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Iniziativa Ue in Medioriente
Zona senza armi nucleari
Nico Frandi
30/10/2012

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Il Consorzio Ue per la non proliferazione sta organizzando, il 5 e 6 novembre a Bruxelles, un seminario volto a discutere della creazione di una zona libera da armi di distruzione di massa e relativi vettori in Medio Oriente (d'ora in avanti Mewmdfz o più semplicemente Zona). Il seminario segue una decisione ad hoc adottata sul tema dal Consiglio Ue di luglio scorso, che ha confermato la volontà europea di sostenere il lungo processo per la creazione di una Zona.

Il seminario ha l’obiettivo di riunire nuovamente a Bruxelles tutte le parti interessate e di contribuire a creare un dialogo costruttivo, indipendentemente dallo svolgimento della Conferenza sulla Zona (che dovrebbe svolgersi tra la fine del 2012 e il 2013), la cui convocazione è affidata al Segretario generale delle Nazioni Unite e ai tre paesi depositari del Trattato di non proliferazione (Tnp).

L'ambizione dell'Ue è di poter compiere in Medio Oriente una serie di piccoli passi, reciprocamente vantaggiosi, atti a innestare una spirale di mutua fiducia che possa condurre a un quadro di sicurezza permanente ed estesa a tutti i paesi della regione.

Finestra di opportunità
Se si guarda alle posizioni ufficiali dei principali attori regionali coinvolti nel processo in questione, dai negoziati dei primi anni novanta tra Egitto e Israele in materia di controllo degli armamenti e sicurezza regionale (ACRS talks) ad oggi, non si possono ravvisare sostanziali evoluzioni.

Il Medio Oriente resta complicato da tre ordini di fattori: i conflitti e le tensioni intrinseche alla sua storia, l'asimmetria nucleare, l'assenza di organizzazioni regionali o piattaforme istituzionali di carattere inclusivo (la Lega araba lascia fuori l’Iran e, ovviamente, Israele, il Consiglio di cooperazione del Golfo si limita ai sei paesi della penisola arabica) cui affidare forme di dialogo strutturato e la presenza di attori non statuali (Hezbollah e Hamas).

Questi tre fattori da soli sono sufficienti a generare e perpetuare pessimismo sulle sorti della regione in generale, e su quelle della Zona in particolare. Se l’analisi si focalizza su un livello tecnico, il quadro rischia di complicarsi.

In campo nucleare, Israele è l'unico Stato della regione che non sia parte del Tnp. L'Arabia Saudita e la Siria non hanno aderito al Comprehensive Test Ban Treaty (Ctbt) mentre Israele, Egitto e Siria lo hanno firmato ma non ratificato.

In campo chimico e biologico, l'Oman e gli Emirati Arabi Uniti non sono parti contraenti del Protocollo di Ginevra del 1925. Israele non ha aderito alla Convenzione sulle armi biologiche, mentre ha firmato la Convenzione sulle armi chimiche senza ancora ratificarla. Egitto e Siria non hanno aderito a quest'ultima mentre sono firmatari, senza aver proceduto alla ratifica, della Convenzione sulle armi biologiche.

In questo quadro a tinte fosche anche la recente caduta di alcuni regimi autoritari, il rinnovo delle élites al potere e l'avvento della democrazia non resteranno certo privi di conseguenze. Più difficile rimane, per il momento, poter attribuire a tali conseguenze una valenza positiva per la regione, ossia intravedere nella cosiddetta “primavera araba” la nascita di nuove, certe, opportunità piuttosto che il sormontare di nuovi incessanti ostacoli.

Un’analisi attenta del processo per la creazione di una Mewmdfz mostra tuttavia il graduale ma progressivo affiorare di alcuni aspetti che, rimasti per lungo tempo isolati e ancillari, vanno ora componendosi in poli tematici largamente condivisi.

Vi è una maggiore concentrazione sul tema delle confidence building measures, ritenute necessarie in ogni ambito settoriale della Zona e ad ogni stadio di avanzamento del processo. Si sono consolidati il principio di trasparenza, la necessità non più rinviabile di pervenire ad un’architettura di sicurezza regionale, una crescente attenzione alle questioni legate allo sviluppo degli usi pacifici dell'energia nucleare, da un lato, e la raggiunta consapevolezza che il processo per la creazione di una Zona in Medio Oriente debba essere separato dal processo di pace e dalla questione israelo-palestinese, dall'altro.

