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Alitalia: vendita da decidere presto, ma non a Lufthansa

18 Apr 2018 - Alfredo Roma - Alfredo Roma

Forse il ministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda ha ragione a dire (Corriere, 14 aprile) che per Alitalia bisogna decidere in fretta. In effetti gli elementi per prendere una decisione ci sono già tutti. Innanzitutto, il ministro afferma che i commissari hanno fatto un ottimo lavoro e questo dimostra che anche una società pubblica può essere gestita generando profitti, come lo sono gli aeroporti di Francoforte e Chicago guidati dalle municipalità locali. In secondo luogo, da ottobre l’unica novità è il miglioramento dell’offerta Lufthansa alla quale, a mio parere, non si deve vendere Alitalia perché ciò, oltre a mettere sul lastrico 4000 famiglie, ridurrebbe Alitalia a una piccola compagnia destinata solo ad alimentare gli hub di Francoforte e Monaco di Baviera da cui partono i voli di lungo raggio di Lufthansa. Come è accaduto a Air Dolomiti.

Quanto è strategica Alitalia?
Un altro fatto di cui tenere conto è l’entrata della Cassa Depositi e Prestiti nel capitale di Tim per esercitare un certo controllo in una attività strategica per il Paese come sono le telecomunicazioni. In Italia le privatizzazioni sono state un disastro. Telecom, Alitalia e Aeroporti di Roma sono state cedute a simpatici personaggi privi di capitali che, usando lo strumento del leverage, hanno caricato le aziende di tanti debiti da impedire il loro sviluppo nel tempo.

Anche Alitalia è un asset strategico per il Paese. Innanzitutto assicura al cittadino di potersi muovere sul territorio della Nazione in base all’articolo 16 della Costituzione, sostiene efficacemente l’industria del turismo, che potrebbe essere una delle principali attività del nostro Paese, che ha il più grande patrimonio artistico del mondo, e porta nella livrea la bandiera Italiana.

Per questo sono convinto che lo Stato, attraverso la Cassa Depositi e Prestiti, dovrebbe detenere una parte del capitale simile a quella dello Stato francese in AirFrance (15,9%) o a quella dello Stato tedesco in Lufthansa. Anche se non si chiamano più compagnie di bandiera, perché non sono più possedute interamente dallo Stato, AirFrance, Lufthansa e British Airways restano tali perché rappresentano i tre Paesi nel mondo.

Le compagnie di bandiera sono anche quelle che trasportano le truppe nei teatri di guerra. Se Alitalia non fosse più italiana, si potrebbe accettare che le nostre truppe fossero trasportate da un’Alitalia posseduta dai cinesi o dagli ungheresi? Particolare non secondario, nell’attuale clima geopolitico del Mediterraneo.

Si riesamini il piano Swissair
Per quanto è dato conoscere, allo stato delle cose penso valga la pena rivedere il piano Swissair che avevo considerato adatto all’attuale situazione di Alitalia in un articolo pubblicato circa un anno fa da AffarInternazionali.it. Si punta tutto su Cityliner,  controllata di Alitalia che ha contratti di lavoro assai meno costosi di quelli di Alitalia CAI. Alitalia viene liquidata e Cityliner acquista tutti gli  assets necessari per continuare l’attività di Alitalia, compresa l’assunzione di tutto il personale di volo e di quello di terra nella misura necessaria a mantenere l’attività di volo.

Per fare questo Cityliner ha bisogno di linee di credito che possono essere concesse da Cassa Depositi e Prestiti e da Banca Intesa e/o Unicredit. In seguito Cityliner lancia un consistente aumento di capitale. Dopo questa operazione il capitale potrebbe essere così suddiviso: 15% Cassa Depositi e Prestiti – 20% Delta – 20% Fondo Cerberus – 20% Easyjet (che causa la Brexit si trasferirà in Europa assicurando così una maggioranza di capitale comunitario) – 25% flottante nel mercato.

Easyjet assieme a Delta avrebbe interesse a sviluppare il lungo raggio (anche low cost) specialmente verso il continente americano. Inutile la presenza di AirFrance che porrebbe gli stessi problemi di Lufthansa per l’alimentazione dello scalo parigino. Dopo l’entrata del nuovo capitale si annullano o si limitano le linee di credito e si restituisce al Governo italiano il prestito di 900 milioni erogato un anno fa.

Cosa devono fare i possibili futuri premier?
I vecchi soci (patrioti ed Etihad) escono definitivamente con giuste perdite, visto che non sono stati capaci in dieci anni di gestire seriamente Alitalia come stanno facendo i commissari. Infine Cityliner, che ha comprato il marchio, rimette la livrea Alitalia.

La situazione politica è ancora molto incerta ma i due vincitori delle recenti elezioni (Salvini e Di Maio) hanno espresso qualche idea sull’importanza strategica di Alitalia. Studino attentamente il problema e si affidino alla saggezza dei commissari.