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Corte penale internazionale

Venezuela in ginocchio: il silenzio è un crimine di guerra

4 Dic 2017 - Carlo Cauti - Carlo Cauti

Un nuovo rapporto sulla situazione in Venezuela pubblicato da Human Rights Watch (Hrw) dice chiaramente che “membri di Forze dell’ordine venezuelane picchiano gravemente persone arrestate e le torturano con scariche elettriche, asfissia, violenze sessuali e altre tecniche brutali. Le Forze dell’ordine fanno un uso sproporzionato della forza contro la popolazione per le strade, oltre ad aver arbitrariamente arrestato e processato oppositori del governo”.

José Miguel Vivanco, direttore della divisione ‘Americhe’ di Hrw aggiunge che “non si tratta di casi isolati di abusi o eccessi occasionali da parte di funzionari delle Forze dell’ordine senza scrupoli, ma di una pratica sistematica che, ovviamente, suggerisce la responsabilità dei più alti livelli del governo”.

Tutto ciò non è affatto una novità. E lo si denuncia da anni anche dalle colonne di questa rivista.

Le accuse dell’ex procuratrice
Non a caso, l’ex procuratrice generale del Venezuela, Luisa Ortega Díaz, ha dichiarato dinnanzi alla Corte penale internazionale (Cpi) dell’Aja che tra il 2015 e il 2017 8 mila persone sono state uccise nel Paese sulla base di ordini emessi da organi governativi.

Estromessa dall’incarico nell’agosto scorso e fuggita dal Paese poco dopo, nei giorni scorsi la Díaz ha consegnato alla Cpi oltre un migliaio di elementi probatori, chiedendo di aprire un procedimento contro mandanti ed esecutori di omicidi e di abusi, perché – ha spiegato – “non c’è giustizia in Venezuela. Non c’è possibilità di assicurare alla giustizia i responsabili di questi crimini”.

L’ex procuratrice non è un avversario della prima ora del governo; anzi, è stata nominata proprio dal defunto presidente Hugo Chávez. Lei stessa ha contribuito in prima persona ad instaurare processi contro i leader dell’opposizione venezuelana. Conosce quindi a fondo la macchina assassina installata dal regime di Nicolás Maduro, delfino e successore di Chávez (che ha ostracizzato le opposizioni e fatto insediare una nuova Assemblea costituente, osteggiata dalla Díaz).

Forse per la vicinanza al regime di Chávez, anche l’ex procuratrice dovrebbe rispondere dinnanzi all’Aja. Ma questo è un discorso a parte. Ciò che importa in questo momento sono le accuse che la Díaz ha presentato alla Corte, le quali riproducono quasi pedissequamente le accuse presentate negli anni Ottanta e Novanta contro le dittature sudamericane che in quel momento imperversavano nella regione.

Numeri da crisi umanitaria
La differenza è che in quei casi la divulgazione di quegli orrori provocò un’ondata internazionale di sdegno, con proteste, denunce pubbliche e boicottaggi. Purtroppo, in relazione al Venezuela, si alzano ben poche voci di condanna. Anzi, addirittura deputati e senatori italiani – di un Paese, cioè, membro dell’Ue, del G7, del Consiglio d’Europa e promotore in sede Onu della moratoria universale contro la pena di morte – si sono recati in visita in Venezuela pochi mesi fa per ‘omaggiare’ il governo di Caracas. Che, bisognerebbe ricordare a qualcuno di loro, non è quello di Pinochet…

Il relativo silenzio sulla violenza nel Venezuela di Maduro diventa ancora più criminale quando si viene a conoscenza della tragedia economica e sociale provocata dal cosiddetto “socialismo del XXI secolo”.

Per avere un’idea di ciò che sta avvenendo in quel Paese, basta citare solo qualche sparuta cifra, la maggior parte delle quali relative all’infanzia. La produzione di cibo copre solo il 30% dei bisogni alimentari nazionali – il che ovviamente porta a un consumo insufficiente per i membri delle classi svantaggiate (ossia la maggioranza della popolazione venezuelana) -. In italiano corrente si chiama “crisi alimentare”.

Come se ciò non bastasse, l’inflazione dei prodotti alimentari supera oggi un osceno 900% l’anno. E questo dato potrebbe essere errato per difetto. A causa della malnutrizione, 4 bambini venezuelani su 10 non crescono correttamente. La malnutrizione grave colpisce 15 bambini su 100 che vivono in condizione di povertà. Cinque di loro muoiono ogni settimana; e secondo la Caritas, 280.000 minori sono a rischio di morte nei prossimi mesi.

Caracas come Damasco
Nel Venezuela di Nicolás Maduro si muore per la violenza della repressione oppure si muore di fame.

E questi dati non sono una critica ideologica al governo di Caracas, ma una semplice constatazione empirica del fracasso assordante del regime bolivariano, che si materializza nel deterioramento delle condizioni di vita della popolazione venezuelana. Tra cui – va ricordato – ci sono oltre due milioni di italiani.

Nel 2011, all’inizio della rivolta in Siria, in quel momento ancora disarmata, i cittadini protestavano contro la dittatura di Bashar al-Assad marciando per le strade con cartelli con su scritto “il silenzio è un crimine di guerra”. Ciò che è venuto dopo il silenzio è stato il frastuono dei cannoni e la distruzione della Siria. Lo stesso crimine di silenzio viene commesso oggi nel caso del Venezuela. E l’effetto è lo stesso: la distruzione del Paese.

Foto di copertina © Adrian Manzol via ZUMA Wire