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Transizione low-carbon

Energia: l’Europa prova a caricare le batterie, l’Italia arranca

11 Ott 2017 - Nicolò Sartori - Nicolò Sartori

L’Europa deve ‘ricaricare le pile’ – non solo figurativamente – e rincorrere la concorrenza. Il che suona strano – quando si parla di politiche energetiche e climatiche – dato che il Vecchio Continente è senza dubbio il leader globale della transizione low-carbon. Per far fronte a questo sorprendente ritardo, il vice-presidente della Commissione Maros Sefcovic ha riunito mercoledì 11 ottobre un gruppo di attori istituzionali e industriali europei per delineare un strategia d’azione comune nel settore delle batterie e dello stoccaggio elettrico, un ambito nel quale la competizione asiatica e statunitense rischia di relegare l’Ue a una condizione di marginalizzazione e dipendenza. Il Battery Summit – che ha visto l’Italia giocare un ruolo di secondo piano – si è chiuso con un forte impegno della Commissione a guidare un processo di aggregazione industriale in un segmento tecnologico chiave per il successo della transizione energetica e dello sviluppo sostenibile del continente.

L’Airbus delle batterie, senza l’Italia?
Si tratta di un’ambiziosa iniziativa di politica industriale, come lascia presagire l’esplicito riferimento di Sefcovic ad Airbus, creata (con successo) negli Anni Settanta per consolidare la posizione europea in un settore strategico come quello del trasporto aereo – all’epoca dominato dall’industria statunitense. La rivoluzione delle batterie, spesso menzionata dal vice-presidente, nel medio periodo contribuirà a trasformare in modo radicale il settore dei trasporti terrestri, e più in generale il funzionamento dei sistemi energetici attualmente in essere.

L’obiettivo dichiarato è creare una ‘alleanza’ industriale tra i principali player europei che – come nel caso del colosso dell’aerospazio – sia in grado di posizionare l’Europa in modo competitivo sul mercato globale delle batterie. Ed è per questo che Sefcovic ha chiamato all’adunata grandi gruppi chimici, automobilistici e high-tech tra cui Basf, Daimler, Enel, Renault, Saft, Unicore e Volkswagen, ai quali si sono aggiunti – in prima linea – esponenti di rilievo dei governi tedesco, francese e polacco.

In questo contesto, lascia abbastanza perplessi il ruolo di secondo piano dell’Italia durante l’incontro, che si è concluso con l’annuncio di una task force che elaborerà una roadmap di politica industriale per il settore, da presentarsi al Clean Energy Industrial Forum a inizio 2018. Il che dà al nostro Paese il tempo per unirsi al gruppo (a patto che ci si muova in fretta), soprattutto considerando che l’Italia è tra gli Stati membri più avanzati – e in linea con gli obiettivi europei – in quanto a politiche di decarbonizzazione e di promozione di forme di energia sostenibile.

Riposizionamento urgente in un settore strategico
L’Europa non può più permettersi di perdere ulteriore terreno in un settore così strategico, lo hanno detto chiaramente Sefcovic e i rappresentanti istituzionali riunitisi a Bruxelles. La competizione globale è infatti particolarmente accesa, con i grandi gruppi asiatici Panasonic, LG, Samsung and Wanxiang che – insieme alla statunitense BYD – controllano quasi il 90% del mercato globale. Mercato nel quale Elon Musk e la sua Tesla sono pronti a entrare di prepotenza quando andranno a regime le attività della Gigafactory di Sparks, in Nevada.

La capacità di manufacturing globale di batterie è destinata a triplicare nei prossimi quattro anni, passando dagli attuali 90 gigawatt/ora (GWh) ai 270 GWh previsti per il 2021, per far fronte a un mercato destinato a crescere in modo esponenziale trainato dal settore automotive. Il numero dei veicoli elettrici immatricolati è raddoppiato nel giro di un anno, passando dal milione del 2015 ai due milioni del 2016, grazie soprattutto alle nuove tendenze sui mercati cinese e americano: secondo proiezioni attendibili, nel 2040 i modelli elettrici potrebbero rappresentare un terzo della flotta automobilistica globale, con un totale di 530 milioni di veicoli (che assorbiranno il 5% della domanda globale di elettricità).

E se ciò non significa che i motori a combustione interna saranno destinati a sparire a breve, le previsioni sui costi delle auto elettriche – che potrebbero pareggiare quelle tradizionali già nel 2025 – dimostrano come la necessità di posizionamento industriale da parte dell’Europa sia quantomai urgente.

Non solo automobili, non solo trasporti
Ma l’importanza delle batterie non si limita al settore dei trasporti, anzi. Per capirne meglio il contributo agli sforzi globali di decarbonizzazione bisogna spostare l’obiettivo oltre l’automobile elettrica. Le batterie, infatti, si apprestano a giocare un ruolo fondamentale nell’integrazione delle rinnovabili nella rete elettrica, neutralizzandone l’intermittenza che ad oggi ne limita in modo sostanziale l’utilizzo.

Lo sviluppo di sistemi di accumulo efficienti, economici e ‘smart’ potrà finalmente consentire di immagazzinare l’elettricità in eccesso prodotta da capacità solare, eolica e geotermica, o di stoccare – per poi da riutilizzarla durante i momenti di picco della domanda – quella generata da centrali termoelettriche. Una rivoluzione copernicana per i sistemi elettrici come li abbiamo conosciuti nei Paesi industrializzati a partire dal 1880, ma soprattutto un contributo fondamentale alla lotta al cambiamento climatico, grazie all’aumento esponenziale dell’utilizzo di energia verde. La diffusione su larga scala di batterie e sistemi di stoccaggio elettrico potrà avere un impatto significativo anche sulle abitudini di famiglie e cittadini, spianando la strada a pratiche quali l’autoconsumo domestico da energie rinnovabili.

Sul piano globale, un simile sviluppo – associato al progressivo abbattimento dei costi di eolico e solare – potrebbe garantire l’accesso all’energia a quel miliardo e mezzo di persone che ancora oggi vive (principalmente in Africa) disconnesso dalla rete e privo di qualsiasi servizio elettrico. Un passo decisivo verso il progresso universale, ma anche un mercato immenso che l’industria europea non può permettersi di farsi scappare.