IAI
Le carenze del sistema-paese

Difesa: fregate Fremm, l’Italia sconfitta in Australia

2 Lug 2018 - Michele Nones - Michele Nones

La più grande commessa navale di questi ultimi decenni, quella dell’Australia per nove fregate con un valore complessivo di circa 23 miliardi di euro, è stata vinta dall’inglese Bae Systems, superando gli altri due concorrenti, la Fincantieri e la spagnola Novantia. Si è così infranto il sogno di vendere le navi italiane, anche se in realtà nascono da una collaborazione italo-francese e la versione australiana avrebbe adottato molti sistemi elettronici locali.

La scelta australiana
Dal confronto fra la proposta vincitrice e quella italiana emerge soprattutto un aspetto: le fregate inglesi sono ancora in fase di progettazione e saranno disponibili solo al termine del prossimo decennio, mentre le fregate italiane sono già operative (cosa che avrebbe permesso agli australiani di avere le prime fregate disponibili in pochi anni) e hanno raggiunto la completa maturità, il che avrebbe azzerato i rischi della prima unità.

Gli australiani, quindi, sembrano aver scommesso su una una nave valida sulla carta, invece che su una che si è già dimostrata efficiente ed efficace. Questa decisione non può essere giustificata sul piano tecnico ed operativo.

La proposta di Fincantieri
La scelta, infatti, non trova giustificazione sul piano tecnologico – le Fremm italo-francesi sono fra le più avanzate unità in servizio nel mondo e i previsti diversi apparati elettronici finiranno quasi sicuramente anche sulle navi prescelte -, né su quello industriale.

La Fincantieri , infatti, aveva previsto suoi investimenti diretti per la costruzione delle navi in Australia e un ampio coinvolgimento di sub-fornitori locali. Si era anche assicurata, molto più che in passato, il supporto del sistema-paese Italia con una specifica crociera di una Fremm della Marina e la contemporanea visita, l’anno scorso, di una delegazione governativa – militare e diplomatica – e industriale, che ha coinvolto anche le associazioni di settore ed è culminata con l’arrivo del ministro della Difesa e, in seguito, di quello degli Esteri.

Ovviamente si sarebbe potuto fare di più e meglio, per esempio, consolidando i rapporti fra i due Paesi con un nuovo accordo bilaterale che sancisse il riconoscimento da parte italiana del valore strategico di questa collaborazione e dell’Australia come partner privilegiato, anche ai fini delle semplificazioni sulle procedure di esportazione previste dalla Legge 185/90. Insieme si sarebbe potuta dare più continuità al supporto governativo, condizionato per altro dalla lunga crisi politica che abbiamo vissuto dalla fine dello scorso anno.

Le debolezze italiane
Probabilmente è stato quest’ultimo il punto più debole della proposta italiana, non solo perché ha evidenziato la perenne instabilità del nostro sistema politico, ma anche perché la soluzione a cui si è pervenuti ha ulteriormente rafforzato preoccupazioni e dubbi internazionali sulle sue possibili future evoluzioni.

È evidente che nel nuovo quadro politico italiano l’attenzione è tutta su problemi interni e su temi diversi dalle collaborazioni nel campo delle alte tecnologie. Lo stesso peggioramento dei nostri rapporti politici con i principali potenziali partner europei (Francia e Germania) non è di buon auspicio. L’affidabilità internazionale del sistema-paese è così scesa di qualche gradino e la decisione australiana potrebbe essere un primo messaggio.

Nelle grandi e medie potenze mondiali e regionali è forte la cultura e l’attenzione per la difesa e sicurezza (molto più che, come in Italia, dove vale, per altro, l’ordine inverso della sicurezza e difesa). Affidare una parte importante del proprio futuro a un partner estero passa attraverso un processo di verifica su tutti i piani.

Per i Paesi marittimi al primo posto viene la loro capacità militare navale e, se una scelta è destinata a condizionarli almeno per trenta anni (questa, infatti, è la durata delle grandi commesse), il criterio della affidabilità complessiva è determinante.

Cosa dovrebbe fare il nostro sistema-paese?
Su questo terreno l’Italia deve fare ancora molta strada. Innanzi tutto dovrebbe essere resa sistematica per le grandi commesse militari o civili la costituzione di un gruppo di lavoro interministeriale alla presidenza del Consiglio dei Ministri con un responsabile che garantisca una continua, ordinata ed adeguata azione di supporto governativo.

In secondo luogo dovrebbero essere riformate alcune normative e regolamentazioni per rendere più veloce sia la messa a punto di una proposta complessiva, sia per renderla poi praticabile (fugando i timori internazionali ancora diffusi sui nostri tempi decisionali e procedurali). In terzo luogo dovrebbe essere rafforzata la collaborazione fra Fincantieri e Leonardo per creare un vero polo della cantieristica militare italiana, in grado di mettere in campo tutta la forza della nostra industria.

Nel campo delle commesse strategiche, l’avere un prodotto eccellente e competitivo è essenziale, ma non basta. Pesa anche la qualità complessiva del sistema-paese.