IAI
Al voto il 24 settembre

Germania: l’ingannevole monotonia della campagna elettorale

15 Set 2017 - Anja Palm - Anja Palm

Le elezioni che il 24 settembre chiameranno poco più di 61 milioni di tedeschi alle urne sono state percepite da molti come “noiose”, sia per la mancanza di colpi di scena e grandi disaccordi fra i principali candidati in corsa, sia per un risultato che appare scontato.

La Germania può certamente essere considerata un raro esempio di stabilità elettorale nell’attuale contesto europeo. I principali partiti in corsa per le elezioni (Cdu/Csu per il centro-destra e Spd per il centro-sinistra) sono infatti entrambi europeisti e governano insieme nella grande coalizione di governo uscente, rendendo quindi arduo tracciare una netta linea di demarcazione fra loro.

L’apparente monotonia nasconde però una realtà più complessa, segnata da un clima politico inedito e dall’incertezza sull’esito della composizione del futuro esecutivo, il quale potrà comprendere compagini molto diverse fra loro.

Inedito clima di odio e frustrazione
Nonostante in Europa e in Italia la percezione non sia questa, per molti tedeschi le imminenti consultazioni segnano un punto di svolta per il clima di odio che ha caratterizzato la campagna elettorale.

La crescita del Pil del 9,2% in quattro anni e il calo della disoccupazione dal 6,9% al 5,7% non sono infatti stati sufficienti a proteggere la Germania dal ritorno dell’estremismo di destra e della lotta fra poveri. Quest’odio non si è alimentato solo dalla percepita ineguaglianza, ma anche dalla relativa unità dei grandi schieramenti politici.

afd
“Nuovi tedeschi? Li facciamo da soli”

I sondaggi hanno infatti dato i due partiti che si collocano agli estremi del panorama politico (Die Linke e AfD), in risalita in seguito al dibattito televisivo fra Angela Merkel e Martin Schulz, un confronto visto come troppo civile e troppo poco dialettico. Aumenta soprattutto il consenso per l’estrema destra dell’Alternative für Deutschland (AfD, Alternativa per la Germania) che invece punta sulla pancia degli elettori, nutrendosi della frustrazione, rabbia e paura dell’elettorato mediante slogan anti-establishment e anti-immigrazione.

È proprio l’ormai certo superamento della soglia di sbarramento da parte di AfD a costituire la grande novità di queste elezioni. Per la prima volta dopo 60 anni, la Germania non solo vedrà sedere un partito razzista e anti-europeo nel Bundestag, ma – se i recenti sondaggi che danno la AfD a due cifre dovessero trovare conferma nelle urne – questo diventerebbe addirittura la terza forza a livello federale.

Con la scelta dello slogan “Trau dich, Deutschland!” (“Abbi coraggio, Germania!”), la AfD promuove l’idea del riscatto da una “cultura della colpa” imposta ai tedeschi dopo la seconda guerra mondiale; questa si riflette anche nella dialettica polemica e provocatoria che ha contrassegnato la loro campagna.

Programmi e parole chiave
I popolari-conservatori della Cdu promettono continuità con gli ultimi 12 anni di governo, con una campagna fortemente incentrata sulla cancelliera uscente Angela Merkel e sulle parole chiave di unità, prosperità e sicurezza. Le principali promesse del centrodestra riguardano maggiori investimenti nella sicurezza interna ed esterna, abbassamento della disoccupazione al 3% entro il 2025, taglio di imposte e attenzione alla famiglia.

Il braccio di ferro interno con la Csu sull’accoglienza dei rifugiati sembra essere stato vinto dalla Merkel: la forza cristiano-sociale bavarese federata con la Cdu aveva chiesto un tetto massimo di 200mila ingressi l’anno, ma la cancelliera avrebbe convinto gli alleati con la promessa di favorire l’arrivo di lavoratori specializzati.

