affarinternazionali

Elezioni tunisine
Essebsi vince sui timori restauratori
Pietro Longo
23/12/2014

  più piccolo più grande
Il ballottaggio elettorale tunisino ha consegnato la vittoria a Beji Caid Essebsi. L’88enne cresciuto al fianco del presidente Bourghiba diventa così, con 55,7% dei consensi, il terzo capo di stato tunisino.

Il secondo candidato Moncef al-Marzuqi - ex presidente ad interim e prima attivista dei diritti umani transitato dalle prigioni di Ben Ali - ha ottenuto il 44,32% dei consensi (1,378,513 voti) dimostrandosi uno sfidante di tutto rispetto.

Il tasso di partecipazione è passato dal 64% dei votanti al primo turno, al 59% del secondo, facendo registrare una leggera flessione.

Anche i dati delle presidenziali di domenica scorsa confermano il trend già osservato alle parlamentari: Nida Tounes ha incassato la gran parte dei voti nella zona del Sahel (Nabeul, Sousse, Monastir, Mahdia), nel governatorato “grande Tunisi” e a Sfax. Nida però ha ricevuto grande sostegno anche in alcune delle città più colpite dalla crisi economica come Sidi Bouzid.

Al-Marzuqi, invece, ha raccolto ampio consenso a Gabes, Gafsa, Tatouine e Gasserine. Anche se Ennahda - ramo tunisino della Fratellanza Musulmana - non ha presentato un candidato alle presidenziali, la sua base, ha votato per Al-Marzuqi.

Trionfo di Nida Tounes
Essebsi è stato il principale promotore della creazione di un fronte anti-islamista, Nida Tounes, all’indomani delle elezioni dell’Assemblea nazionale costituente che aveva visto la vittoria relativa di Ennahda e la formazione della Troika.

Ritenuto da molti un “partito personale”, accentrato sulla personalità carismatica dell’anziano leader, Nida Tounes è tutt’ora un partito in evoluzione che raggruppa almeno tre diverse anime: i membri del Movimento Dusturiano eredi di Habib Bourghiba; una parte del movimento sindacale rappresentato da Tayyeb Baccouche; la classe di intellettuali e accademici.

Anche alcuni membri del Rcd, il disciolto partito di Ben ‘Ali, si sono uniti al movimento di Essebsi. Per questa ragione Nida Tounes è stato accusato di essere una nuova edizione del “vecchio regime”. Nonostante ciò, già alle elezioni legislative l’elettorato l’ha premiato con la maggioranza relativa dei consensi.

Nida, pertanto, guida il Parlamento e controlla le due teste dell’esecutivo: il governo e la presidenza della repubblica. È ancora ignoto se il prossimo governo sarà di unità nazionale e coinvolgerà anche Ennahda o se escluderà gli islamisti in favore di altre formazioni come il Fronte popolare di Hamma Hammemi o l’Unione patriottica di Slim Riahi.

Nida Tounes ha concesso la vice-presidenza del Parlamento a uno dei leader più rappresentativi di Ennahda, il moderato ‘Abd al-Fattah Muru. Questo da un lato può essere inteso come un segnale di distensione ma, dall’altro, può essere soltanto un gesto simbolico che non implica il coinvolgimento degli islamisti nel prossimo governo.

Futuro di Ennahda
La vittoria di Essebsi si è riverberata su Ennahda. Ben prima del secondo turno delle presidenziali, Hamadi Jebali, primo ministro nel primo governo della Troika, ha annunciato l’uscita dal partito attraverso la sua pagina Facebook.

Jebali è entrato in rotta di collisione con la strategia suggerita dal leader di Ennahda Al-Ghannushi, discussa e votata dal Consiglio della Shura, di non presentare un candidato alle presidenziali. Del resto, lo stesso Jebali aveva dato la propria disponibilità alla candidatura.

Nonostante alcune affermazioni controverse, Jebali gode di ampio consenso poiché già all’indomani dell’omicidio di Shukri Belaid aveva suggerito lo scioglimento del governo e la formazione di un esecutivo di tecnici. La sua fuoriuscita dal partito può essere considerata un campanello d’allarme, considerando che Jebali figurava tra i firmatari del primo manifesto del movimento della tendenza islamica, nome originario di Ennahda.

Egli ha però sottolineato di non aver rotto i legami con il resto della dirigenza e la sua intenzione di formare un nuovo partito non deve essere intesa come un modo per creare antagonismi nel campo islamista.

Anche Habib el-Louz ha manifestato la propria insofferenza in merito alla strategia del partito, rivelatasi fallimentare. Qualche giorno prima del secondo turno delle presidenziali, El-Louz ha rotto il silenzio stampa e ha invitato esplicitamente la base di Ennahda a votare per Al-Marzuqi.

Alcuni analisti preconizzano già la divisione di Ennahda, scenario che certamente non si può escludere, ma che al tempo stesso sarà evitato a tutti i costi da Al-Ghannushi. Costui aveva già teso la mano a Essebsi dopo la vittoria alle parlamentari e, a seguito dei risultati finali delle presidenziali, si è congratulato con il leader di Nida Tounes, invitandolo a raccogliere l’eredità consensuale dei governi della Troika e a evitare la polarizzazione.

Timore restaurazione
La vittoria di Essebsi ha scatenato episodi di protesta in alcune città del centro sud della Tunisia. Episodi di rabbia si sono verificati a Tatouine, dove Nida Tounes è percepito tout court come un’emanazione del vecchio regime. Essebsi ha anticipato che il primo ministro del governo in via di definizione non sarà un politico dell’era Ben ‘Ali e che il suo partito non governerà da solo, ma cercherà ampio consenso.

Queste dichiarazioni avvengono in un momento in cui parte dell’opinione pubblica tunisina nutre qualche perplessità dovuta al fatto che due dei tre poteri dello stato sono monopolizzati dal medesimo partito, un partito che è nato da esplicite premesse anti-islamiste e che sta definendo la propria identità.

Dal canto suo, Al-Marzuqi ha accettato la sconfitta e si è detto disponibile a partecipare al governo. Per questo motivo non innalzerà alcun ricorso al tribunale amministrativo.

Resta da capire quale sarà la sorte di Ennahda. Il partito islamista è stato incauto nel riporre le proprie aspettative soltanto sulle elezioni parlamentari, sottostimando l’importanza dell’ufficio presidenziale. Quand’anche dovesse ricevere un incarico nel prossimo esecutivo, Ennahda sembra destinato a ricoprire il ruolo d’opposizione, fronteggiando, al tempo stesso, le forze disgregatrici che agiscono al suo interno.

Pietro Longo è postdoctoral research fellow in Diritto musulmano e dei Paesi islamici all’Università di Napoli l’Orientale.
 
Invia ad un amico - Stampa 
Vedi anche
Affinità elettive tra Tunisi e Roma, Giovanni Faleg
La Tunisia e la gioventù perduta, Stefano M. Torelli
Tunisia e Egitto sul piano inclinato, Roberto Aliboni

Temi
MediorienteMediterraneo
Tunisia

Politica estera
italiana
Unione
europea
Sicurezza, difesa
terrorismo
Mediterraneo e
Medio Oriente
Economia
internazionale
Est Europa e
Balcani
Usa e rapporti
transatlantici
Africa
Istituzioni
internazionali
Asia
Energia e
ambiente
America
Latina
Gli articoli più letti