affarinternazionali

Comunità internazionale
Agenda internazionale contro il crimine organizzato
Christian Ponti
02/01/2015

  più piccolo più grande
Il crimine organizzato transnazionale (Cot) è un fenomeno criminale di portata globale in continua espansione.

Secondo le stime dell’Ufficio delle Nazioni Unite di Vienna per la prevenzione del crimine e la lotta alla droga (Unodc) le attività illecite del Cot (traffici di droga, persone e armi, contraffazioni, ecc.) producono un fatturato annuo che si aggira intorno agli 870 miliardi di dollari.

Contrastare il crimine organizzato internazionale
La strategia internazionale di contrasto al Cot si basa sulla Convenzione delle Nazioni Unite contro il crimine organizzato transnazionale e i suoi tre Protocolli addizionali contro la tratta di persone, il traffico di migranti e di armi da fuoco.

Questi strumenti giuridici mirano a rafforzare le capacità degli stati sul piano interno e internazionale nella prevenzione e repressione del Cot.

L’attuazione della Convenzione e dei Protocolli coinvolge l’attività degli stati parti nell’adozione di politiche di contrasto al Cot comuni, sulla base di norme internazionali in materia di:
definizione delle condotte criminose e connessi obblighi di qualificarle quali reati negli ordinamenti interni;
ripartizione della giurisdizione statale;
cooperazione giudiziaria penale (estradizione, assistenza giudiziaria e confisca, trasferimento dei procedimenti penali ed esecuzione delle sentenze) e di polizia;
misure nazionali di protezione dei testimoni e delle vittime.

La Convenzione e i due Protocolli sul traffico di persone sono in vigore da più di dieci anni e hanno raggiunto la quasi universalità delle ratifiche; fa eccezione il Protocollo sul traffico delle armi da fuoco (in vigore dal 2005), che finora è stato ratificato da 112 Stati.

Meccanismo di verifica permanente
Il compito di valutare lo stato di attuazione della Convenzione e dei Protocolli sul piano nazionale e il loro utilizzo nella prassi degli stati è affidato alla Conferenza degli Stati parti (Cop) la quale ha carattere intergovernativo e si riunisce ogni due anni. La Cop prevede anche un ruolo attivo della società civile.

La Cop non può disporre strumenti di monitoraggio di tipo intrusivo, poiché la Convenzione e i Protocolli si fondano sul pieno rispetto dei principi di uguaglianza sovrana, integrità territoriale e non ingerenza negli affari interni degli stati.

Al fine di compiere un salto di qualità nel processo di implementazione, la settima edizione della Cop (che si è svolta a Vienna dal 6 al 10 ottobre) ha ripreso la discussione relativa all’istituzione di un meccanismo di verifica permanente sullo stato di attuazione della Convenzione e dei Protocolli (Review Mechanism), che aveva già segnato il fallimento della precedente edizione.

Si tratterebbe di un sistema istituzionalizzato di controlli periodici di tipo peer review sotto l’autorità della Cop e la supervisione dell’Unodc, cui tutti gli Stati parti, a rotazione, si dovrebbero sottoporre (il Review Mechanism sarebbe composto da esperti governativi di due Stati parti estratti a sorteggio).

Tale meccanismo avrebbe un carattere non sanzionatorio e non classificatorio. Comporterebbe la possibilità di visite in loco e consentirebbe di identificare specifiche aree d’intervento in materia di assistenza tecnica, al fine di promuovere l’attuazione della Convenzione e dei Protocolli tra gli Stati più in difficoltà sul piano tecnico-finanziario; e di promuovere la cooperazione internazionale, lo scambio di informazioni sui fenomeni criminali e delle Best Practices.

In relazione alla istituzione del Review Mechanism la delegazione italiana ha mostrato determinazione, presentando il testo di una Risoluzione sponsorizzata anche da Messico, Austria e Francia.

Tale Risoluzione delineava un percorso che avrebbe portato nell’arco di un ragionevole lasso di tempo alla realizzazione dell’atteso Review Mechanism. Purtroppo, le rigidità e gli steccati alzati da alcune delegazioni si sono rivelati insuperabili. Le Risoluzioni finali adottate dalla Cop nei fatti rinviano a un futuro imprecisato l’istituzione del Review Mechanism.

Anche la società civile si mobilita
Nonostante il nuovo insuccesso, il Review Mechanism appare indispensabile per dare piena efficacia alla Convenzione e ai Protocolli.

Le maggiori difficoltà riguardano due aspetti: le modalità di finanziamento - poiché mentre alcuni stati propendono per un finanziamento volontario, altri ritengono che esso debba ricadere nel budget ordinario dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite - e la partecipazione delle organizzazioni non governative che garantirebbe la necessaria trasparenza nella fase delle verifiche.

Nella comunità internazionale si delinea con sempre maggiore chiarezza il ruolo della società civile la quale, seppure con scarse risorse finanziarie a disposizione, appare molto vivace nel sviluppare reti ed alleanze volte a promuovere l’applicazione della Convenzione e dei Protocolli; in particolare, in relazione alla tutela delle vittime del Cot.

A essa fa da specchio una diplomazia pigra, lenta e farraginosa, con alcuni (o forse molti Stati) che, al di là delle dichiarazioni di facciata, sembrano voler destinare poche risorse alla cooperazione multilaterale contro il Cot; nonostante l’innegabile sforzo dell’Undoc al riguardo.

Questa scelta politica appare incomprensibile. La Convenzione e i Protocolli, se fossero sfruttati in tutte le loro potenzialità, consentirebbero progressi significativi nella prevenzione e repressione del Cot.

È dunque auspicabile un rapido cambio di rotta da parte degli stati. Un rinnovato sforzo per rilanciare il negoziato relativo alla istituzione del Review Mechanism offrirebbe una prova che la comunità internazionale si sta muovendo nella direzione auspicata.

Christian Ponti è ricercatore confermato in diritto internazionale presso il Dipartimento di studi internazionali, giuridici e storico-politici dell'Università degli studi di Milano.
 
Invia ad un amico - Stampa 

Temi
DifesaDiritti umani
Diritto internazionaleOnu

Politica estera
italiana
Unione
europea
Sicurezza, difesa
terrorismo
Mediterraneo e
Medio Oriente
Economia
internazionale
Est Europa e
Balcani
Usa e rapporti
transatlantici
Africa
Istituzioni
internazionali
Asia
Energia e
ambiente
America
Latina
Gli articoli più letti