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Sovranismo e nazionalismo, Russia e MO

M5S/Lega: linee di politica estera parzialmente convergenti

8 Ott 2018 - Carlo Trezza - Carlo Trezza

Delle 38 pagine del Contratto di Governo della coalizione alla guida del Paese, mezza pagina è dedicata alla politica estera e mezza pagina alla politica di difesa. È pochissimo considerando che maggiore spazio viene  dedicato dal Contratto al sostegno dei circoli sportivi. Ma quali sono le originarie posizioni di partenza delle due forze politiche contenute nei rispettivi programmi elettorali?

Le linee di politica estera del Movimento 5 Stelle
Il  Movimento 5 Stelle ha basato il proprio programma sull’autodeterminazione dei popoli, la sovranità, l’integrità territoriale e sulla non ingerenza negli affari interni dei singoli Paesi. A questi principi il Movimento ha aggiunto anche  il ‘multilateralismo’, un concetto che mal si concilia con quelli della sovranità e della non ingerenza di cui  il multilateralismo dovrebbe costituire il superamento.

Nel programma si sostiene il ripudio della guerra e l’opposizione ad ogni intervento armato “fatta eccezione per le truppe di mera interposizione pacifica”. Le operazioni per il mantenimento della pace dovrebbero comunque svolgersi “in stretta ottemperanza ai principi e agli scopi sanciti dalla Carta dell’Onu”.

Un capitolo a parte è dedicato al “Disarmo come premessa alla pace”. Il baricentro più che l’Europa  è in questo caso il Mediterraneo che dovrebbe divenire una zona di pace libera da armi nucleari. I 5 Stelle intendono rimuovere la minaccia costituita dall’esistenza di armi di distruzione di massa, in particolare di armi nucleari, e richiamano le disposizioni del Trattato di Non proliferazione che proibiscono, ai Paesi che le posseggono, la consegna ad altri delle armi nucleari. Ne sono proibiti altresì ricezione, possesso e disposizione da parte degli Stati non militarmente nucleari. L’ impressionante proliferazione di armi atomiche, si dice nel testo,”coinvolge anche l’Italia, in contrasto con i menzionati principi”.

Ampio spazio è dedicato ai rapporti con la Russia, e alla rimozione delle sanzioni. Alla Nato si chiede la revisione del concetto strategico giudicato incostituzionale. Per il  Medio Oriente si promuove il riconoscimento dello stato palestinese “nei confini del 1967”.

Le linee di politica estera della Lega
L’interesse nazionale e la sovranità sono, anche per la Lega, principi cardinali. La Russia, “parte della civiltà occidentale e in prima linea nella difesa di alcuni dei suoi valori”, dovrebbe essere percepita quale partner anziché come minaccia. La collaborazione con la Russia non dovrebbe però essere vista come alternativa al rapporto con gli Stati Uniti d’America. “Le politiche dell’Amministrazione Trump sono spesso in piena sintonia con il programma della Lega e con gli  interessi nazionali italiani”. Anche la Lega attribuisce priorità al Mediterraneo dove “si addensano più fattori di instabilità” e che “non è più al centro dell’attenzione degli Usa”.  Tra le minacce alla sicurezza si trova ai primi posti l’immigrazione di massa incontrollata che andrebbe affrontata in sede Ue dove, si dice nel testo, “un’intesa è possibile soprattutto coi Paesi del Gruppo di Visegrad”.

Nei paragrafi dedicati alla difesa la Lega sostiene la reintroduzione del servizio di leva che “permetterebbe di promuovere  la salute fisica e la formazione civica”. Si parla in particolare di uno screening medico sistematico della  popolazione  giovanile, reso possibile  dalla coscrizione. Nel documento si afferma infine che il sostegno all’industria nazionale della difesa è un interesse strategico. Andrebbe avviata “una  strategia  opportunamente aggressiva” per   favorire le eccellenze così da sfruttare “il volano delle esportazioni e offrire i migliori prodotti alle nostre Forze Armate”.

Posizioni solo in parte convergenti
Le posizioni di partenza delle due formazioni  in materia di politica estera e difesa sono assai articolate ma solo in parte convergenti; poco ne è filtrato, come si è detto, nella stesura finale del Contratto di Governo cui il premier Conte si deve attenere, come testimonia il suo anodino discorso all’Assemblea generale dell’Onu. Per quanto si riferisce ai principi vi è convergenza su sovranità, integrità territoriale, interesse nazionale e non ingerenza negli affari interni dei singoli Stati, ma è messo da parte il concetto di multilateralismo caldeggiato dai 5 Stelle.

Si conferma l’appartenenza all’Alleanza atlantica e si recepiscono le istanze della Lega in materia di riconoscimento degli Stati Uniti d’America quale alleato privilegiato. Manca invece ogni riferimento alla politica estera e di sicurezza dell’Unione europea e alla sua  crescente dimensione di  difesa, cui nessuna delle due parti ha fatto riferimento nel proprio programma elettorale. Campeggia invece nel Contratto l’apertura prioritaria verso la Russia “che è da percepirsi non come una minaccia ma quale partner economico e commerciale” e l’invito al ritiro immediato delle sanzioni imposte alla Russia, “da riabilitarsi come interlocutore strategico…”

Le due forze politiche convergono nel sottolineare la centralità del  Mediterraneo; non viene pero’ recepita né l’idea  5 Stelle di stabilirvi una zona di pace priva di armi nucleari né la spinta anti nucleare sulla delicatissima questione della compatibilità del “nuclear sharing” della Nato con le disposizioni del Trattato di non proliferazione che avrebbe  creato difficoltà nell’ambito atlantico.

Le parti condividono invece l’opportunità, fortemente sostenuta dai 5 Stelle, di “rivalutare” la presenza dei contingenti italiani nelle singole missioni internazionali, il che lascia prevedere un ridimensionamento delle operazioni fuori area (se non altro per motivi di bilancio). Si recepisce nel Contratto l’istanza, fortemente voluta dalla Lega, di promuovere l’industria della difesa e le esportazioni di armamenti e ciò nonostante l’avviso diverso dei 5 Stelle che sostenevano “la riduzione del finanziamento illecito e del traffico di armi”. La propensione della Lega a reintrodurre il servizio di leva non è menzionata nel Contratto di Governo.

Le tendenze di fondo dell’attuale maggioranza
Dal raffronto emerge che la spinta sovranista e nazionalista, l’allineamento con la Russia di Putin, l’attenzione prioritaria verso il Mediterraneo e una totale indifferenza verso le capacità dell’Unione europea nel campo della sicurezza e difesa costituiscono le tendenze di fondo che animano l’attuale maggioranza.

Una maggiore esposizione dei nuovi leader alle istanze comunitarie li indurrà sicuramente a prendere coscienza della centralità della partnership europea quale interesse nazionale insostituibile sia sotto il profilo economico che politico. E ciò nonostante gli attuali dissidi con la dirigenza dell’Unione.

Le potenzialità economiche e finanziarie della Russia, se si escludono le armi e il petrolio, sono minime rispetto a quelle dell’ Europa, mentre le  azioni russe in Ucraina e Crimea sono in contrasto evidente  con i proclamati principi di non ingerenza e integrità territoriale. Il Mediterraneo mantiene indubbiamente  una fondamentale valenza strategica ma il suo fianco sud è stato devastato dalle crisi collegate con le Primavere arabe. L’instabilità che ne è derivata ha frustrato i tentativi di stabilire un rapporto strutturato tra le due rive del Mare Nostrum. In quanto principale Paese  mediterraneo, spetta all’Italia costruire in sede europea un consenso che le riconosca tale leadership.