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Mediterraneo
Difficile compito per l'Italia in Libia
Massimiliano Cricco
25/07/2013

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L’importante ruolo di cooperazione alla stabilizzazione della Libia affidato dal presidente statunitense Barack Obama al premier italiano Enrico Letta in occasione del G8 dello scorso 18 giugno è stato rafforzato dall’incontro a Roma il 4 luglio tra Letta e il suo omologo libico Ali Zeidan. Per rendere la Libia più stabile, l’Italia dovrebbe fornire assistenza per la formazione delle strutture militari e aiutare a costruire istituzioni efficaci. Infine cercherà di togliere le armi dalle mani delle milizie indipendenti, presenti ormai ovunque.

Tentativi di stabilizzazione
In Libia si è avviato un processo di consolidamento nazionale, che sta però incontrando numerosi ostacoli.

Il sistema elettorale maggioritario secco ha avvantaggiato la coalizione di partiti laici dell’Alleanza delle forze nazionali e il braccio politico dei Fratelli Musulmani, Giustizia e Ricostruzione, a discapito degli islamisti più radicali. In aggiunta, ha valorizzato le élite locali - mediante l’assegnazione di 120 seggi ad altrettanti parlamentari indipendenti eletti con vincolo di mandato - limitando l’influenza delle milizie autonome e degli islamisti più radicali. Questi ultimi infatti, si sono presentati alle elezioni divisi in numerose liste.

Appena presa in mano la guida del governo, il nuovo premier non ha fatto mistero di voler liberare la Libia dalle milizie armate presenti nel paese dall’inizio della guerra civile del 2011, ritenute la principale causa d’instabilità nazionale. Zeidan ha cercato quindi di potenziare le Forze armate regolari e la polizia, ricostruendo un servizio d’intelligence.

Per democratizzare maggiormente il paese, il 16 luglio il Parlamento ha anche approvato la legge per l’elezione di un’Assemblea costituente di 60 membri che garantirà spazio alle minoranze etniche e alle donne, alle quali sarà riservata una quota del 10%.

Appoggio internazionale
Nel fare tutto ciò Zeidan cerca l’appoggio dei paesi della Nato e dell’Unione europea. A confermarlo sono le visite del premier libico a Washington, il 13 marzo 2013, e a Bruxelles,il 27 maggio. Il premier libico è stato poi invitato come osservatore all’ultimo G8. In tutte queste occasioni, Zeidan ha riaffermato la volontà di democratizzare e stabilizzare il suo paese e ha chiesto aiuti internazionali a tal fine.

Le reazioni all’interno della Libia non si sono fatte attendere. I leader delle milizie, timorosi di essere disarmati e di veder diminuire la loro influenza, hanno iniziato un vero e proprio accerchiamento della capitale e delle principali città con mezzi blindati, al fine di spaventare la popolazione e mandare un messaggio chiaro: eventuali provvedimenti di disarmo forzato da parte del governo non sono graditi.

Gli interessi delle milizie si stanno quindi saldando con quelli dei gruppi islamici più radicali. Entrambi cercano la complicità dei Fratelli Musulmani che desiderano prendere le distanze dal troppo laico e filo-occidentale Zeidan, a vantaggio di altre figure più legate ai valori dell’islam.

Isolamento politico per i gheddafiani
Le forze di opposizione hanno incassato già un primo successo con l’approvazione, il 5 maggio scorso, della cosiddetta legge sull’isolamento politico che hanno fortemente sostenuto. Questa mira a impedire a chiunque abbia occupato posizioni di rilievo sotto il regime del deposto leader Muammar Gheddafi di ricoprire cariche pubbliche nel nuovo ordinamento. Nei prossimi mesi, il governo di Zeidan dovrà istituire una Commissione suprema preposta all’epurazione degli ex collaboratori di Gheddafi e si vedrà privato di alcuni dei suoi membri più importanti, che non potranno nascondere i loro collegamenti con il pervasivo sistema di potere gheddafiano.

I Fratelli musulmani e gli islamisti più radicali, da sempre osteggiati dal colonnello, potranno invece dimostrare la loro estraneità a qualsiasi relazione con la dittatura e saranno pronti a ricoprire incarichi di responsabilità.

Anche prima della sua piena entrata in vigore la legge ha già fatto una vittima eccellente, il presidente della repubblica ad interim Mohammed Magarief, che per non essere costretto a farlo dall’entrata in vigore della nuova norma, ha rassegnato le dimissioni lo scorso 29 maggio.

Massimiliano Cricco insegna Storia internazionale presso l’Università di Urbino. Ha scritto diversi volumi, saggi e articoli sulla Libia. È co-autore, insieme a Federico Cresti, di “Storia della Libia contemporanea. Dal dominio ottomano alla morte di Gheddafi”, Carocci, 2012. Il suo sito web è: www.massicricco.com.
 
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