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I rischi della corsa

Spazio: il blocco, una nuova misura per isolare un Paese

22 Gen 2018 - Alfredo Roma - Alfredo Roma

Dal lancio dello Sputnik I nel 1957, durante la Guerra Fredda le attività spaziali si sono rapidamente sviluppate come dimostrazione della potenza militare tra i due blocchi rappresentati dagli Stati Uniti e dall’Urss. Ora appaiono come una competizione scientifica e tecnologica tra molti Paesi, con la partecipazione di organizzazioni internazionali e società private. Al fine di regolare l’esplorazione e l’uso dello spazio esterno, la comunità internazionale è giunta alla stesura e alla firma di vari trattati internazionali sotto la guida delle Nazioni Unite (Space Treaties).

Oltre ai concorrenti tradizionali – Stati Uniti e Russia – altri attori hanno svolto un ruolo importante nello sviluppo delle attività spaziali, come l’Agenzia Spaziale Europea (Esa) e i suoi membri, principalmente Francia, Germania, Italia e Regno Unito. Negli ultimi decenni anche l’India e la Cina hanno sviluppato considerevoli attività spaziali. Una delle disposizioni chiave del trattato sullo spazio extra-atmosferico, l’Outer Space Treaty (Ost), riguarda la responsabilità delle attività spaziali, che è sempre dello Stato, sia che si tratti di attività svolte dallo Stato o da privati.

Le stazioni spaziali come l’Iss (International Space Station) e i satelliti, orbitanti o geo-stazionari, possono essere utilizzati per scopi civili o militari, ma questi ultimi solo se difensivi, ossia nell’esercizio dell’autodifesa o in seguito a un mandato delle Nazioni Unite ai sensi dell’articolo 51 della Carta dell’Onu.

I blocchi di terra, navali e aerei
La storia mondiale degli ultimi cinque secoli offre molti casi di blocchi di terra o navali per isolare un Paese dal resto del mondo e costringere quel Paese ad accettare la risoluzione di una disputa internazionale decisa da altri Paesi. Uno dei più famosi è quello del blocco di terra di Berlino nel 1948 da parte dei russi. Gli americani lo superarono mettendo in atto un gigantesco ponte aereo.

Prima dello sviluppo dell’aviazione, la misura più comune, oltre a quella di terra, per isolare un Paese è stata quella del blocco navale, volto a impedire l’ingresso e l’uscita delle navi da e verso i suoi porti. Recentemente questa misura si è ipotizzata per la Corea del Nord. La Dichiarazione di Parigi (che pose fine alla guerra di Crimea), firmata il 30 marzo 1856, governa il blocco navale e ne fissa i limiti e le condizioni in accordo con la Convenzione di Ginevra.

Dalla fine della Seconda Guerra Mondiale, il blocco dello spazio aereo con la creazione di una no-fly zone è stato il modo più comune per isolare un Paese o una regione in aree di crisi. Il blocco dello spazio aereo è diventato efficace grazie al moderno sistema di controllo del traffico aereo. Uno dei casi più noti è quello della regione del Nagorno-Karabakh il cui spazio aereo è stato chiuso molti anni fa dall’Azerbaijan come rappresaglia contro l’Armenia; un altro caso recente è la no-fly zone attuata sulla Siria.

Il blocco spaziale: un inedito possibile
Possiamo definire il blocco spaziale come un’interruzione deliberata delle operazioni di infrastrutture spaziali critiche, istituite per garantire la continuità delle azioni governative e delle attività commerciali quando le infrastrutture di terra non possono essere utilizzate. Il blocco spaziale può essere ottenuto in tre modi: 1) da satelliti lanciati contro altri satelliti in orbita; 2) da satelliti che attivano un processo di aggressione verso infrastrutture di terra; 3) da infrastrutture di terra in grado di colpire quei satelliti bloccando le interazioni con le infrastrutture di terra; 4) da qualsiasi tipo di arma in grado di attaccare un’infrastruttura critica spaziale a terra.

