affarinternazionali

Elezioni greche
Tsipras, elettroshock al cuore dell’Ue
Gianni Bonvicini
26/01/2015

  più piccolo più grande
Alexis Tsipras ce l’ha fatta. I pronostici della vigilia sono stati rispettati. Ora tocca a lui formare il nuovo governo di Atene.

Il cuore del suo mandato sarà il rinegoziato degli impegni greci con l’Unione europea (Ue) (e con la Trojka) sulla restituzione dell’enorme debito cumulato in questi ultimi anni.

Ma prima di chiedersi quali potranno essere le sue richieste e le risposte dell’Europa è opportuno cogliere il significato di queste elezioni (Scheda informativa) che hanno visto l’emergere di una nuova forza politica estranea alla tradizionale dialettica socialisti-conservatori.

La crescita prepotente di Syriza rappresenta infatti un messaggio importante per il resto dell’Europa, le cui politiche non rispondono più alle necessità dell’economia reale.

In altre parole, la crisi finanziaria e monetaria che ha investito l’area euro si è trasformata in una vera e propria crisi politica e sociale. Essa colpisce larghe fasce della popolazione della zona euro e non si può risolvere solamente con politiche di disciplina fiscale o, come ha ripetuto più volte Tsipras, attraverso piani di austerità.

Di per sé, Syriza non è un movimento antieuropeo o anti-euro, ma una forza politica che vorrebbe “cambiare verso” all’Europa.

Il problema, tuttavia, è di capire come si possa riuscire a mettere assieme il diavolo e l’acqua santa, cioè di sposare disciplina con crescita, problema non nuovo neppure da noi se guardiamo alle pressioni in questa direzione esercitate dal nostro primo ministro Matteo Renzi.

Cancellazione del debito greco
Vanno quindi valutate fin da subito le richieste elettorali avanzate da Tsipras per comprenderne limiti e potenzialità.

La prima, a cui probabilmente non crede più neppure il leader greco, è la richiesta di una parziale cancellazione del debito greco, che oggi è arrivato al 177% del Pil interno pari a 330 miliardi di euro.

Tsipras ha infatti evocato in diverse occasioni una conferenza europea che tagli del 70-80% questa cifra, rifacendosi al precedente della Germania - sconfitta - che nel 1952 ottenne il taglio del 62% del suo debito di guerra. Paragone improponibile se non altro perché la Grecia ha volontariamente chiesto di entrare nell’euro, perfettamente conscia delle eventuali conseguenze negative di un mancato rispetto delle regole.

Questa proposta è chiaramente inaccettabile sia perché viola il trattato di Maastricht sia perché costituirebbe un precedente pericoloso per l’Ue nel caso di richieste analoghe da parte di paesi indebitati ben più “pesanti” della Grecia (Italia?).

Più probabile quindi che si possano ancora una volta ritoccare i termini della restituzione del debito senza fare saltare il tavolo delle regole comunitarie.

Sfuggire alle grinfie della Troika
La seconda richiesta è quella di uscire dalle “grinfie” della cosiddetta Troika, Commissione, Banca centrale europea (Bce) e Fondo monetario internazionale.

Soprattutto nei confronti di quest’ultimo, vera “frusta” inflessibile nella richiesta di riforme e tagli di spesa, si è diretta l’animosità delle forze politiche greche e della popolazione.

In effetti ci si è sempre chiesti perché di fronte a un problema strettamente europeo ci si sia rivolti da un’istituzione internazionale basata a Washington.

Si sta quindi facendo strada in Europa l’idea di sostituire la Troika con uno speciale incarico alla sola Commissione europea sotto il controllo del Comitato di bilancio del Parlamento europeo, il che risponderebbe anche a un criterio di maggiore legittimità dei controlli nei confronti di un paese in difficoltà.

Se ciò avvenisse sarebbe un bel successo per Tsipras, ma certo non è decisione che si potrebbe prendere in pochi giorni o mesi.

Da piani di austerità a politiche di crescita
Infine vi è la richiesta di passare da un’esasperata politica di austerità a una di più decisa azione di crescita. Su questo terreno ormai ci stiamo movendo: la recente decisione della Bce sull’aumento di liquidità nel sistema monetario europeo, il piano Juncker di investimenti (circa 315 miliardi) e il pacchetto di misure sulla flessibilità proposto dalla Commissione sono importanti segnali di una nuova agenda europea indirizzata a ridare fiato all’economia.

Dobbiamo riconoscere che l’Italia, nel corso del suo semestre di presidenza, ha puntato molto sul decollo di politiche di questo tipo, che magari non saranno decisive in assenza di ulteriori riforme a livello nazionale, ma che in ogni caso indicano una maggiore attenzione verso i veri problemi dell’economia e dello sviluppo sociale.

Va tuttavia riconosciuto che se anche questo pacchetto dovesse diventare operativo, gli effetti rimarrebbero pur sempre parziali e limitati: certamente non sarebbero tali da rispondere alle richieste della Grecia, ma anche di altri paesi, fra cui il nostro, che guardano alla risposta europea ad Atene con grande preoccupazione.

Vale la pena tenere a mente le parole di Draghi che nel presentare il piano di quantitative easing ha fatto cenno alle responsabilità della politica, sia a livello nazionale attraverso le riforme, sia a livello europeo attraverso un passaggio coraggioso alla creazione di un vero governo dell’economia. Altrimenti non si riuscirà davvero a uscire da questo stato di crisi infinita.

Questo passaggio politico, se bene gestito dal resto dell’Ue, potrà allora confermare che il clima sta migliorando e che forse l’Europa ha deciso di cambiare rotta per dare una prima parziale risposta al diffuso euroscetticismo che ne mette in forse le sue stesse fondamenta politiche.

Lo shock di Atene sarebbe allora un evento positivo non solo per i greci, ma per l’intera Ue.

Gianni Bonvicini è vicepresidente vicario dello IAI.
 
Invia ad un amico - Stampa 
Vedi anche
Test greco per l’Eurozona, Ferdinando Nelli Feroci

Temi
Crisi economicaUnione europea
Grecia

Politica estera
italiana
Unione
europea
Sicurezza, difesa
terrorismo
Mediterraneo e
Medio Oriente
Economia
internazionale
Est Europa e
Balcani
Usa e rapporti
transatlantici
Africa
Istituzioni
internazionali
Asia
Energia e
ambiente
America
Latina
Gli articoli più letti