità e rischi a Sud, Jean-Pierre Darnis, Nicoletta Pirozzi
Francia e Italia a confronto, Jean-Pierre Darnis, Alessandro Marrone
L’Unione energetica alla prova dei 28, Nicolò Sartori

Temi
EnergiaFrancia
ItaliaUnione europea

Politica estera
italiana
Unione
europea
Sicurezza, difesa
terrorismo
Mediterraneo e
Medio Oriente
Economia
internazionale
Est Europa e
Balcani
Usa e rapporti
transatlantici
Africa
Istituzioni
internazionali
Asia
Energia e
ambiente
America
Latina
Gli articoli più letti