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Al voto il 29 luglio

Cambogia: elezioni legislative farsa senza l’opposizione

26 Lug 2018 - Matteo Angioli - Matteo Angioli

Domenica 29 luglio si terranno in Cambogia le elezioni legislative che rinnoveranno i 123 seggi dell’Assemblea nazionale. Vista la dura repressione attuata da oltre un anno dal primo ministro Hun Sen, si tratta però di consultazioni-farsa il cui risultato è più che scontato. Di conseguenza, sia gli Stati Uniti sia l’Unione europea hanno deciso di non inviare alcun osservatore a monitorare il processo elettorale.

Dopo anni di aiuti e di programmi di cooperazione che avevano permesso un certo sviluppo, queste elezioni sanciscono ufficialmente una pericolosa regressione a Phnom Penh. Per l’opposizione e la Cambogia è l’ora più buia.

Il richiamo dell’Onu
Dopo numerose interrogazioni di europarlamentari, di una ultra-decennale attenzione particolare dedicata da Marco Pannella e dal Partito radicale e un primo richiamo nell’aprile 2018 delle Nazioni Unite, il Palazzo di Vetro è tornato di recente a denunciare il clima anti-democratico instauratosi in Cambogia per volere del premier Hun Sen, ex khmer rosso al potere ininterrottamente da 33 anni. In una nota dell’8 giugno 2018 dell’ufficio dell’Alto Commissario Onu per i diritti umani infatti, alcuni esperti delle Nazioni Unite  – tra cui la relatrice speciale per la Cambogia Rhonda Smith – hanno invitato il governo di Phnom Penh a rispettare e garantire il diritto alla libertà di opinione e di espressione, ponendo l’attenzione sulla repressione nei confronti dei media in vista delle elezioni generali del 29 luglio.

Il mese scorso la Commissione elettorale nazionale (Nec) cambogiana ha emesso un codice di condotta sui media, vietando la pubblicazione di notizie che possano creare confusione e/o perdita di fiducia nel voto, e scoraggiare la partecipazione al voto. Un codice che, per gli esperti, “solleva serie preoccupazioni riguardo la libertà di stampa e di espressione”.

Poche settimane prima, Rhonda Smith aveva detto che “nessuna elezione può essere autentica se il principale partito di opposizione non può partecipare”, riferendosi all’assenza alle prossime elezioni del Partito di salvezza nazionale cambogiano (Cnrp), principale forza di opposizione messa fuorilegge con una sentenza politicamente motivata dalla Corte suprema del 16 novembre scorso. Occorre inoltre ricordare che ancora oggi il presidente del Cnrp Kem Sokha resta in carcere senza processo, mentre il suo predecessore Sam Rainsy è costretto da anni all’esilio.

elezioni - Cambogia
Presentazione delle misure adottate dalla Commissione elettorale nazionale in vista del voto (© Enric Catala Contreras/SOPA Images via ZUMA Wire)

I legami con Cina e Russia
Tutto è intanto pronto per l’appuntamento che consacrerà ancora Hun Sen al potere. L’eliminazione del principale partito d’opposizione e la concessione ad altri venti innocui liste di presentarsi alle elezioni consentirà al premier di parlare del suo Paese come di un sistema multipartitico, di “paradiso dei partiti”. Nessuna forza ha però la possibilità di essere davvero conosciuta, non avendo né accesso ai media né la forza di presentare almeno un rappresentante di lista in ogni seggio.

Non solo, negli scorsi mesi Hun Sen ha istituito un think tank congiunto con le autorità cinesi per studiare e prevenire le cosiddette “rivoluzioni colorate”. Dalla Russia invece avrebbe ottenuto la promessa di addestrare la polizia cambogiana nella lotta al terrorismo e alla criminalità informatica. E per rafforzare la presa politico-militare, Hun ha farcito le liste del suo partito di generali.

Il ruolo dell’Ue e la campagna “dito pulito”
L’Unione europea è fra i principali partner di sviluppo della Cambogia fin dall’inizio degli anni ’90. Le iniziative finanziate in settori che vanno dall’istruzione all’agricoltura, dalla gestione della finanza pubblica all’assistenza relativa al commercio hanno portato benefici a milioni di cambogiani.

