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Dalle catastrofi alla resilienza
Strategia Ue per la prevenzione delle crisi
Kristalina Georgieva, Andris Piebalgs
04/12/2012

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La siccità e i cattivi raccolti sono all'origine della crisi alimentare che da due anni miete vittime tra le popolazioni africane del Corno d’Africa e del Sahel. Anche le popolazioni di altre parti del mondo sono esposte al rischio di siccità, inondazioni e altri eventi nefasti gravi. Vi è però un fattore che incide sulla capacità dei paesi e delle persone di reagire a profondi stravolgimenti e far fronte a stress e crisi impreviste: la resilienza, o capacità di recupero.

Investimento
Gli strumenti per preparare le comunità più vulnerabili a siccità, inondazioni e altre crisi cicliche esistono: sono l'analisi dei dati, il riconoscimento dei modelli, la valutazione dei rischi, gli investimenti intelligenti e le attività gestite dalle collettività. I primi interventi di rafforzamento della resilienza si sono dimostrati all'altezza delle aspettative: in alcune parti del Corno d' Africa e nel Sahel, per esempio, i progetti europei hanno permesso di alleviare le conseguenze più estreme della siccità in determinati settori, evitando così a migliaia di persone di soccombere alla fame.

Rafforzare la resilienza ha un riscontro finanziario. Per ogni euro investito in misure di preparazione si possono risparmiare tra i quattro e i sette euro in interventi di reazione alle catastrofi. Se gli operatori umanitari e dello sviluppo vogliono seriamente salvare vite umane e dare un valore alla vita, è questa la strada che da percorrere.

Non stupisce infatti che operatori umanitari e dello sviluppo di tutto il mondo studino attivamente come inglobare la resilienza nelle loro attività. Non stupisce neanche che l'Unione europea, leader mondiale degli aiuti umanitari e allo sviluppo, si sia fatta paladina della resilienza e compia oggi un grande passo avanti presentando un ambizioso documento programmatico sul tema.

Con questo documento l'Unione si impegna a dare centralità alla resilienza nei progetti umanitari e di sviluppo e a coordinare meglio le proprie attività per facilitare la transizione dall'emergenza al risanamento e allo sviluppo.

Mentalità e impostazione
Il mondo cambia, le collettività si ritrovano a gestire shock sempre più gravi e frequenti e il nostro modo di procedere deve seguire il passo. La nostra ambizione è gestire meglio le crisi affrontandone le cause profonde, piuttosto che lottare per arginarne gli effetti. Questa impostazione è particolarmente pregnante nel caso dell'insicurezza alimentare, che ha cause spesso complesse: cambiamenti climatici, scarsa produttività, volatilità dei prezzi, crescita demografica, accesso ristretto ai mercati.

Certo, risolverle non è facile, ma non c'è altro modo se vogliamo superare il più grande problema affrontabile al mondo: la fame. Un problema che ancora oggi colpisce quasi un miliardo di persone. Rafforzando la resilienza invece di lottare contro le conseguenze di un'ennesima crisi spenderemo di meno, saremo più efficienti e interverremo in modo più sostenibile.

La buona notizia è che non c'è bisogno di cominciare da zero: abbiamo già raggiunto risultati incoraggianti in Africa con l'iniziativa Share (Corno d’Africa) e il partenariato Agir (Sahel) che, collegando aiuti umanitari e aiuti allo sviluppo, consentono alle comunità di riprendersi più velocemente dalle recenti siccità e sviluppano la capacità dei più vulnerabili di risollevarsi e sopravvivere a eventi futuri.

Investire nel futuro costruendo sistemi irrigui, promuovendo colture più resistenti, aiutando gli allevatori a gestire le mandrie, invece di dare aiuti alle popolazioni colpite dalla siccità perché sopravvivano fino alla prossima catastrofe, implica un rinnovamento profondo non solo di mentalità ma anche di impostazione pratica. Di recente l’Ue ha investito per esempio tre milioni di euro nel progetto HarvestPlus che sviluppa sementi più nutrienti e resilienti per gli agricoltori poveri in Africa.

Anche se non hanno ancora la portata auspicata, i risultati di questi progetti rivelano le reali potenzialità della resilienza e spianano la strada a nuove iniziative. Share e Agir mirano alla sicurezza alimentare, ma l’intento della Commissione europea è di promuovere la resilienza anche in altre regioni del mondo e ad altri tipi di vulnerabilità, come ad esempio in quelle minacciate da inondazioni, cicloni, terremoti e tsunami. I tre elementi chiave che potranno permetterci di raggiungere risultati positivi sono la valutazione dei rischi, la prevenzione e la risposta potenziata.

Priorità comune
Per affrontare un problema bisogna capirlo. Se vogliamo quindi aiutare i paesi a essere più resilienti dobbiamo comprendere i rischi per trovare risposte adeguate. I campanelli d'allarme sono già un modo di premunirsi, come ci hanno insegnato le inondazioni del 2010 in Nepal: grazie al sistema di allarme rapido collegato via radiofonica e telefonica, le comunità a rischio lungo il fiume Rapt sono state evacuate prima che i villaggi fossero inondati, il che ha permesso di salvare vite umane e ridurre i danni materiali.

La resilienza può essere rafforzata e dare i propri frutti solo se perseguita come priorità da tutti: non solo dai donatori, come l' Unione europea, che devono poter dispensare aiuti in modo più flessibile e mirato, ma anche dai governi dei paesi più esposti alle catastrofi, dal settore privato, che può mettere a disposizione importanti conoscenze in fatto di assicurazione e valutazione dei rischi, e dalla società civile.

La Commissione europea intende dare un segnale chiaro: siamo disposti a riesaminare le nostre priorità come donatori e fare della resilienza il nostro nuovo obiettivo ambizioso. Lavoreremo assieme agli operatori umanitari e dello sviluppo, ai decisori politici e a tutti gli altri partner per trovare soluzioni adeguate e durature alla fame e a catastrofi che si fanno sempre più minacciose.

Molte popolazioni a rischio non sono in grado di aiutarsi da sole e noi ci impegniamo a offrire loro una possibilità reale di essere meno vulnerabili, di riprendersi e di diventare più resilienti. È questa la vera chiave del successo.

Kristalina Georgieva è un'economista e politica bulgara; commissario europeo per la cooperazione Internazionale, gli aiuti umanitari e la risposta alle crisi.
Andris Piebalgs è un politico e diplomatico lettone; commissario europeo per lo Sviluppo
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