IAI
Indagine IAI-LAPS

Le Affinità Elettive: l’Italia, la politica estera e il governo

3 Apr 2018 - Pierangelo Isernia, Gianluca Piccolino - Pierangelo Isernia, Gianluca Piccolino

Quale ‘chimica’ combinazione di elementi è più probabile che si realizzi nel futuro governo dell’Italia e quali conseguenze potrebbe avere per la politica estera italiana? La risposta a questa domanda è ovviamente riposta nel futuro ed è difficile anticiparla, per la combinazione di fattori, anche congiunturali, che determinerà le scelte dei leaders. Un modo differente per avvicinarsi a una risposta è spostare l’attenzione dalle strategie dei partiti e dei loro leaders alle caratteristiche strutturali dell’elettorato, per cogliere gli elementi di assonanza e dissonanza sui vari temi di politica estera e gli effetti che eventuali ‘affinità elettive’ tra gli elettori possano avere sull’indirizzo di politica estera del prossimo governo. La politica estera non è sicuramente dettata dall’opinione pubblica, ma nessun governo può discostarsi troppo dagli orientamenti generali del proprio elettorato a pena di pagarne un prezzo politico.

L’indagine IAI-LAPS (1) del settembre 2017, che fotografava con precisione il quadro elettorale che si sarebbe manifestato alle elezioni di marzo, offre una opportunità per esplorare queste affinità tra gli elettori dei vari partiti. L’appello del presidente e del direttore dello IAI, Ferdinando Nelli Feroci e Nathalie Tocci, al futuro governo chiaramente indica quali sono i principali temi sull’agenda di qualsiasi nuovo esecutivo: Europa, ancoraggio atlantico, rapporti con la Russia e immigrazione. Quali sono le posizioni dell’elettorato italiano su questi temi e quanto affini esse sono tra di loro? Anticipando quanto diremo tra poco, se le prospettive di un eventuale governo ‘giallo-verde’ rimangono dubbie, i dati rivelano chiaramente che molto più numerosi sono i punti di contatto tra gli elettori di M5S e Lega che non quelli tra ciascuno di questi due partiti e gli altri, in particolare il Pd. In effetti, l’elettorato del Pd e, con qualche eccezione, anche quello alla sinistra del Pd, è di fatto il più lontano dalle posizioni di politica estera di M5S e Lega.

L’Europa
Gli elettori pentastellati e leghisti non solo sono i più marcatamente euroscettici, ma anche i più conseguenziali nelle loro scelte. Il 63% degli elettori della Lega e il 50% degli elettori pentastellati giudicano l’unificazione europea impossibile a causa della diversità tra gli Stati membri. Solo un quarto degli elettori del Pd e poco meno di un quinto di quelli a sinistra del Pd condivide questa affermazione. Una maggioranza assoluta di elettori pentastellati (53%) e leghisti (59%) è favorevole all’uscita dell’Italia dall’euro. Meno di un decimo degli elettori del Pd condivide questa scelta. Anche gli elettori di Forza Italia sono, su questo punto, più vicini al M5S (con il 46% a favore dell’uscita dall’euro) che non al Pd. Infine, la maggioranza assoluta (54%) di leghisti e un’importante quota (44%) di grillini è favorevole addirittura all’uscita dall’Ue.

 

Questi atteggiamenti euroscettici incidono sugli orientamenti più specifici, come il rispetto delle regole di bilancio. Se gli elettori di tutti i partiti sono concordi nel ritenere che l’Italia abbia già fatto troppi sacrifici per ridurre il debito pubblico, solo quelli di M5S e Lega (e in misura solo leggermente minore di Forza Italia) si dicono pronti a una rottura con Bruxelles sui conti pubblici, con percentuali superiori al 70%. Se a questo aggiungiamo che la stragrande maggioranza di elettori cinque stelle e leghisti (70%) è concorde nel ritenere la crisi economica “una cospirazione di banchieri” (a fronte di poco più di un terzo di elettori del Pd) ,resta come minimo difficile intuire come un futuro governo di questi due partiti possa efficacemente partecipare al rilancio del progetto europeo.

La Nato e le missioni di pace
Per quanto riguarda le scelte di politica internazionale, se da un lato gli elettorati di tutti i partiti sono favorevoli a rimanere nella Nato, a patto di un rafforzamento dell’Europa al suo interno, dall’altro lato gli elettori più favorevoli al ritiro tout court dall’Alleanza atlantica sono leghisti (18%) e pentastellati (16%), questa volta molto più vicini agli elettori dell’area a sinistra del Pd (con il 16%) che non a quelli di Forza Italia (8%) e del Pd (3%), di nuovo i più distanti di tutti.