Per il periodo 2014-2020, l’assistenza allo sviluppo dell’Ue alla Cambogia ammonta a 410 milioni di euro in cooperazione bilaterale e a 21 milioni di euro in linee di bilancio tematiche per il periodo 2014-2017. Nel periodo 2007-2013 tale somma era molto inferiore: 153 milioni di euro.

Essendo un Paese in via di sviluppo, la Cambogia beneficia del regime più favorevole disponibile nell’ambito del sistema di preferenze generalizzate dell’Ue, cioè il programma Everything But Arms (Eba), che attribuisce a 47 Paesi l’accesso esente da dazi al mercato europeo per le esportazioni di tutti i prodotti, ad eccezione di armi e munizioni.

Fra gli obiettivi degli aiuti Ue a Phnom Penh c’è il miglioramento delle condizioni di vita dei cambogiani, l’avanzamento delle istituzioni democratiche e il rafforzamento dello stato di diritto. Tuttavia, la regressione sociale ed economica nel Paese è ormai conclamata: l’Onu classifica la Cambogia al 143esimo posto nell’indice sullo sviluppo umano, mentre per Reporter senza frontiere il Paese si trova alla 142esima posizione per libertà di stampa.

Nel dicembre 2017, l’Unione europea aveva deciso di sospendere gli aiuti destinati all’organizzazione delle elezioni, pari a circa 10 milioni di euro. Sia Bruxelles sia Washington, quindi, non monitoreranno l’appuntamento elettorale di domenica 29 luglio. Sam Rainsy, da Parigi dove è in esilio, ha lanciato la campagna “dito pulito” per incoraggiare gli elettori a non recarsi alle urne, nella speranza di depotenziare e delegittimare il risultato elettorale facendo leva su una bassa affluenza.

La concorrenza sleale del riso cambogiano
Il 16 marzo 2018, su richiesta dell’Italia, la Commissione europea ha intanto lanciato un’indagine sulle importazioni di riso cambogiano nel mercato europeo, in particolare in quello italiano, per determinare se attivare o meno la clausola di salvaguardia contro una concorrenza sleale. L’indagine durerà un anno. A tal proposito, il presidente dell’Ente nazionale risi, Paolo Carrà, ha recentemente affermato che “per anni abbiamo subito una concorrenza sleale in casa nostra, vedendo crollare i nostri prezzi ed esplodere importazioni di riso da Paesi in via di sviluppo che, diversamente dai presupposti della cooperazione, non destinavano i ricavi a migliorare le condizioni di vita dei contadini ma arricchivano trader, industria e finanza”.

Dichiarazione partigiana o meno, Carrà pone un problema reale e non sarà certo l’annuncio demagogico e sbrigativo del ministro dell’Interno Matteo Salvini di “chiudere i porti al riso cambogiano” a risolverlo. Indipendentemente dalle conclusioni a cui giungerà l’indagine della Commissione dunque, un interrogativo è d’obbligo: se dalla prima metà degli anni ’90, l’Ue ha erogato somme ingenti di denaro a Paesi terzi, com’è possibile che ancora oggi realtà come la Cambogia dipendano ancora in maniera così massiccia da tali aiuti?

Anche di fronte alla questione dei migranti, è il momento non solo di rimettere in seria discussione il regolamento di Dublino ma di ridefinire l’efficacia della cooperazione internazionale e di ripensare il sistema degli aiuti allo sviluppo, a partire dal rafforzamento dell’universalità dei diritti umani, come presupposto per la buona riuscita di ogni politica di sviluppo umano.

Per queste ragioni, saremo a Phnom Penh insieme ai parlamentari italiano Roberto Rampi e giapponese Yukihisa Fujita nei giorni precedenti e durante le elezioni del 29 luglio. Nel momento più buio e di debolezza più estrema per l’opposizione democratica, è fondamentale far sentire concretamente il sostegno a chi per anni ha lottato e continuerà a lottare per lo stato di diritto. È questa l’unica alternativa ai soprusi e agli autoritarismi e che sono alla base di povertà e conseguenti flussi migratori.

Foto di copertina © Matteo Angioli