affarinternazionali

Verso le elezioni di settembre
Ipoteca tedesca sull'Europa
Gian Enrico Rusconi
30/06/2013

  più piccolo più grande
Se fossimo in Italia, le elezioni tedesche del 22 settembre sarebbero subito etichettate come un plebiscito - horribile dictu per i tedeschi - pro o contro la cancelliera Angela Merkel che gode di un prestigio popolare transpartitico, essendo considerata la garante della sovranità politica tedesca in Europa e nel mondo. Questa formulazione è più gratificante e più nobile della cruda e intransigente “difesa degli interessi” economici tedeschi.

Merkel senza alternative
Per far valere la sua linea “del rigore e delle riforme” sugli altri partner europei con argomenti solo in parte condivisi, la cancelliera parte da una certezza: in Europa non si può decidere nulla senza la Germania, tantomeno contro di essa. Questa affermazione suona antipatica, ma esprime non soltanto la realtà di fatto ma anche la sostanza stessa dell’Unione: discutere, dibattere, convincere, ma anche minacciare, ricattare. La cancelliera Merkel è maestra in questo, ma l’azione ferma e motivata dei partner e delle istituzioni europee sta gradualmente contrastando e modificando le sue rigidità.

La cancelliera non è ancora entrata in una campagna elettorale che si presenza tutt’altro che facile. Deve infatti fermare l’avanzata dei radicalismi anti-europei - etichettati come populismi - assicurando che l’euro è un bene irrinunciabile per la Germania. In aggiunta, deve convincere gli elettori che eventuali correzioni di rotta - come quelle annunciate dalla Banca centrale europea, Bce, ora sotto esame della Corte costituzionale di Karlsruhe - non sono un “cedimento” bensì mosse compatibili con la linea governativa.

Da qui il “gioco di squadra” dell’intero establishment davanti alla Corte iniziato con il duello a colpi di fioretto tra il rappresentante tedesco nella Bce, Jörg Asmussen, e il responsabile della Bundesbank, Jens Weidmann. Entrambi sono personaggi "dalla parte" della Merkel. Al di là dell’oggetto specifico della contesa - la politica presuntivamente pericolosa della Bce - il messaggio del duello e del connesso “gioco di squadra” davanti al pubblico tedesco è chiaro: ogni innovazione nell’eurozona può essere discussa, ma alla fine deve avere l’avallo della Germania.

Questa è la filosofia Merkel: nessun “cedimento”, ma un accompagnamento di una situazione in movimento che non deve sfuggire di mano né si può arrestare sotto pena di distruggere l’Europa.

Riuscirà la cancelliera a tradurre questa posizione in un messaggio elettorale convincente e vincente? A suo vantaggio c’è la mancanza di alternative alla sua linea e alla sua leadership. Non pare infatti che nel campo socialdemocratico - guidato dall’ex- ministro della Grande Coalizione Peer Steinbrueck - ci siano vere alternative. Da questo punto di vista, pensando ad un possibile esito elettorale, non si può neppure escludere l’ipotesi di una nuova Grande Coalizione che a suo tempo fece la fortuna politica del primo cancellierato Merkel.

Estraneazione crescente dall'Europa
Non ci resta che riflettere su quella che un tempo si sarebbe chiamata la cultura politica, a livello di atteggiamenti sociali e di progetto politico. Oggi l’essere tedesco sembra entrare in tensione, se non in collisione, con l’essere europeo. Mai se lo sarebbero aspettato i tedeschi, convinti di essere stati i primi e più bravi europeisti e di aver saputo combinare la loro sovranità nazionale con quella europea. Lo hanno dimostrato con i fatti, costruendo insieme con le altre nazioni europee le regole che hanno costruito l’Unione europea, funzionando come “locomotiva”, non solo economica, dell’Europa. Ora non è più così.

