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La famiglia e la squadra

Usa: tutte le donne dell’Amministrazione Trump

26 Nov 2017 - Stefano Graziosi - Stefano Graziosi

Nel pieno dello scandalo Weinstein e dei suoi derivati, assistiamo negli Stati Uniti a un curioso paradosso. Mentre infuria la polemica tra legittimi aneliti di giustizia, rigurgiti puritani e difficili distinguo, Donald Trump, da sempre molto chiacchierato per i suoi rapporti ed i suoi atteggiamenti con le donne, non è neppure scalfito dalla bufera. E dire che, durante la campagna elettorale, era stato nell’occhio del ciclone dopo che il Washington Post aveva scovato un suo vecchio video sessista e prima ancora per l’aggressività nei confronti delle giornaliste in tv. Ma oggi i rapporti del magnate presidente con l’altro sesso non paiono più una questione centrale. Certo: si rileva spesso (e non senza ragione) che nell’Amministrazione Trump non ci siano molte donne. Ciononostante, di donne ce ne sono. E alcune esercitano un’influenza non indifferente alla Casa Bianca. A cominciare da quelle della famiglia presidenziale.

Ivanka, la ‘prima figlia’, guadagna posizioni
La figlia di Trump, Ivanka, sta guadagnando un peso man mano maggiore nelle dinamiche interne all’Amministrazione Usa: grazie alla sua immagine pop e socialmente impegnata, la ‘first daughter’ svolge un’importante funzione di pontiere, cercando di promuovere l’immagine controversa del padre non soltanto presso il grande pubblico, ma anche – e soprattutto – presso la sinistra liberal. Attenzione ai diritti delle donne e tutela delle classi disagiate: sono solo alcuni dei temi sociali che stanno particolarmente a cuore alla giovane ‘consigliera’. Anzi, secondo i beninformati, ci sarebbe proprio lei dietro alcuni provvedimenti inseriti nella recente riforma fiscale del presidente (in particolare, per gli sgravi diretti alle famiglie con figli).

In tal senso, il ruolo che Ivanka s’è fin qui ritagliata è abbastanza chiaro: incarnare il volto presentabile del genitore. Un ruolo che va di pari passo con l’assunzione di una influenza crescente nell’Amministrazione. La ‘first daughter’ ha anche più volte rappresentato il padre in incontri internazionali. Nello staff presidenziale sembra inoltre detenere un potere di scelta (o di veto) su consiglieri e collaboratori (qualcuno dice che ci sia il suo zampino dietro il siluramento estivo dello stratega ultraconservatore Steve Bannon). Un potere che nemmeno il nuovo capo dello staff, il generale John Kelly, sembra sia riuscito a ridimensionare. Eppure, non è tutto oro quel che luccica.

Nonostante una popolarità rilevante, Ivanka non è completamente al riparo dalle polemiche. Anzi, Trump è stato più volte attaccato per la mania di attorniarsi di parenti. Per quanto, è bene chiarirlo, di illegale non ci sia nulla. La legge anti-nepotismo, siglata da Lyndon Johnson nel 1967, vieta infatti ai consanguinei del presidente di entrare nel governo. Ma Ivanka e suo marito, Jared Kushner, fanno parte dello staff presidenziale (ricoprendo quindi incarichi che non richiedono l’approvazione del Senato). Tuttavia i problemi di opportunità politica non mancano. Non solo perché sia lo stesso Kushner che il figlio di Trump, Donald Jr, sono stati lambiti dallo scandalo Russiagate. Ma anche perché, più in generale, non si capisce a che titolo questi parenti svolgano funzioni così vicine alle leve del potere nello Studio Ovale. Ivanka, però, non sembra curarsi di queste critiche. Per molti è lei la vera first lady. E qualcuno ipotizza che possa già nutrire serie ambizioni politiche.

Melania, più Laura e Pat che Michelle e Nancy
Di diverso tenore è invece la presenza di Melania Trump. Sino ad oggi, ha interpretato il ruolo classico della first lady, prediligendo un profilo non troppo presenzialista: una caratteristica che la accomuna alle figure di Laura Bush e Pat Nixon, differenziandola invece dall’iperattivismo politico e mediatico di Hillary Clinton – un caso un po’ a parte -, ma anche di Michelle Obama e Nancy Reagan. Insomma, poche sbavature, precisione, eleganza e una personalità misurata. Sembra proprio che Melania stia imparando il mestiere della first lady più rapidamente di quanto suo marito non stia facendo con quello di presidente. E anche qui qualcuno già ipotizza un futuro in politica. Ma forse è un po’ azzardato dirlo.

