IAI
Il ricordo del segretario generale

Kofi Annan era l’Onu

24 Set 2018 - António Guterres - António Guterres

Versione italiana dell’orazione funebre pronunciata alle esequie di Kofi Annan ad Accra (Ghana) il 13 settembre 2018, concessa in esclusiva per l’Italia all’Istituto Affari Internazionali . Traduzione a cura del Centro d’Informazione regionale delle Nazioni Unite per l’Europa occidentale. L’originale inglese è consultabile come IAI Commentary.

Da quando ho appreso della morte dell’ex segretario generale delle Nazioni Unite Kofi Annan, ho riflettuto su cosa lo abbia reso così speciale.

A mio parere è semplicemente questo: Kofi Annan era unico nel suo genere ed era uno di noi.

È stato uno straordinario leader mondiale, e al tempo stesso una persona nella quale chiunque al mondo poteva riconoscersi: quelli in estrema povertà e sulla soglia di conflitti e disperazione, che hanno trovato in lui un alleato; il personale delle Nazioni Unite, per i quali ha rappresentato un modello di cui seguire le orme; i giovani a cui fino all’ultimo ha ricordato: “Non si è mai troppo giovani per essere una guida, e mai troppo vecchi per imparare.”

Come pochi ai nostri giorni, Kofi Annan è stato capace di riunire le persone, metterle a proprio agio, e unirle verso un obiettivo comune per la nostra umanità.

Una voce da ascoltare
Secondo una vecchia battuta, l’arte della diplomazia consiste nel non dire nulla, specialmente quando si parla!

Kofi Annan poteva dire qualsiasi cosa, a volte senza pronunciare neanche una parola. E ciò in virtù della dignità, della convinzione morale e dell’umanità radicate in lui.

Aveva una voce gradevole, una cadenza quasi musicale che faceva sorridere le persone. Ma le sue parole erano forti e sagge. E talvolta più grave era la situazione più bassa la voce.

Ci avvicinavamo allora ad ascoltare. Il mondo si avvicinava. E noi eravamo ricompensati dalla sua saggezza.

I tanti successi
Kofi Annan era coraggioso, parlava a testa alta di fronte ai potenti ma era anche capace di profonda autocritica. E come il suo predecessore, Dag Hammarskjold, aveva un senso quasi mistico per il ruolo delle Nazioni Unite, quello di una forza del bene in un mondo malato.

Tutto questo ha contribuito a una serie di successi.

Annan ha lanciato idee e iniziative nuove, tra cui gli Obiettivi di sviluppo del millennio e le riforme decisive contenute nel suo rapporto “In Larger Freedom”.

Ha avvicinato le Nazioni Unite alla popolazione mondiale e coinvolto nuovi partner a tutela dell’ambiente e dei diritti umani e nella lotta contro l’Aids e altre malattie mortali.

Kofi Annan ha incarnato le Nazioni Unite. Kofi Annan era l’Onu.

L’amico
Kofi era anche un mio caro amico, con il quale in molti modi abbiamo percorso il cammino della vita.

Quando la popolazione di Timor Est chiese l’autodeterminazione, lavorammo insieme, lui dalle Nazioni Unite e io come primo ministro del Portogallo, a  sostegno della risoluzione pacifica della loro situazione.

Quando si trattò di nominare il nuovo capo dell’Agenzia Onu per i rifugiati (Unhcr), Kofi mi diede fiducia chiedendomi di ricoprire quel ruolo, dandomi poi pieno sostegno per proteggere e salvaguardare i più vulnerabili.

Ora che mi trovo a ricoprire la sua carica, mi ispiro di continuo alla sua integrità, al suo dinamismo e alla sua dedizione.

Per lui l’indifferenza era il peggior veleno al mondo.

Anche dopo la fine del suo mandato di segretario generale non ha mai smesso di lottare nella prima linea della diplomazia. Aiutando a facilitare le tensioni dopo le elezioni in Kenya, dando tutto se stesso alla ricerca di una soluzione politica alla brutale guerra in Siria e delineando un percorso per garantire giustizia e diritti per il popolo Rohingya del Myanmar.

La sua Africa
Kofi era il tramite tra molti mondi, nord e sud, est e ovest. Ma la sua ancora più sicura la trovò nelle proprie radici e nella propria identità africana.

Il grande Nelson Mandela, abituato a farsi chiamare Madiba, aveva dato a Kofi un soprannome: “il mio leader”. Non era uno scherzo. Kofi era anche il nostro leader.

Quando l’ho visto l’ultima volta, non molto tempo fa, alle Nazioni Unite, il suo atteggiamento era quello che ricorderò sempre: calmo eppure determinato, pronto a ridere ma sempre consapevole della serietà del lavoro che facciamo.

Ora è scomparso, e ci mancherà immensamente. Ma sono sicuro di questo: se continueremo ad avvicinarci e ad ascoltare bene, sentiremo le parole e i saggi consigli di Kofi Annan.

Lo sento dire: “Per favore, andate avanti”. “Sapete cosa fare: aiutatevi a vicenda. Abbiate cura del nostro pianeta. Riconoscete l’umanità in tutte le persone. E sostenete le Nazioni Unite, il luogo in cui tutti noi possiamo riunirci per risolvere i problemi e costruire un futuro migliore per tutti”.

Continuiamo a seguire quella voce di grazia e ragione, quella voce di moralità e solidarietà.

Il nostro mondo ne ha bisogno ora più che mai.

Alle prese con i venti contrari dei nostri tempi difficili e turbolenti, ispiriamoci sempre all’eredità di Kofi Annan e lasciamoci guidare dalla conoscenza che continuerà a trasmetterci, incoraggiandoci verso gli obiettivi a cui dedicò la sua vita.

Foto di copertina © Li Muzi/Xinhua via ZUMA Wire