Con il precipitare di una crisi tanto inattesa quanto ingovernabile, molti hanno la sgradevole sensazione che i partner europei chiedano alla Germania di fare qualcosa che contraddice la lettera e lo spirito dei Trattati dell’Unione consensualmente sottoscritti, anche per quanto riguarda la funzione della Bce. Sentono minacciata la loro - ritrovata - sovranità nazionale che ritenevano d’avere messo in sicurezza in un’Europa orientata secondo l’immagine che essi se ne erano fatta.

Cullandosi tra l’altro nell’equivoco che loro struttura federale (nazionale) potesse servire anche da modello europeo. La cancelliera Angela Merkel - nel suo stile cauto, oscillante e insieme cocciuto - ha capito che l’estraneazione crescente tra tedeschi ed europei non porta da nessuna parte. Conduce piuttosto a una paralisi mortale delle istituzioni europee.

Scelta secca
La Germania si trova così davanti alla sua prova più impegnativa dopo il 1989/90, dopo i Trattati di Maastricht e l’introduzione dell’euro. Si tratta di rivisitare alcune regole e accordi sorti proprio da quel nesso di eventi che sino ad ieri si pensava fosse l’asse fisso, attorno al quale si poteva costruire e rafforzare l’identità politica, economica, culturale dell’Europa e della Germania stessa. Questa costruzione non basta più. Ma non bastano neppure le frasi retoriche sulla “sovranità condivisa”, “Europa a più velocità” o “a geometria variable”. Oppure l’utopia del demos europeo o del federalismo che ogni giorno è contraddetta dall’evidente riemergere degli Stati nazionali.

La Germania è davanti ad una scelta secca. O si impone l’incognita della massa degli elettori che sostengono una linea di resistenza ad ogni concessione agli europei “meridionali”. O vince la linea della cancelliera che si appresta ad un lungo confronto sulle nuove regole con gli altri partner europei.

Se scegliesse di percorrere la prima strada, la Germania resterebbe da sola o costruirebbe una nuova comunità economica del Nord. Pare che si siano già fatti i calcoli del costo di questa operazione. Saranno costi molto alti, naturalmente, ma salvaguarderebbero la sovranità tedesca.

Se invece abbracciasse la seconda opzione dovrebbe scegliere quale modello seguire. La cancelliera non ama le grandi teorie politiche. Ma la sua linea ha un nome preciso che altri pronunciano esplicitamente: Exekutivfoederalismus. Federalismo dei governi o degli esecutivi che sostituisce l’attuale ambigua combinazione di assemblea parlamentare, commissione e summit di capi di governo. Sarà questo il futuro istituzionale dell’Europa? Un “federalismo degli esecutivi”, sostenuto di volta in volta dai singoli parlamenti nazionali, magari in competizione tra loro? Le prossime elezioni tedesche saranno un passo in questa direzione?

Gian Enrico Rusconi è professore emerito di Scienza politica dell’Università di Torino. Per alcuni anni Gastprofessor presso la Freie Universitaet di Berlino. Tra le sue pubblicazioni: Germania Italia Europa. Dallo Stato di potenza alla ‘potenza civile’ (Einaudi 2003, trad. tedesca, 2006); Berlino. La reinvenzione della Germania (Laterza 2009). Cavour e Bismarck (il Mulino 2011; trad. tedesca 2013).
 
Invia ad un amico - Stampa 
Vedi anche
La metamorfosi del modello tedesco, di Angelo Bolaffi
Europa tedesca o Germania europea?, di Paolo Pombeni
“Svolta” di Hollande per l’Unione politica, di Riccardo Perissich

Temi
GermaniaUnione europea
Verso le elezioni tedesche

Politica estera
italiana
Unione
europea
Sicurezza, difesa
terrorismo
Mediterraneo e
Medio Oriente
Economia
internazionale
Est Europa e
Balcani
Usa e rapporti
transatlantici
Africa
Istituzioni
internazionali
Asia
Energia e
ambiente
America
Latina
Gli articoli più letti