Esistono due forme di blocco: una è l’interruzione fisica ottenuta dalla distruzione totale o di parte di un’infrastruttura; l’altro è il blocco elettronico delle comunicazioni attraverso la corruzione dei segnali (jamming, spoofing) e interferenze dirette alle trasmissioni dallo spazio. Ognuno di loro ha parametri e conseguenze legali diverse a seconda delle norme applicabile (civili o militari): legge spaziale, diritto aereo, diritto privato, diritto penale, Law of Armed Conflict (Loac), indicata anche come legge di guerra o diritto internazionale umanitario. La condotta delle operazioni militari è regolata dal diritto internazionale e dalla Loac. Esiste poi il Manuale di San Remo che ha lo scopo di facilitare la creazione di Rules On Engagement (Roe) per un uso corretto della forza nel rispetto del diritto internazionale.

Il blocco spaziale: ipotesi di scenario
Oltre alla ricerca scientifica, il settore spaziale è essenziale per l’uso dei beni prodotti dai settori tradizionali come la catena alimentare, l’energia, i trasporti e la finanza. Le comunicazioni, la navigazione, la guida dei droni civili (e militari), l’osservazione della terra, le previsioni meteo, la prevenzione dei disastri naturali, la telemedicina, e soprattutto la sicurezza di un Paese, tutto dipende dalle risorse spaziali.

L’odierna guerra economica potrebbe svilupparsi come segue: una nazione egemone impegna un satellite di Tlc di una potenza regionale con emettitori a microonde e causa danni. Il satellite così disabilitato non può trasmettere informazioni alle infrastrutture utilizzate per gestire il settore dipendente dal servizio satellitare. Un effetto domino verrà quindi prodotto tra tutti i satelliti a seconda del servizio offerto dal satellite impegnato, paralizzando tutte le infrastrutture associate, mettendo in ginocchio l’attività economica e l’intero sistema di quel Paese, con l’effetto immediato di un embargo spaziale.

Il blocco spaziale e le attuali norme internazionali
Durante gli Anni Sessanta e Settanta, a partire dalle lezioni apprese in altri settori, furono adottati vari accordi, basati sull’Outer Space Treaty (Ost),  per evitare che i sistemi d’arma fossero installati a bordo dei satelliti. Il primo di questi accordi era il Trattato di Mosca (1963) al quale seguirono vari altri accordi. Questi accordi relativi all’articolo IV dell’Ost impediscono l’introduzione di armi nucleari o altri tipi di armi di distruzione di massa nell’orbita terrestre, o l’installazione di tali armi sui corpi celesti.  In base al citato Trattato di Mosca sono proibiti anche i test nucleari nell’atmosfera, nello spazio e nell’acqua. Si è giunti poi alla creazione di una Conferenza sul Disarmo (Cd), che dal 1985 ha istituito un comitato ad hoc per la prevenzione di una corsa agli armamenti nello spazio esterno (Paros).

Gli Stati Uniti non hanno accettato tali accordi, preferendo colloqui bilaterali con l’Urss. Oggi, nonostante lo stallo della Conferenza sul Disarmo, la Cina e la Russia, hanno continuato i negoziati nel settore di Paros.

In sintesi, malgrado gli accordi esistenti e le iniziative dei vari Paesi, compresa l’Unione europea, non si è arrivati ad avere un corpus juris spatialis chiaro, definito e sottoscritto da tutti i Paesi che svolgono attività nello spazio esterno, che fissi i limiti dell’uso pacifico dello spazio. Nell’Unione europea non si è andati oltre a un progetto di Code of Conduct, dunque una cosiddetta soft law che non ha valore cogente.

Da questa breve analisi sembra che la legge spaziale sia ancora “in costruzione”. Oltre ai trattati delle Nazioni Unite, esistono norme nazionali, diverse da un Paese all’altro, che influenzano la legge consuetudinaria internazionale. Le disposizioni che regolano una possibile guerra spaziale o attacco o azione ostile non hanno un quadro razionale facile da implementare, forse perché finora non si sono verificate guerre spaziali, incluso un blocco spaziale. Tuttavia, anche il solo blocco spaziale può essere l’atto più semplice della guerra spaziale. Esso può portare all’embargo di regioni e Paesi esacerbando le tensioni già esistenti, che potrebbero portare a guerre tra Stati attraverso mezzi non tradizionali, procurando l’interruzione delle operazioni di infrastrutture spaziali critiche, istituite per garantire la continuità delle azioni governativa e delle attività commerciali, ovvero protezione civile e sicurezza, approvvigionamento alimentare, servizi sanitari, trasporti, energia, transazioni finanziarie, con grave danno per la popolazione civile.