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Difesa europea

Ue: Vertice, quali capacità militari prioritarie per l’Europa

22 Giu 2018 - Andrea Aversano Stabile, Alessandro Marrone - Andrea Aversano Stabile, Alessandro Marrone

Il prossimo Consiglio europeo del 28-29 giugno vede di nuovo in agenda, oltre a economia, migrazione e Brexit, anche gli sviluppi nel campo della difesa. In quest’ultimo ambito, sin dal dicembre 2013, il Consiglio ha definito come prioritario per gli Stati membri lo sviluppo di alcune capacità militari, quali i velivoli a pilotaggio remoto, le comunicazioni satellitari e gli aerei che effettuano rifornimento di carburante in volo. A queste si sono di fatto aggiunte negli ultimi anni, anche alla luce della forte pressione migratoria nel Mediterraneo, i mezzi per l’intelligence e la sorveglianza in mare.

Sull’analisi di queste quattro capacità si incentra lo studio realizzato da un consorzio di think tank europei guidato dallo IAI, per conto dell’Agenzia europea per la difesa, che fornisce un’analisi dei recenti investimenti militari fatti dai 28 stati membri dell’Ue e da Norvegia, Serbia e Svizzera.

Droni e satelliti europei
Per quanto riguarda i velivoli a pilotaggio remoto, Francia, Germania, Italia e Spagna hanno deciso di unire le forze con il programma Eurodrone, aperto all’adesione di altri Stati Ue e volto a garantire la disponibilità per le forze armate di un nuovo drone di produzione europea a partire dal 2025. Il lancio della fase di sviluppo del velivolo è previsto per il 2019, mentre indicativamente nel 2023 dovrebbe volare il primo prototipo. È quindi importante che gli stati partecipanti inizino a programmare l’entrata in servizio della piattaforma nelle rispettive forze armate, come già sta facendo la Francia.

In materia di comunicazione satellitare per soggetti governativi, incluse quindi forze armate e di sicurezza nonché protezione civile, il programma Govsatcom vede la partecipazione di 15 Stati europei – tra cui Francia, Germania, Gran Bretagna, Italia, Polonia, Spagna, Svezia – e la cooperazione tra Agenzia spaziale europea, Commissione europea, e Agenzia europea per la Difesa. Il programma entrerà prossimamente nella fase di dimostrazione, che dovrebbe garantire la sua piena attuazione a partire dal 2020. Il valore aggiunto di Govsatcom dipenderà dalla capacità dei partecipanti di modellare la sua struttura in maniera da evitare una duplicazione rispetto agli sforzi già condotti su base nazionale o bilaterale dai principali Paesi europei.

L’analisi dello sviluppo delle capacità militari non può non tener conto della significativa accelerazione che l’integrazione europea in materia di difesa ha subito a partire dal 2016. In questo contesto, uno strumento significativo è il Fondo europeo per la difesa (European Defence Fund – Edf), istituito per finanziare la ricerca tecnologica e co-finanziare le acquisizioni militari in progetti che vedono la partecipazione di almeno tre Stati Ue. Per il bilancio 2021-2027 si ipotizzano 13 miliardi di euro. Nei prossimi mesi si discuteranno i regolamenti attuativi ed il programma di lavoro. Già lo scorso maggio il ministro della Difesa tedesco, Ursula Von Der Leyen, a margine di una riunione dei ministri della Difesa Ue a Sofia ha avanzato l’ipotesi che l’Eurodrone venga co-finanziato dall’Edf.

Sorveglianza ed intelligence in mare
In questo ambito, un ruolo di primo piano è svolto dall’Azione preparatoria per la ricerca nel campo della difesa (Preparatory Action on Defence Research – Padr), che sta testando le procedure per il finanziamento alla ricerca tecnologica da parte dell’Edf. Tra i progetti sostenuti dalla Padr figura Ocean2020, a guida Leonardo per l’integrazione di navi e velivoli – questi ultimi con pilota a bordo o a pilotaggio remoto – per compiti di intelligence e sorveglianza nel Mediterraneo e nel Baltico.

Il settore marittimo ha un posto di primo piano anche nella prima tornata di 17 progetti di cooperazione approvati dal Consiglio nel marzo 2018 nel quadro della cooperazione strutturata permanente (Permanent Structured Cooperation – PeSCo), lanciata a fine 2017. Tra i sei progetti aventi l’obiettivo di sviluppare congiuntamente capacità militari, infatti, ben tre sono inquadrati in tale ambito.

Il primo riguarda la creazione di nuovi sistemi cacciamine a pilotaggio semi-autonomo (Maritime semi- Autonomous Systems for Mine Countermeasures – Mas Mcm). Il secondo, a guida italiana e con la partecipazione di Grecia, Portogallo e Spagna, prevede la creazione e l’introduzione di una nuova piattaforma per la protezione dei porti (Harbour & Maritime Surveillance and Protection – Harmspro). Il terzo, guidato dalla Grecia e volto alla definizione di nuove piattaforme per migliorare i compiti di pattugliamento (Upgrade of Maritime Surveillance), vede la partecipazione dell’Italia, assieme a Bulgaria, Croazia, Cipro, Irlanda e Spagna.

Nessun progetto PeSCo ha riguardato finora gli aerei che effettuano rifornimento di carburante in volo, ma è possibile che la materia figuri tra quelle considerate per il prossimo ciclo di progetti, previsto per l’autunno. Vi sono infatti presupposti favorevoli grazie allo sviluppo del Comando europeo per il trasporto aereo (European Air Transport Command – Eatc), l’hub per l’utilizzo congiunto in operazioni ed esercitazioni dei velivoli posseduti dai sette Paesi partecipanti – tra cui Francia, Germania, Italia e Spagna. A sostegno di questa ipotesi, inoltre, la capacità di rifornimento in volo è stata definita dalla Commissione europea, all’interno di un suo documento operativo, come un’area critica che necessita di progetti collaborativi.

Il futuro della cooperazione europea nella difesa
Il dibattito nel prossimo Consiglio europeo dovrebbe considerare fattori e sviluppi che possono influenzare il futuro della cooperazione europea in materia di difesa, nel breve o nel medio periodo. A livello politico-strategico, vi sono certamente l’approccio poco rassicurante adottato dall’Amministrazione americana riguardo alla sicurezza del Vecchio Continente e del suo vicinato, le diversità tra gli Stati Ue quanto a percezione delle minacce alla sicurezza nazionale, le divisioni intra-europee sul tema dei migranti e la diffusa tendenza dei governi europei a preferire accordi bilaterali a soluzioni multilaterali, e, non da ultimo ovviamente, l’impatto della Brexit.

Il livello politico-strategico va però collegato a quello militare e industriale, in particolare ma non solo rispetto alle suddette capacità, considerando realisticamente sia le opportunità sia gli ostacoli per una maggiore cooperazione ed integrazione europea nella difesa. Solo unendo i diversi piani in una visione organica si possono infatti realizzare concreti passi in avanti nella risoluzione dei problemi, soddisfacendo e gestendo le aspettative suscitate al riguardo.