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Europa: per un’Unione all’altezza delle sue sfide

8 Ott 2018 - Veronica Sacco - Veronica Sacco

Ci sono diversi modi di concepire l’idea di Europa e ne esistono altrettanti in riferimento all’Unione europea, ma vi è tra esse un comune denominatore: le unità di cui sono composte, ovvero popolazioni tra loro tanto simili quanto differenti che, tra guerra e pace – a volte carnefici altre volte vittime -, indiscutibilmente abbiamo una storia che ci fa onore. Non necessariamente ciò che si possa definire “Europa” debba per forza essere delimitato da un guard-rail di linee politiche ed economiche.

L’Europa siamo noi con le nostre abitudini e tradizioni; nessuna legge che ci delimita, piuttosto mani che si tendono in cerca di una stretta di mano o pronte a premere il grilletto. Il salto di qualità è stato proprio raggiunto con il passaggio da Europa al vero e proprio progetto di integrazione europea che esprime chiaramente la volontà di sigillare un patto di pace e di fedele alleanza tra quelle stesse mani, così da unirsi sotto un’unica bandiera.

Un settimanale per l’Ue
Al fine di rafforzare un senso comune di appartenenza europea proporrei una rivista settimanale dell’Ue, con articoli che trattino ciò che accade nelle istituzioni europee, recensioni di libri e pubblicità su vari eventi e concorsi. Tale rivista dovrà essere tradotta in ognuna delle 24 lingue ufficiali dell’Ue. Per quanto riguarda il lato economico, sarebbe simbolico che venisse finanziata dai Paesi membri tramite budget comune.

Avete presente la quantità di giornali che vengono distribuiti ogni giorno presso la Tube londinese? Ecco, qualcosa di simile. Tutta la popolazione di ogni età e classe sociale deve avere l’opportunità di leggere ciò che accade nel proprio Paese, in Europa e nel mondo, a titolo completamente gratuito ovunque si trovi.

Nel migliorare l’Ue vorrei che venga inoltre presa in considerazione di un “approfondimento” dell’integrazione nell’istruzione e nella ricerca scientifica. Vorrei vedere emergere delle vere scuole europee dove gli Erasmus siamo possibili anche nei licei, così da poter migliorare anche l’apprendimento delle varie lingue Ue. Creare una maggiore interdipendenza tra i ricercatori di ogni Paese membro e finanziare progetti con fondi comuni.

“Un incontro di pugilato con guanti glacé”
“La diplomazia assomiglia ad un incontro di pugilato con guanti glacé, nel quale il suono del gong viene sostituita dal cincin dei bicchieri di champagne”, diceva il presidente francese George Pompidou. Nel corso della storia del continente europeo possiamo trovare molte similitudini tra i vari cammini che gli Stati hanno intrapreso, ma altrettante differenze sono presenti. Noi popoli dell’Unione europea siamo un fulgido esempio a livello globale di come la diversità possa cooperare al tavolo della diplomazia; potremmo considerarla come un vaso di Pandora che riesce sicuramente a contenere molti conflitti e tensioni tra gli Stati, ma riserva come dono la speranza di una cooperazione per il mantenimento della pace.

Se è vero che il sistema internazionale è anarchico, ciò non esclude il fatto che vi possa essere un gigante della diplomazia che possa contribuire a creare un ordine globale. L’idea di Ue come potenza “civile” non vuol dire definirla un attore debole, anzi – data la situazione internazionale di equilibri di potenza che stiamo vivendo – è proprio il momento di far emergere come mai è stato fatto questo gigante della diplomazia, portando avanti un modello alternativo di potenza che, seppur spogliato dell’esercito, gioca il suo ruolo da protagonista senza l’uso delle armi. L’Ue ha dato già la prova di essere in grado di svolgere tale ruolo in modo eccezionale, dove neanche gli Usa sono stati in grado di fare con il loro hard power.

Una responsabilità a cui non possiamo sottrarci
Un problema di emergenza che sicuramente non è possibile trascurare è la questione migratoria, in cui l’Europa è chiamata a svolgere un ruolo da protagonista e non può di certo permettersi di ritirarsi dal palcoscenico.

Abbiamo una responsabilità storica verso il continente africano: non ammetterlo non porterà ad una risoluzione del problema. In un momento in cui l’Onu è il grande assente, bisogna ripassare il copione e svolgere un ruolo di prim’ordine nella mediazione così da poter comunicare in modo pacifico da una sponda all’altra del Mediterraneo. Occorre sollecitare una cooperazione tra i Paesi membri dell’Ue sia con l’Unione africana, sia con ogni singolo Stato coinvolto in questa infinita gestione della questione migratoria.

Ritengo possa essere efficiente e risolutivo creare un vero e proprio budget europeo rivolto all’accoglienza dei rifugiati. La migrazione non è niente di nuovo sul nostro continente, anzi è un fenomeno che ha tracciato le rotte della nostra storia e per cui non possiamo assolutamente girarci dall’altro lato. Siamo popoli europei, e come tali siamo popoli migratori, cosicché spesso siamo stati accolti e altre volte siamo stati chiamati ad accogliere. Riconosciamo con fermezza che fenomeni come la migrazione, o anche la stessa amata globalizzazione, siano fattori irrefutabili nel nostro trascorso storico e del nostro presente; la prova ne sono i nostri occhi blu e la nostra pelle olivastra.

“Io credo nelle fate”
L’Ue ha bisogno in questo momento di un forte carburante; il combustibile migliore sono tutte quelle persone che ancora credono fortemente nella concezione di Europa unita e nel progetto d’integrazione. Il meccanismo è lo stesso che teneva in vita le fate di Peter Pan… finché tutti ci credevano, esse continuavano a vivere; nel momento in cui si smetteva di credervi, le fate morivano. Per ogni persona che perde fiducia nel progetto di Unione europea, una stella della nostra bandiera si affievolisce.

Foto di copertina © Flickr/European Youth Event