Rilancio
Secondo alcuni autorevoli esponenti della regione, la Conferenza del 2012 è l’ultima opportunità di rilancio di un processo che, iniziato nel 1974, esteso nei contenuti e nelle ambizioni nel 1990, ha registrato un rilevante impeto nel 1995 per poi giungere all'attuale momento rivelatore.

Se la conferenza avrà successo, il processo continuerà su piste solide per gli anni a venire; se invece la Conferenza non si svolgerà o sarà fallimentare per grado o livello di partecipazione o per i suoi esiti contenutistici, allora il processo subirà una drastica battuta d’arresto, con l’inevitabile avvio di una corsa agli armamenti nella regione e il conseguente indebolimento dei regimi di non proliferazione esistenti.

Quel che è certo è che nel corso degli ultimi tre decenni gli stati arabi hanno investito un ingente capitale politico nel processo per la creazione di una Mewmdfz. Ne è esempio la recente istituzione di un comitato di alti funzionari all'interno della Lega araba per coordinare e preparare la partecipazione araba alla conferenza e alle altre iniziative parallele, tra le quali quelle adottate dall’Ue.

In questo contesto, e nel senso ora descritto, la nuova iniziativa europea risponde ad una logica che, seppur legata a molte variabili imprevedibili, sembra non essere mai stata così valida e pregna di significato.

Il processo per una Mewmdfz, se seriamente avviato, fornirebbe una risposta alla crisi iraniana che rischia di innescare una corsa alla proliferazione nucleare su scala regionale. Spingerebbe Israele ad uscire dalla politica di opacità e in ultimo rimuoverebbe l’asimmetria rappresentata dal programma nucleare israeliano e la minaccia chimica in Siria e altrove.

Sfide future
Il processo contribuirebbe a creare le condizioni per una cooperazione regionale estesa a sfide future, quali ad esempio una riduzione delle risorse petrolifere, l'aumento delle temperature e la scarsità di acqua a fronte di un progressivo incremento demografico.

Gli effetti positivi di una Mewmdfz andrebbero ben aldilà del Medio Oriente. Il Tnp, esteso indefinitamente grazie al compromesso sulla Zona raggiunto nel 2010 in ottemperanza a una risoluzione del 1995, non solo ne uscirebbe rafforzato, ma risulterebbe corroborato dalla prospettiva di una rete di zone esenti da armi nucleari in espansione e capaci di ricomprendere tutto l’emisfero sud del globo.

Con un secondo seminario sulla Mewmdfz a Bruxelles l’Ue auspica di creare le condizioni propizie a un dialogo costruttivo, indipendentemente dallo svolgimento della successiva Conferenza. Il seminario avrà natura prevalentemente accademica e riunirà rappresentanti governativi e delle principali organizzazioni regionali e internazionali assieme alla società civile.

I partecipanti saranno invitati e prenderanno parte al dibattito esclusivamente nella loro capacità personale. I relatori saranno individuati in modo tale da riflettere le diverse sensibilità e le varietà di opinioni in Medio Oriente. I presidenti delle singole sessioni proverranno esclusivamente dal mondo accademico e saranno esterni alla regione.

Il Consorzio Ue per la non proliferazione è incaricato dell’organizzazione dell’evento e della pubblicazione di venti brevi articoli sulle diverse tematiche pertinenti alla creazione di una Mewmdfz. Un sito internet dedicato raccoglierà la documentazione di base e un resoconto del seminario a sola opera del Consorzio. L’evento sarà condotto con la regola Chatham House a garanzia di un dialogo realmente franco e costruttivo.

Nico Frandi è Consigliere di Legazione presso Ministero degli Affari Esteri, attualmente in servizio quale Policy officer, Weapons of Mass Destruction, European External Action Service. Il contenuto di questo articolo e le idee ivi espresse non riflettono alcuna posizione ufficiale dell'Unione europea e sono da intendersi come opinione personale dell'autore.
 
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