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Ginevra 2
Tassello curdo nel mosaico siriano
Emanuela Pergolizzi
18/11/2013

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Mentre nei corridoi di Ginevra ci si interroga sul futuro di una conferenza che risolva l'impasse siriana, una forza nascente guadagna lentamente terreno sul campo. Dal luglio scorso, i curdi siriani si battono per il controllo della regione settentrionale di Rojava, storico crocevia di scambi tra il porto turco di Alessandretta, la Siria e l'Iraq.

Allontanate definitivamente le milizie di Assad, queste forze si apprestano a stabilire le prime forme di amministrazione transitoria nei territori liberati dal controllo del regime. Da minuscolo tassello a centro di equilibri regionali e internazionali strategici, potranno giocare un nuovo ruolo nella crisi siriana?

Fronte diviso
In una risoluzione approvata il 27 settembre, il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ha posto come condizione alla tenuta di Ginevra 2 la garanzia di una piena rappresentanza dell’opposizione siriana e di tutte le forze in campo.

Il Consiglio nazionale siriano, organo composto dai principali gruppi opposti ad Assad dall’inizio del conflitto, non comprende tuttavia i curdi, circa 10% della popolazione in pieno possesso della regione “liberata” del nord della Siria.

Malati della stessa patologia dell’opposizione ad Assad, anch’essi sono spaccati in fazioni opposte. Da un lato vi sono i movimenti riuniti nel Consiglio nazionale curdo, fondato a Istanbul nel 2011 sotto gli auspici del presidente della regione autonoma curdo-irachena, Massoud Barzani. Dall’altro vi è il partito dell’Unione democratica (Pyd), cosiddetto “fratello siriano” del movimento armato curdo-turco di Abdullah Ocalan.

Malvisto dalla Turchia, ritenuto inaffidabile dal nord-Iraq, il Pyd è l’unico a controllare militarmente l'area di Rojava e a combattere senza tregua una doppia battaglia: quella contro le forze di Assad e quella contro i gruppi affiliati ad Al-Qaeda nella regione.

Vincitore su entrambi i fronti, il 12 novembre il Pyd ha dichiarato di voler procedere alla formazione di una prima amministrazione transitoria nei territori sotto il suo controllo. La decisione rischia di spaccare definitivamente non solo la popolazione curdo-siriana, ma anche i rapporti con l’opposizione al regime baathista.

Eco secessionista
Le file del movimento del Pyd si ingrossano anche a fronte della crescita di gruppi islamico-radicali come Jabhat al-Nusra. Contro questi, per molti siriani, la forza armata curda non è più una scelta, ma una necessità. La Turchia, che proprio da questi gruppi radicali ha subito un violentissimo attentato nel maggio scorso, è accusata di esserne silente promotrice.

Ankara potrebbe temere la formazione di un vicino autonomo curdo-siriano, gemello dell’attuale regione autonoma curda irachena, che potrebbe essere un modello per i movimenti autonomisti curdi in Turchia.

Gli Stati Uniti, forse per non indispettire lo storico alleato turco, rimangono tutt'ora chiusi in un ermetico silenzio-assenso.

Barriere di cemento
Separati da una sottile cortina di ferro, curdi turchi e siriani manifestano da giorni contro la decisione di Ankara di costruire un muro di quasi tre chilometri nella zona di Civelgozu, dove sono frequenti gli scambi di viveri e merci.

Un altro muro, dal lato opposto, l’ha alzato il nord-Iraq. Vi si è scontrato Salih Muslim, il leader curdo-siriano del Pyd, mentre tornava dalla Turchia alla Siria per partecipare al funerale del figlio. “Mi hanno impedito di passare dal Kurdistan iracheno. Piuttosto mi è stato detto di passare per Baghdad, Damasco o Teheran”, ha dichiarato Muslim.

Il suo movimento non ha solo seguito il consiglio, ha fatto di più. A fine ottobre i curdi-siriani della sua fazione hanno sottratto ai gruppi affiliati ad Al-Qaeda il controllo dello snodo centrale di Yaroubia, ai confini centro-orientali della Siria. Da qui ora è per loro possibile raggiungere l'Europa bypassando il muro nord-iracheno, attraverso Baghdad.

Inclusione necessaria
I curdi-siriani denunciano di essere vittima di questa doppia mossa a tenaglia, disegnata da nord-Iraq e Turchia per arginare il movimento nascente. Le vittorie in campo e la prospettiva di una prima forma di amministrazione territoriale autonoma sembrano però suggerire che non potranno essere ignorati a lungo.

Il primo ad accorgersene è stato lo stesso Assad. Secondo dichiarazioni di Omar Ose, parlamentare vicino all'amministrazione baathista, il presidente siriano sarebbe pronto ad ascoltare le storiche richieste d'autonomia curda. Proprio come fece Saddam Hussein quando, prossimo alla sue fine, si avvicinò ai curdi iracheni di Massud Barzani, anche Assad sembrerebbe cercare il supporto curdo in funzione anti-turca e anti-americana.

Spaccati in fazioni e memori della repressione vissuta durante il regime, i curdi siriani non trovano ancora risposta univoca a tali promesse. Sbarrate le strade verso Ankara e nord-Iraq, non è tuttavia da escludere che le loro inclinazioni possano pericolosamente pendere in favore del regime.

In equilibrio ancora instabile tra posizioni ancora divise, i curdi-siriani potrebbero essere l'ago della bilancia di una prossima soluzione di pace.

Emanuela Pergolizzi è laureanda presso l'Università di Torino e Sciences Po Grenoble. Ha svolto un tirocinio presso lo IAI nel quadro del progetto “Global Turkey in Europe” (@EmPergolizzi).
 
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