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Crisi del debito e riparazioni di guerra
La Grecia batte cassa alla Germania
Rodolfo Bastianelli
25/02/2015

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La richiesta di riparazioni per i danni subiti nel corso del secondo conflitto mondiale avanzata da Atene nei confronti della Germania mostra, per l’ennesima volta, come i rapporti all’interno dell’Unione europea (Ue) siano orientati a toni più di confronto che di collaborazione.

Riparazioni di guerra tedesche alla Grecia
Sollevata una prima volta nel corso della campagna elettorale di tre anni fa dal leader di “Greci indipendenti” (Anel), l’attuale ministro della difesa Panos Kammenos, la questione del pagamento delle riparazioni è da allora apparsa prepotentemente sulla scena politica greca ed europea.

Successivamente, nell’aprile di due anni fa, l’allora premier Antonis Samaras incaricò un gruppo di esperti, guidato dal direttore generale della Corte dei conti presso il Ministero delle finanze Panagiotis Karakousis, di preparare una stima delle riparazioni che la Grecia avrebbe potuto richiedere alla Germania.

Il rapporto riservato quantificò la cifra nella somma astronomica di 162 miliardi di euro (pari a circa l’80% del Pil greco), nella quale erano incluse anche le spese sostenute da Atene per la ricostruzione delle infrastrutture attuata nel dopoguerra. Su quali basi giuridiche poggia la richiesta greca e quali effetti provocherebbe un eventuale pagamento dei danni di guerra?

Piano Marshall e indennizzi
Come ha sottolineato un’analisi di Albrecht Ritschl della London School of Economics recentemente riportata dal Wall Street Journal, la pretesa di Atene sul piano legale è molto debole, in quanto le condizioni del Piano Marshall contenevano proprio una disposizione che accantonava ogni decisione in merito alle riparazioni di guerra fino alla firma del trattato di pace.

Lo stesso accordo firmato nel settembre 1990 poco prima della riunificazione tedesca dai governi di Bonn e Pankow e da Stati Uniti, Francia, Gran Bretagna ed Unione Sovietica non riportava alcun riferimento alla questione, dichiarando come le potenze Alleate rinunciavano a tutti i diritti e le prerogative che avevano tenuto fino ad allora in Germania.

Per Berlino la questione dei danni di guerra è chiusa e la domanda è quindi irricevibile. La Germania sottolinea poi come nel 1960 Bonn versò 115 milioni di marchi d’allora a titolo d’indennizzo alle vittime dei crimini di guerra, risarcendo individualmente anche gli internati nei campi di lavoro.

La stessa cifra avanzata dalla Grecia nel rapporto redatto nel 2013 è poi, a detta di molti esperti, da ritenersi inesatta.

Il governo di Atene, difatti, richiede formalmente il rimborso del prestito di 476 milioni di marchi che durante l’occupazione nazista la Banca centrale ellenica fu obbligata a concedere alla Germania e con il quale furono acquistati beni e proprietà greche: un valore calcolabile oggi tra 8,25 miliardi di euro (stima effettuata dal Bundestag nel 2012) e 11 miliardi di euro (stima del governo greco); una cifra elevata, ma assolutamente irrilevante se si pensa come lo stock del debito pubblico greco ammonti a 300 miliardi di euro.

Tsipras mira alla moratoria
La questione è quindi essenzialmente politica, in quanto l’obiettivo del premier Alexis Tsipras e del ministro delle finanze Yanis Varoufakis - convinti come molti altri analisti che il debito di Atene sia insostenibile e di conseguenza non rimborsabile -, sarebbe quello di arrivare a una “moratoria” sul debito sul modello di quella raggiunta a Londra nel 1953, quando fu siglata un’intesa tra il governo di Bonn e i creditori internazionali.

In base a questa moratoria, il debito estero tedesco contratto prima del 1933 sarebbe stato ridotto del 50% e dilazionato in trent’anni, mentre per quello sottoscritto negli anni successivi le condizioni sarebbero state definite da una conferenza convocata subito dopo la riunificazione del paese.

Avvenuta la riunificazione, la conferenza non è però mai stata tenuta e l’accordo “2 più 4” del settembre 1990 prima citato non contiene nessuna disposizione in merito ai pagamenti del debito tedesco.

Nell’ipotesi poi - al momento del tutto irrealistica - che la Germania accettasse di pagare alla Grecia anche una parte delle riparazioni, gli effetti sull’economia europea sarebbero, paradossalmente, assai più eclatanti di quelli provocati da un’eventuale uscita della Grecia dall’euro.

Precedente pericoloso
Il pagamento aprirebbe infatti la strada alle richieste di risarcimento degli altri paesi occupati nel corso del conflitto, a cominciare dalla Francia; richieste che, stando ad una prima valutazione, raggiungerebbero la somma di 2 milioni di miliardi di euro, una cifra pari al 70-80% del Pil tedesco e di fatto insostenibile per la Ue.

Se fosse invece Atene a dover cedere alle condizioni imposte da Bruxelles e dalla “troika” non è escluso che vi possano essere forti ripercussioni politiche in Grecia e che la stessa alleanza tra Syriza e la destra euroscettica e nazionalista di Anel possa entrare in crisi, portando Tsipras a formare una nuova coalizione con l’appoggio degli europeisti di To Potami oppure costringendolo a nuove elezioni.

Rodolfo Bastianelli, giornalista e professore a contratto di storia delle relazioni internazionali, collabora con “L’Occidentale”, “Informazioni della Difesa”, “Rivista Marittima”, “Limes” ed “Affari Esteri”. Ha curato la politica estera per “Ideazione” e la rivista “Charta Minuta” della fondazione “Fare Futuro”.
 
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