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Il gigante indebolito

Germania: la ricerca di un governo condiziona l’Ue e l’Italia

8 Ott 2017 - Carlo Barbieri - Carlo Barbieri

“Il gigante indebolito”: con questo titolo in prima pagina il quotidiano economico tedesco Handelsblatt annunciava, lunedì scorso, 2 ottobre, il downgrading da parte di Fitch di Deutsche Bank a BBB+. L’uscita da una delle categorie del ranking A, che contraddistingue le principali banche internazionali, del maggiore istituto di credito tedesco rappresenta un ulteriore segnale di un clima di ‘non comfort’, se non di lenta ma progressiva sensazione d’incertezza, che si respira attualmente in Germania, in attesa della formazione del governo.

L’esito delle elezioni, come è stato già da molti evidenziato, spinge Angela Merkel a trovare una non facile quadra per un esecutivo di coalizione. Il tempo necessario potrebbe rivelarsi più lungo del previsto e, comunque, le principali attenzioni di Berlino saranno prevalentemente rivolte a tematiche domestiche. Tutto ciò proprio in una fase estremamente delicata per il futuro dell’Ue, tra le dichiarazioni del presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker e del presidente francese Emmanuel Macron, i negoziati per la Brexit e fenomeni preoccupanti di sempre più diffuso populismo e di tensioni politiche quali, da ultimo, i recenti eventi tra Spagna e Catalogna.

Le variabili interne della nuova coalizione
La scelta di affidare la presidenza del Bundestag a Wolfgang Schaeuble non va, infatti, soltanto attribuita all’esigenza di ‘liberare una poltrona’ da proporre ad un eventuale partner della Fdp, il partito liberale, ma anche (se non sopratutto) alla volontà di garantire una forte personalità alla guida di un Parlamento in cui sederà per la prima volta una folta delegazione populista estremista.

Nelle delicate trattative per la formazione di un governo, la cancelliera dovrà tenere conto delle istanze ‘domestiche’ rappresentate dalla Csu, storico partner della Cdu. In Baviera, la Csu non solo ha perso per la prima volta la maggioranza assoluta dei voti, ma dovrà altresì individuare rapidamente nuovi ed efficaci obiettivi politici per le prossime elezioni nel Land che si terranno nel 2018.

Oltre ai liberali e alla Csu, Angela Merkel dovrà trovare il modo per coinvolgere anche i Verdi. Esercizio non semplice in termini di scelte di politica economica: va, infatti, valutata la difficoltà di conciliare tematiche ambientali e eco-sostenibili con l’esigenza di offrire un appoggio, ad esempio, a un settore industriale in difficoltà dopo il ‘dieselgate’, quale l’intero comparto automobilistico. Un settore, il cui peso risulta di primaria importanza non solo nella determinazione del Pil, ma anche in termini di forza lavoro occupata e di peso elettorale.

Il ‘metodo Merkel’: tempo e creatività politica
Sono solo alcuni dei tanti tasselli da comporre per giungere, attraverso un paziente approccio di passi di avvicinamento successivi e di soluzioni di possibile compromesso, alla formazione di un governo. Questo metodo, di cui la cancelliera negli anni si è dimostrata maestra, presuppone l’impiego di risorse disponibili (in particolare del tempo e della capacità politica ‘creativa’) prevalentemente a fini interni.

Una siffatta prospettiva, specie nel caso di un suo protrarsi, potrebbe affievolire l’attenzione di Berlino verso le tematiche internazionali (il tema migranti tra i tanti), ridimensionando un ruolo che la Germania stava sempre più attivamente svolgendo nel quadro dello sviluppo di una politica estera comunitaria. Gli effetti economici e politici per l’Italia di questo eventuale maggiore focus tedesco sulle tematiche domestiche dovranno essere seguiti con attenzione.