affarinternazionali

Russia
Il sogno nazional-democratico di Navalny
Paolo Calzini
09/09/2013

  più piccolo più grande
Come previsto, l’elezione per il sindaco di Mosca è stata vinta al primo turno da Sergey Sobyanin, il candidato di Vladimir Putin, mentre il suo principale antagonista, il blogger anticorruzione Alexei Navalny, ha raccolto il 27%, anche se ha subito contestato i risultati ufficiali, chiedendo lo svolgimento del secondo turno.

Scarcerato a luglio, il giorno dopo la condanna a cinque anni di carcere per appropriazione indebita, Navalnyj aveva sin dall’inizio poche possibilità di sconfiggere Sobyanin, sindaco uscente che gode di grande popolarità nella capitale, ma con la sua campagna anti-Cremlino è riuscito a convincere una fetta significativa di elettorato moscovita.

Pur essendo uno strenuo oppositore di Putin, di cui ha denunciato le violazioni dei diritti civili, è il nazionalismo il punto di forza della sua piattaforma.

Alla politica del regime impegnata nell’utilizzare, manipolare e tenere sotto controllo il nazionalismo, temendo che un’improvvisa deriva possa compromettere la stabilità del regime, si contrappone il movimento riformatore che si identifica con Navalny.

Emerso alla fine del 2011, il movimento nazionaldemocratico di Navalny, che raggruppa i cosiddetti natsdem, deve la sua crescita soprattutto alle capacità personali del suo leader.

Navalny è considerato un uomo capace di mobilitare un vasto settore dell’opinione pubblica. È nota d’altronde la tendenza della società russa a privilegiare i leader carismatici, anche se nel caso specifico si tratta del possibile capofila di un’opposizione oggi ancora divisa e disorganizzata.

Non è però solo all’immagine di combattente, che è legata la fama di Navalny. A conferirgli un ruolo di primo piano ha contribuito in misura decisiva l’elaborazione di una piattaforma programmatica che vede nel nazionalismo russo, incluse alcune sue componenti radicali, la forza propulsiva in grado di fornire una base di massa per un corso politico riformatore.

Questo progetto parte da quei settori della comunità etnica russa che reclamano provvedimenti di restrizione dell’immigrazione e l’abolizione della politica di sovvenzioni alla regione del Caucaso del Nord. Una scelta che è però guardata con sospetto da alcuni ambienti democratici liberali, contrari a un allineamento con forze nazionaliste giudicate tendenzialmente retrive.

Le posizioni di Navalny sono state quindi tacciate di ambiguità. Per tutta risposta i critici sono stati accusati di insensibilità verso i sentimenti patriottici della popolazione, e di condannare l’opposizione a un isolamento perenne dal paese reale.

Identità collettiva
Il Cremlino ha marginalizzato i movimenti di opposizione che hanno dato vita alle manifestazioni antigovernative di fine 2011 e inizio 2012, pur non riuscendo a soffocare la loro voce, ed è ora impegnato nella politica di consolidamento di un’identità collettiva fondata sul nazionalismo di stato.

L’obiettivo prioritario è colmare il vuoto conseguente al crollo dell’Unione Sovietica e dell’internazionalismo comunista, con un ideologia di stato che assicuri compattezza a una società multinazionale composta da una maggioranza russa, l’80 %, e varie minoranze, il 20 %.

Nazionalismo e patriottismo, nozioni di fatto interscambiabili, sono termini di riferimento ricorrenti nel dibattito fra le forze politiche russe.

A conferire rilievo all’ideologia fondata sul nazionalismo è la sua capacità di soddisfare interessi e aspirazioni sia di natura tradizionale che moderne.

Nella società russa c’è in realtà un ampio spettro di opinioni. Si va da quanti sono fedeli a una concezione civica della cittadinanza, sostenitori di una Russia tollerante della diversità, a quanti nutrono nostalgie imperiali e premono per una politica contro i migranti, ispirandosi ai principi di etnici e auspicando il predominio della comunità russa.

Ai valori incarnati del nazionalismo si rifà con accentuazioni diverse, la stragrande maggioranza dell’elite politica.

Domande senza risposta
La novità è la crescente incapacità del Cremlino di monopolizzare il nazional-patriottismo, cooptando o reprimendo i diversi gruppi attivi in questo campo.

Le forze in lizza - movimenti extraparlamentari di sinistra, destra, o semplicemente di ispirazione civica - sono in competizione per appropriarsi di un marchio identitario vincente che possa dare legittimazione al loro progetto politico.

Ma quale caratterizzazione politica - autoritaria, conservatrice, progressista moderata o democratica liberale- si combina meglio, più organicamente, con il nazional patriottismo russo? Quale è l’attore politico più attrezzato per proporsi come forza egemone per il futuro del paese, facendo appello ai sentimenti patriottici della popolazione? Questi interrogativi non hanno per ora una risposta.

Secondo i sondaggi, la platea di riferimento più ricettiva al nazionalismo si aggira attorno al 50 % della popolazione. È un sentimento che può assumere diverse forme, fino ai sussulti xenofobi. Un sentimento diffuso, ma a bassa intensità, dall’andamento oscillante e perciò imprevedibile.

Nazionalismo e democrazia
Il contenzioso fra i sostenitori e i detrattori del corso promosso dai natsdem riguarda in sostanza un problema centrale nel dibattito politico occidentale non meno che russo: se sia praticabile una strategia politica basata sulla convergenza fra nazionalismo e democrazia.

A sostegno della tesi che si possa dare vita a un regime russo fondato su un identità radicata nei valori nazionali e rispettosa dei principi di democrazia, si sottolinea il ruolo dei movimenti nazionalisti di matrice civica nella formazione degli stati europei occidentali.

Per procedere su questa via occorrerebbe passare dalla attuale configurazione federale ad una struttura unitaria dello stato, ritenuta condizione necessaria per assicurare coesione a una società profondamente differenziata a livello sociale ed etnico.

Nella visione di Navalny, si tratta della premessa ineludibile per realizzare un sistema di potere basato su una vasta partecipazione popolare, garante di una politica di emancipazione e di progresso sul piano interno e di influenza e prestigio a livello internazionale.

Per quanto astratta possa apparire, questa visione offre una prospettiva di evoluzione per l’insieme della società russa.

Saranno i risultati delle elezioni di Mosca, città dove risiede il nucleo più avanzato della cittadinanza, a fornire un test circoscritto, ma significativo, su quale sia il grado di consenso a un progetto riformatore tanto ambizioso, quanto problematico.

Paolo Calzini è Adjunct Professor di Studi europei alla Johns Hopkins University Bologna Center e Senior Adviser dell'Ispi.
 
Invia ad un amico - Stampa 
Vedi anche
Le bravure diplomatiche del Khan kazako, di Paolo Calzini
Le ambizioni orientali di Mosca, di Marilisa Lorusso
Siria: il nodo gordiano che Mosca non taglia, di Roberto Aliboni

Temi
ElezioniRussia

Politica estera
italiana
Unione
europea
Sicurezza, difesa
terrorismo
Mediterraneo e
Medio Oriente
Economia
internazionale
Est Europa e
Balcani
Usa e rapporti
transatlantici
Africa
Istituzioni
internazionali
Asia
Energia e
ambiente
America
Latina
Gli articoli più letti