Interrogati sul legame da privilegiare tra le due sponde dell’Atlantico, Europa o Stati Uniti, la maggioranza relativa degli elettori di M5S e Lega auspica una politica autonoma da entrambe (44% e 35% rispettivamente), sebbene gli elettori leghisti privilegino come seconda scelta un rafforzamento del legame con gli Usa (scelta che fa il paio con la minore antipatia verso Trump degli elettori di questo partito) in misura maggiore di quelli pentastellati (28% contro 12%).

Conferma questo diffuso atteggiamento neo-isolazionista anche un certo scetticismo verso le missioni internazionali. Sebbene un certo logoramento del sostegno dell’opinione pubblica italiana per queste missioni si registri da tempo (IAI-LAPS, 2017), gli elettori dei cinque stelle sono tra i più critici (48%), seguiti da vicino dai leghisti (44%), contro un quarto di elettori del Pd (26%).

La Russia
L’orientamento che potremmo definire neo-isolazionista di M5S e Lega si accompagna a un atteggiamento ambiguo verso la Russia. Le posizioni verso la Russia di Putin di M5S e Lega sono al centro dell’attenzione internazionale (si veda ad esempio Birnbaum, 2018), evidenziando come il successo di questi due partiti possa ridefinire la politica estera italiana in direzione più marcatamente filo-russa.

I dati della indagine IAI-LAPS confermano questa percezione. La maggioranza assoluta degli elettori leghisti e pentastellati sarebbe favorevole ad alleggerire o revocare le sanzioni nei confronti della Russia, sebbene su questo tema la distanza con gli elettori degli altri partiti sia piuttosto contenuta. Inoltre, gli elettori di Lega e M5s fanno segnare le percentuali più alte di favore per il presidente russo (31% e 22% rispettivamente), rispetto all’elettorato degli altri partiti (solo il 5% degli elettori Pd vede in Putin “un modello per l’Italia”).

L’immigrazione
Per quanto concerne l’immigrazione, non sorprende che gli elettori del partito di Salvini risultino i più rigidi e quelli di centro-sinistra i più flessibili. La posizione degli elettori pentastellati è invece ‘baricentrica’. Messi di fronte a tre strategie per bloccare i flussi immigratori – invio dei militari in Libia a costo di perdite militari, politica di respingimenti incurante di un trattamento disumano degli immigrati, salvataggio in mare e accoglienza– gli elettori leghisti optano in larga misura per una radicale politica di respingimenti (59%), mentre gli elettori grillini, con il 37%, si collocano in posizione mediana tra Lega ed elettori del Partito democratico (20%)..

I leghisti si dicono in misura plebiscitaria (85%) convinti dell’esistenza di un legame tra immigrazione irregolare e terrorismo islamista, mentre l’elettorato pentastellato fa segnare una maggioranza più ridotta (59%), inferiore a quella registrata tra gli elettori di Forza Italia (68%). Di nuovo, a sinistra non più di un terzo degli elettori Pd e di altra sinistra condividono questa affermazione. A tal proposito, se gli elettori leghisti sono in maggioranza favorevoli all’uso della tortura per sventare gli attentati terroristici (50%), tra gli elettori pentastellati questa misura raccoglie poco più del 30% di consensi, in linea con il dato riscontrato sulla popolazione generale (mentre solo un quinto degli elettori del Pd sottoscrive questa opzione).

Se, come segnalano Ferdinando Nelli Feroci e Nathalie Tocci, la priorità del prossimo governo è di “evitare il rischio di essere tagliati fuori dai giochi” l’orientamento dell’elettorato dei due principali partiti dell’attuale fase politica, come emerge dalla analisi IAI-LAPS, sembra suggerire che, in realtà, la soluzione di politica estera preferita sia proprio quella di stare fuori dai giochi (europei e mondiali).

Quali conseguenze una tale scelta possa avere per l’Italia è forse facile immaginare. Più complesso è invece capire quali difficoltà questi orientamenti possano porre ad un governo giallo-verde che voglia invece giocare la partita del rilancio europeo.

(1) – Laboratorio Analisi Politiche e Sociali, Dipartimento di Scienze Sociali, Politiche e Cognitive, Università di Siena.