affarinternazionali

Russia
Putin alla riscossa
Gregorio Baggiani
05/03/2012

  più piccolo più grande
La Russia ha conferito a Vladimir Putin il terzo mandato da presidente con oltre il 60% dei suffragi. Nonostante le denunce di brogli da parte sia delle opposizioni che degli osservatori internazionali, tra cui anche la Ue, e un netto calo rispetto al 2004 (quando conquistò il 71,3% dei voti) Putin conferma un sostanziale radicamento nel paese, anche se più nella periferia, dove si teme che l’instabilità politica possa aggravare la crisi, che al centro (a Mosca il presidente si è fermato al 47%).

Per quanto riguarda gli altri candidati, il comunista Ghennadi Ziuganov è arrivato secondo, con il 17,1%, terzo il miliardario Mikhail Prokhorov al 6,9%, davanti al populista Vladimir Zhirinovski (6,7%).

Questi risultati vanno anche collegati a quelli delle elezioni parlamentari dello scorso dicembre, che hanno segnato un sensibile spostamento dei rapporti di forza all’interno della Duma. In quell’occasione, ad ottenere un notevole successo elettorale sono stati principalmente i comunisti (Kprf), cresciuti di oltre il 20% ed i liberal-democratici dell’Ldpr, partito nazionalista di destra.

Populismo
Lo spostamento dell’elettorato verso le ali sinistra (Kprf) e destra (Ldpr) dello spettro politico russo implica un probabile impegno del nuovo presidente per il rafforzamento dello stato sociale. In politica estera, invece, Putin potrebbe rilanciare gli istinti di restaurazione dello spazio economico e politico ex sovietico e, al contempo, accrescere le tendenze xenofobe e nazionaliste presenti da sempre nella cultura politica del paese, in particolare verso l’area caucasica e dell’Asia centrale.

Putin è un accanito sostenitore dell’integrazione economica, e parzialmente politica, tra gli Stati che fino a venti anni fa facevano parte dell’Unione Sovietica. Ma l’ondata di proteste che si sono registrate nei giorni precedenti al voto è destinata a non interrompersi, non solo a causa dei brogli elettorali, ma anche per il dissenso verso una politica economica piuttosto statica che non consente al paese di esprimere le potenzialità imprenditoriali e intellettuali di cui dispone.

La causa principale della relativa debolezza della struttura produttiva russa, evidente soprattutto nell’export, è da ricercare soprattutto nella rigida regolamentazione burocratica dell’impresa privata, ma anche nella radicata corruzione che attraversa molti settori dell’apparato statale e privato, con frequenti collusioni tra affari e politica. Questo processo comporta un graduale aumento delle sperequazioni sociali tra quanti riescono ad avvalersi delle strutture statali di tipo “informale” e quanti, invece, non vi hanno accesso.

Classe media
Nel corso degli ultimi anni, tuttavia, anche in Russia si è assistito alla nascita di una classe media che si potrebbe senza alcun timore definire, anche secondo standard occidentali, come abbiente. È proprio questa classe media che potrebbe accrescere le pressioni sul governo perché limiti la corruzione degli apparati statali, e quelle forme di potere arbitrario ed informale che tuttora caratterizzano il paese. Un esempio su tutti è rappresentato dalla sostanziale dipendenza del potere giudiziario dal quello politico.

È molto importante distinguere, tuttavia, tra il “risveglio” della classe media urbana che scende in piazza per protestare contro i brogli e per rivendicare uno Stato più vicino al modello europeo, e un’opposizione tradizionale (come quella comunista) che pone l’accento essenzialmente su riforme economico-sociali che consentano maggiore giustizia sociale.

I problemi legati alla struttura fortemente duale dello Stato russo, caratterizzato da una rigorosa applicazione della legge in senso rigidamente formale, da un lato, e da pratiche di potere che si possono definire “informali” o extralegali (clientelari, corruttive, autoritarie, ovvero il cosiddetto “nichilismo giuridico” spesso evocato da Medvedev) dall’altro, continueranno ad essere sollevati dalle proteste di piazza anche nei prossimi mesi.

In discussione è dunque il processo di modernizzazione economica e politica che potrebbe avere importanti conseguenze anche per la cooperazione con l’Occidente. Modernizzazione economica che finora, soprattutto su impulso di Vladimir Putin, ha comportato un rafforzamento del ruolo dello Stato nella gestione delle grandi risorse energetiche del paese, ma che ha stentato anche a far crescere una forte classe imprenditoriale, composta prevalentemente da aziende di piccole e medie dimensioni che in Occidente costituiscono spesso il nerbo della struttura produttiva.

Alternativa
Eletto presidente per la terza volta, Putin si ritrova davanti la cruciale sfida della modernizzazione economica e produttiva, che passa anche per cambiamento di tipo politico e culturale, a cominciare da un effettivo pluralismo politico, e non soltanto di facciata, e da una netta separazione del potere politico da quello economico e, soprattutto, giudiziario. Ma la cultura politica russa che Putin rappresenta non sembra in grado di promuovere contemporaneamente “libertà” e “sicurezza”, ovvero di concepire un’attività economica o anche politica che si svolga liberamente senza per questo minacciare lo Stato e la sua insindacabile autorità.

Il riequilibrio del rapporto tra Stato e società civile a favore di quest’ultima costituisce dunque il nodo di fondo di questo terzo mandato presidenziale. Putin continuerà infatti a regnare incontrastato almeno fino al 2016, o fino a quando un’opposizione più forte, coesa e in grado di esprimere un candidato realmente alternativo e più competitivo non riusciranno a spodestarlo. Scenario, ad oggi, ancora impensabile.

Gregorio Baggiani è Dottore di Ricerca in Storia Contemporanea e collaboratore scientifico presso la Cattedra di Storia delle Relazioni Internazionali e dell'Europa Orientale Università Roma Tre.

 
Invia ad un amico - Stampa 
Vedi anche
Resa dei conti nella Russia di Putin, di Vanni Pettinà
Polveriera Russia, di Giovanni Casa
Allegro, non troppo, di Michele Comelli

Temi
ElezioniRussia

Politica estera
italiana
Unione
europea
Sicurezza, difesa
terrorismo
Mediterraneo e
Medio Oriente
Economia
internazionale
Est Europa e
Balcani
Usa e rapporti
transatlantici
Africa
Istituzioni
internazionali
Asia
Energia e
ambiente
America
Latina
Gli articoli più letti