Nikki Haley, l’ex governatrice è un’ambasciatrice in ascesa
Andando al di là della famiglia, un’altra figura femminile in ascesa è quella dell’ambasciatrice statunitense all’Onu Nikki Haley. Grintosa ex governatrice della South Carolina, Nikki Haley costituisce ormai da tempo un astro emergente del Partito repubblicano: da quando, a gennaio del 2016, replicò duramente al discorso sullo stato dell’Unione pronunciato dall’allora presidente Barack Obama. Di tendenze politiche centriste, Nikki non ha mai apprezzato troppo l’approccio duro e fuori dagli schemi di Trump. Anzi, nel corso delle primarie repubblicane, appoggiò la candidatura del suo rivale Marco Rubio – una candidatura poi naufragata -. Nikki non se ne diede per vinta; e fece pure sfoggio di pragmatismo, accettando di entrare nellAamministrazione Trump come ambasciatrice al Palazzo di Vetro.

Un ruolo che sta rivestendo da mesi con particolare energia. E portando avanti una linea politica dalle profonde venature neo-conservatrici (soprattutto per quanto riguarda la crisi nordcoreana). Una prospettiva non propriamente in linea, dunque ,con il trumpismo isolazionista della prima ora. E una prospettiva che cozza anche con quanti, nell’Amministrazione, a partire dal segretario di Stato Rex Tillerson, sposano una visione più cauta e improntata ad una Realpolitik di stampo kissingeriano.

Anche per questo, la poltrona di Tillerson appare sempre più traballante. Tanto che c’è chi dice che proprio Nikki sarebbe pronta a fargli le scarpe, puntando alla guida del Dipartimento di Stato. Lei, neanche a dirlo, smentisce. Ma non è detta l’ultima parola. Anche perché l’ex governatrice del South Carolina nutre indubbie ambizioni per il futuro. Forse anche di tipo presidenziale. E’ attentissima a tenere buoni rapporti con le ali più tradizionaliste del Partito repubblicano e con la società, le donne. Mira a veicolare attraverso i social network un’immagine di sé competente, rassicurante e finanche familiare. Ed è abbastanza furba (e spregiudicata) per arrivare lontano. Tanto che non è escluso possa rivelarsi una serpe in seno per il presidente.

Hope, Kellyanne e le altre donne della squadra Trump
Un altro nome da monitorare è quello di Hope Hicks. Giovanissima addetta stampa di Ivanka, passò a lavorare per la Trump Organization e – da lì – entrò nella campagna elettorale del candidato miliardario, scalandone i vertici. Dopo il licenziamento di Anthony Scaramucci, è diventata direttore della Comunicazione della Casa Bianca. Segno ulteriore di come l’influenza di Ivanka sia importante.

Un’altra esponente di spicco del cerchio magico presidenziale è Kellyanne Conway, consigliera dello stesso Trump. Come la Haley, anche lei, nel corso delle primarie repubblicane, aveva dato il proprio sostegno a un avversario del magnate, Ted Cruz. Una volta ritiratosi il senatore del Texas, non ha avuto troppe remore a salire sul carro del vincitore. Considerata una trumpista di ferro, si è attirata svariate critiche: come quando si inventò di sana pianta un inesistente massacro o quando dichiarò che Trump riponeva profonda fiducia nell’allora consigliere per la Sicurezza nazionale Mike Flynn, poco prima che questi venisse silurato per le sue implicazioni nello scandalo Russiagate.

Nonostante le idee politiche accesamente destrorse, Kellyanne non pare troppo distante dalla liberal Ivanka. Mesi fa, affrontò una polemica per avere promosso pubblicamente la linea di gioielli prodotta dalla ‘first daughter’.

Un’altra ex nemica del presidente è poi l’attuale segretario all’Istruzione, Betsy DeVos. Miliardaria del Michigan, milita da molti anni fra i repubblicani, ritenendosi vicina alle correnti più moderate. Non a caso, in occasione delle ultime primarie, appoggiò candidati centristi come Jeb Bush e Marco Rubio, non lesinando tra l’altro velenose critiche allo stesso Trump. Salvo poi accettare (non troppo coerentemente) di entrare nella sua Amministrazione.

Non si sa, a dire il vero, con quanto beneficio per il magnate. Betsy DeVos è infatti spesso finita al centro di polveroni per le sue posizioni in materia di istruzione, essendo lei una strenua sostenitrice delle scuole private. Posizioni che le hanno attirato più volte gli strali polemici dell’ala sinistra del Partito democratico. E, non a caso, la sua conferma da parte del Senato è stata particolarmente sofferta. Eppure anche lei ha il suo punto di contatto con Ivanka: l’attenzione ai diritti delle ragazze e delle bambine, oltre che delle donne. Un elemento che, ancora una volta, mette in luce la complessa ramificazione dell’influenza esercitata dalla ‘first daughter’. Colei che i critici additano come figura frivola del jet set, ma che sta invece mostrando determinazione e un’intelligenza un po’ machiavellica