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Oltre la Strategia energetica nazionale
Più Italia nella politica energetica europea
Nicolò Sartori
03/06/2013

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Il Consiglio europeo dello scorso 22 maggio ha riportato la questione energetica al centro del dibattito europeo. In precedenza, il presidente francese François Hollande, da sempre sensibile al tema della transizione energetica, aveva lanciato l’ambiziosa proposta di una comunità europea dell’energia incentrata sullo sviluppo delle rinnovabili.

Nonostante i proclami e le buone intenzioni, le reali capacità di intervento dell’Ue in ambito energetico rimangono tuttavia frustrate da una governance del settore ancora confusa, ostaggio degli interessi nazionali dei singoli stati membri. In questo contesto il governo italiano, forte dei riconoscimenti ottenuti dalla strategia nazionale recentemente pubblicata dal ministero dello Sviluppo economico, potrebbe lanciare un chiaro messaggio in favore di una concreta integrazione delle politiche energetiche europee.

Punti chiave
Le conclusioni del Consiglio europeo fissano in modo chiaro quattro priorità per l’Ue in materia di energia. La prima consiste nel completamento del mercato interno di energia elettrica e gas entro il 2014, da raggiungersi in parallelo allo sviluppo - entro il 2015 - delle necessarie interconnessioni energetiche. Il completamento del mercato interno è un obiettivo fondamentale per l’Ue, e mentre dal settore del gas il processo di integrazione è ben avviato, per quanto riguarda l’energia elettrica le resistenze nazionali sono tuttora considerevoli.

La seconda priorità, strettamente collegata alla prima, consiste nel favorire investimenti in infrastrutture energetiche nuove e intelligenti, sulla base delle linee guida fornite dal regolamento Ten-E adottato ad aprile. Gli investimenti infrastrutturali non sono necessari soltanto a garantire il funzionamento e la sostenibilità dei flussi energetici in Europa, ma rappresentano un fattore di rafforzamento della competitività e della crescita europea.

Terza priorità, essenziale per un’area fortemente dipendente dalle importazione di idrocarburi, è l’intensificazione del processo di diversificazione degli approvvigionamenti energetici, che si associa alla necessità - nel tentativo di ridurre la dipendenza energetica esterna dell'Ue e stimolare la crescita economica interna - di promuovere lo sviluppo di risorse energetiche interne.

Infine, l’intensificazione degli sforzi verso l’efficienza energetica rappresenta la quarta priorità identificata dal Consiglio. Un uso efficiente delle risorse energetiche, in linea con la direttiva europea adottata lo scorso ottobre, rappresenta infatti il primo passo verso la riduzione dei consumi ed in generale la diminuzione dei costi per l'energia.

Nella sostanza, la portata innovativa delle conclusioni del Consiglio appare abbastanza limitata. Sorprende, piuttosto, la mancata enfasi sulla necessità di armonizzare le politiche nazionali sulle energie rinnovabili, con il semplice invito del Consiglio alla Commissione a presentare orientamenti su regimi di sostegno efficienti ed efficaci in termini di costi a favore delle rinnovabili.

Debolezze europee
Considerando che la transizione energetica in Europa si giocherà principalmente in questo settore, la mancanza di visione e di un coordinamento dell’Ue potrebbe avere un impatto negativo sul futuro europeo. L’esigenza di una maggiore e più concreta attività di armonizzazione da parte dell’Unione era già stata sottolineata dal presidente francese Hollande, che poco prima del Consiglio ha invitato i paesi membri alla creazione di una comunità europea dell’energia (seppur) circoscritta al settore delle rinnovabili.

L’attuale modello di governance, infatti, risulta troppo macchinoso per garantire all’Ue e ai suoi stati membri la capacità di operare in un settore, quello energetico, sempre più globalizzato, competitivo e in rapida evoluzione. Tali difficoltà sono determinate in primo luogo dal dettato del Trattato di Lisbona, che pur riconoscendo l'importanza della politica energetica attribuisce all’Ue competenze ben definite (si legga limitate) per raggiungere gli obiettivi comuni degli Stati membri nel settore dell'energia. Data la natura strategica del settore, questi rivendicano con forza la propria sovranità su scelte fondamentali di politica energetica quali le fonti di approvvigionamento e la composizione del mix energetico.

In questo contesto, oltre alla divisione delle competenze tra Ue e Stati membri, si aggiunge la natura complessa e frammentaria del processo decisionale europeo in materia energetica. Al fianco della Direzione generale (Dg) energia (Ener), infatti, un ampio numero di attori contribuisce a plasmare l’azione energetica dell’Ue. Prime fra tutti, la Dg concorrenza (Comp) e la Corte europea di giustizia, le cui iniziative negli anni passati hanno avuto un ruolo fondamentale per la liberalizzazione e integrazione dei mercati energetici europei.

Vanno poi considerate le competenze della Dg ambiente (Env), e dell’Agenzia per la cooperazione fra i regolatori nazionali dell'energia (Acer) e l’Agenzia Europea dell’Ambiente (Eea). Infine, non va sottolineato il ruolo del Servizio europeo per l’azione esterna (Seae), e le iniziative della stessa presidenza della Commissione, per quei dossier con una forte dimensione internazionale, tra cui quello della sicurezza degli approvvigionamenti energetici.

Da modello a motore
La necessità di una concreta accelerazione dei processi di integrazione europea - che abbracci anche i temi dell’energia - sembra essere un elemento condiviso da una parte significativa dell’attuale governo italiano, primo ministro Letta in primis. Inoltre, sul piano interno l’Italia si è resa protagonista di un’iniziativa di successo, culminata con l’elaborazione di una Strategia energetica nazionale (Sen) che mancava da oltre due decenni.

Nonostante alcune critiche mosse sia in ambito parlamentare che dalla società civile, la Sen è presa a modello dai partner europei non soltanto per il suo contenuto, ma anche per quel che riguarda il processo ‘consultivo’ che ha portato alla sua stesura e definitiva adozione.

Partendo dalla credibilità guadagnata dalle autorità - e delle idee - italiane in questo contesto, il governo potrebbe raccogliere i segnali di apertura provenienti da Parigi per rilanciare un processo fondativo di una nuova politica energetica europea. Una politica comune nella quale l’Italia potrebbe aspirare ad avere un ruolo guida nella definizione delle priorità strategiche, ma dalla quale avrebbe anche molto da guadagnare, vista la sua vulnerabilità sia in termini di competitività dei prezzi che di eccessiva dipendenza dalle importazioni.

Nel secondo semestre del 2014 l’Italia sarà chiamata ad assumere la presidenza del Consiglio dell’Ue. Sulla scia del successo della Sen l’esecutivo potrebbe porre l’agenda energetica al centro del dibattito europeo. Si tratta di un’iniziatica ambiziosa e non scontata. Ma, come noto, l’integrazione europea ha compiuto i suoi passi più significativi proprio nei momenti più complessi.

Nicolò Sartori è ricercatore presso l'Area Sicurezza e Difesa dello Iai.
 
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