Dopo un iniziale effetto positivo sulla scia della scelta dell’ex presidente del Parlamento europeo Martin Schulz come candidato cancelliere, la Spd ha poi arrancato nella propria campagna elettorale di opposizione alla Merkel sia per via del ruolo di governo che ha assunto negli ultimi quattro anni, sia per la perdita di consensi per Schulz, rivelatosi stimatissimo politico Ue ma con poco contatto con la realtà tedesca.

merkel
© Daniel Karmann/DPA via ZUMA Press

L’Spd individua la riduzione delle differenze di reddito e una maggiore giustizia sociale come obiettivi salienti che la differenziano dalla Cdu. Nella definizione dei punti non negoziabili in una eventuale coalizione, Schulz ha recentemente indicato parità di stipendio fra uomini e donne, abolizione dei contratti arbitrariamente a tempo determinato, no all’innalzamento dell’età pensionabile, modernizzazione delle scuole e abolizione delle rette per l’asilo.

L’elettorato a cui punta la AfD è un pubblico eterogeneo che vede euroscettici, conservatori, elettori di protesta, ex-astenuti e disoccupati, uniti da un partito che parla alla pancia dei votanti facendo leva sulla loro rabbia e le loro paure. Le parole chiave “Gott, Fa­mi­lie, Va­ter­land” (Dio, famiglia, madrepatria) nel programma politico si traducono nel ritorno alla moneta nazionale, maggiori elementi di democrazia diretta, la chiusura delle frontiere e l’abolizione del ricongiungimento familiare.

Mentre i Grünen (Verdi) puntano su energie rinnovabili, salario minimo e politiche d’asilo, la sinistra di Die Linke pone al centro lotta alla povertà, imposta sul reddito, pensioni, affitti, sanità pubblica e accoglienza. L’atteggiamento fortemente critico contro la “burocrazia europea” e la spinta per lo scioglimento della Nato rendono difficile la loro l’inclusione in una coalizione di governo.

I liberali della Fdp, storici alleati della Cdu/Csu e favorevoli a un’Ue a più velocità, puntano su investimenti in digitalizzazione ed educazione e su maggiore sicurezza interna in opposizione alle aperture della Merkel per riprendersi dalla pesante sconfitta nelle urne del 2013, quando per la prima volta dopo 64 anni non superarono la soglia di sbarramento del 5%.

Nodi da sciogliere
Se pure i principali sondaggi degli ultimi giorni prevedono una vittoria certa della Cdu/Csu (37-38%), seguita dalla Spd (20-23%), la rielezione della Merkel per un quarto mandato (che la porterebbe in parità con Helmut Kohl) non sarebbe tuttavia sufficiente a decidere la partita sulla composizione della coalizione di governo che verrà. I sondaggi vedono attualmente oscillare Fdp, Die Linke e Grünen fra il 7 e il 10% e la AfD addirittura raggiungere il 12%, rendendo quindi possibili vari scenari che comportano sostanziali differenze nei programmi di governo e a livello di scelte europee.

Ecco che quindi l’apparente noia di queste elezioni, causata da una dialettica piatta tra i due principali canditati ritenuti troppo simili, sta avendo un duplice effetto sul risultato finale: da un lato rafforza i partiti all’estremità, forti di una netta demarcazione politica, dall’altro aumenta le probabilità di una nuova grande coalizione Cdu-Spd dopo le elezioni. Più che allo scontato successo della cancelliera, sarà quindi utile guardare ai voti che otterranno i cristiano-democratici: maggiore sarà la percentuale, minore la necessità di una larga coalizione o di una riedizione della Große Koalition con l’Spd in quanto secondo probabile partito nazionale.

Una cosa è certa: la futura compagine del Bundestag sarà più ampia di quella passata, con il ritorno della Fdp e l’ingresso della AfD. Questo è in linea, seppur in misura ben più ridotta, con la perdita di peso dei partiti storici in Europa e una tendenza alla frammentazione politica. La vera partita si gioca quindi lontana dai riflettori puntati sui due candidati principali, nella corsa ai voti da parte delle quattro liste minori, per cui un punto percentuale in più può significare l’accesso al governo o alla corsa per diventare l’opposizione di maggiore peso qualora dovesse ricomporsi la grande coalizione. Queste elezioni tedesche non sono poi così noiose come sembrano.