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Bilancio della difesa 2011
Forze armate alla ricerca dell’equilibrio perduto
Valerio Briani, Alessandro Ungaro
20/12/2010

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Si profila un altro anno magro per la difesa italiana: il bilancio rimane pressoché inalterato, mentre lo squilibrio interno tra le varie voci di spesa aumenta ulteriormente. L’efficienza delle forze armate ne potrebbe seriamente risentire. La Nota aggiuntiva allo stato di previsione per l’anno 2011, il documento programmatico del ministero della Difesa, prevede un bilancio pari a 20,4 miliardi di euro, con un incremento dello 0,6% rispetto al 2010.

Al fine di valutare le risorse effettivamente disponibili per le forze armate è però necessario prendere in considerazione solo la cosiddetta Funzione Difesa, cioè la voce di bilancio che racchiude le spese afferenti al funzionamento dello strumento militare. Giova ricordare infatti che il bilancio di via XX settembre include anche voci che poco hanno a che fare con la difesa, come la “Funzione Sicurezza del Territorio” (cioè le spese per i Carabinieri, che operano quasi esclusivamente come forza di polizia) e le “Funzioni Esterne” (attività come il rifornimento idrico alle isole o i servizi per il traffico aereo civile).

Sempre più in basso
Lo stanziamento 2011 per la Funzione difesa ammonta a 14,3 miliardi di euro, un incremento dello 0,2% rispetto al 2010 e quindi, contando l’inflazione, una riduzione in termini assoluti. La Funzione Difesa racchiude tre categorie: personale, esercizio ed investimento.

La previsione di spesa per il personale, ossia gli stipendi dei militari in servizio, ammonta a 9,4 miliardi di euro, con un aumento in valore assoluto di circa 86 milioni (+0.9%) rispetto all’anno precedente. La stessa Nota avverte però che tale aumento potrebbe non essere sufficiente per garantire i reclutamenti previsti nel 2011.

La voce esercizio include le spese per l’addestramento e la formazione del personale, la manutenzione dei mezzi e degli equipaggiamenti, nonché le scorte di munizionamento e di carbo-lubrificanti. Questa categoria subirà un taglio del 18% rispetto al 2010 (320 milioni). La voce esercizio ha già subito, nel corso degli anni, una serie di tagli notevoli; nel 2009 la riduzione è stata addirittura del 29%, quest'anno del 6,8%. Secondo la Nota le risorse stanziate per il 2011 sono al di sotto della soglia minima indispensabile al settore.

La voce investimento include i fondi per l’acquisto di nuovi mezzi ed equipaggiamenti, inclusi i programmi di sviluppo internazionali. Per il 2011 sono previsti 3,4 miliardi di euro, un aumento di 266,3 milioni di euro (+8,4%). Tale cifra, che garantirà la copertura finanziaria per i programmi già avviati, sarà integrata da un contributo del Ministero per lo Sviluppo Economico che normalmente si aggira intorno a 1,4 miliardi.

Squilibri
Il bilancio è fortemente squilibrato. Una ripartizione ottimale dei fondi tra le tre voci della Funzione Difesa richiederebbe un 40% del totale per il personale, e un 30% ciascuno per esercizio e investimento. Se si rispettasse questo parametro, i fondi disponibili per l’addestramento e l’equipaggiamento dei soldati sarebbero perfettamente proporzionati al loro numero. Una ripartizione meno equilibrata, ma comunque accettabile, sarebbe un 50% per personale, un 25% per esercizio e altrettanto per investimento: questo è il modello che le forze armate si sono poste come obiettivo, e che in realtà era stato raggiunto nel 2001 quando la ripartizione era: personale 46%, esercizio 28,3% investimento 25,7%.

Il prossimo anno, invece, le spese per il personale ammonteranno al 65,8%, mentre l’esercizio conterà per il 10% e l’investimento per circa il 24%. Si tratta addirittura di un peggioramento rispetto al 65,4% stanziato per il personale nell'anno in corso. A preoccupare è soprattutto il calo continuo delle risorse destinate al settore esercizio, fattore cruciale per la disponibilità di personale preparato fisicamente, professionalmente e mentalmente allo svolgimento delle proprie funzioni. Ma servono anche mezzi, materiali ed equipaggiamenti idonei, efficienti e sicuri per lo svolgimento delle attività operative. I fondi attualmente disponibili non sono sufficienti ad assicurare l’addestramento di tutto il personale, né ad eseguire la manutenzione dei mezzi se non a livello basilare.

Che fare
Per correggere questo sbilanciamento occorrerebbe stanziare più risorse per il ministero della difesa, da devolvere interamente alla voce esercizio. Considerata l’attuale situazione economica e il tradizionale disinteresse della classe politica e dell’opinione pubblica per i temi della difesa, questa opzione appare difficilmente realizzabile.

L’alternativa è quindi trasferire risorse dal personale e dall'investimento verso l’esercizio. Ridurre gli investimenti comporterebbe però la rinuncia a progetti di sviluppo e acquisizione già avviati, con uno spreco di una parte delle risorse stanziate per tali programmi. Ridurre il numero del personale implicherebbe invece una capacità di intervento all’estero ridotta, e quindi la rinuncia, probabilmente, ad alcuni degli impegni attualmente assunti in ambito internazionale.

Per uscire da questo impasse, bisognerebbe mettere mano a una riduzione del numero degli ufficiali e dei sottoufficiali, che sono in esubero rispetto alla truppa dopo l'abbandono della leva e la professionalizzazione delle forze armate. Il numero dei graduati andrebbe ridotto contestualmente all’aumento dei volontari di truppa. Le risorse per attuare questa trasformazione strutturale sono però bloccate. Si attende ancora il rifinanziamento della Legge 168/2005 che permetterebbe a ufficiali e marescialli in esubero di andare in congedo fino a cinque anni prima del previsto; mentre con il decreto legge 66/2010 sono stati ridotti del 40% i fondi per completare la trasformazione dello strumento militare. È un nodo che deve essere affrontato al più presto se non si vuole rischiare di mettere a repentaglio l'efficienza delle nostre forze armate.

Valerio Briani è ricercatore presso l’Istituto Affari Internazionali.
Alessandro Ungaro è stagista presso l’Istituto Affari Internazionali
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Vedi anche:

V. Briani: Forze armate sotto pressione

G. Gasparini: Il vero bilancio italiano della difesa

M. Arpino: Le forze armate al bivio

G. Gasparini: Una scure che taglia le gambe alla riforma
 
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