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Nuova Via della Seta

Usa: great again grazie alla Cina

29 Giu 2017 - Nicola Casarini, Lorenzo Bardia - Nicola Casarini, Lorenzo Bardia

Fin dalle prime battute della campagna elettorale statunitense, il rapporto tra Donald Trump e la Cina è stato caratterizzato da toni molto accesi. Durante le presidenziali, Trump ha attaccato più volte Pechino, colpevole di aver causato la perdita di posti di lavoro negli Stati Uniti e aver reso insostenibile il deficit commerciale statunitense.

Il 2 dicembre 2016, con la telefonata tra Trump – all’epoca già presidente eletto – e la presidente di Taiwan TsaiIng-wen, le relazioni diplomatiche tra i due Paesi sono giunte a una fase di tensione tale da sembrare mettere in discussione la One-China Policy.

Tuttavia, con il primo incontro ufficiale tra il presidente cinese Xi Jinping e Trump, avvenuto ad aprile in Florida, le relazioni tra Washington e Pechino hanno fatto registrare un punto di svolta. Trump è passato dalle minacce di guerra commerciale a definire “straordinario” il rapporto con la Cina, parlando di “grandi progressi nella cooperazione sino-americana”. Ad avvicinare i due presidenti è stata la necessità da parte di Washington di trovare la sponda di Pechino per la gestione della crisi nordcoreana, ma anche gli interessi economici che legano i due Paesi.

La Cina è oggi il primo acquirente del debito americano. Le multinazionali americane hanno aumentato i profitti – e le loro quotazioni in Borsa – in larga parte grazie all’outsourcing delle loro produzioni nell’Impero di Mezzo. Gli investimenti cinesi in America stanno aumentando rapidamente: un trend facilitato dagli ingenti capitali messi a disposizione dal sistema bancario del Paese del Dragone per promuovere all’estero la Nuova Via della Seta. E se fosse la Cina a rendere l’America great again?

Belt Road Iniative a stelle e strisce
Nel discorso fatto dal presidente Xi Jinping all’apertura dei lavori del Belt and Road Forum for International Cooperation, il vertice organizzato a Pechino per promuovere la Belt and Road Initiative (Bri) – la Nuova via della Seta cinese -, c’è un passaggio che apre prospettive interessanti per lo sviluppo delle relazioni sino-americane.

Il leader cinese, dopo aver spiegato che la Belt and Road Initiative interesserà il continente euroasiatico, ha poi precisato che tutte le nazioni – appartenenti all’Asia, all’Europa, all’Africa e alle Americhe – potranno diventare partner internazionali del progetto.

Gli Stati Uniti al momento non fanno parte della Nuova Via della Seta e dei progetti ad essa connessi, tra i quali figura la Asian Infrastructure Investment Bank (Aiib), la banca infrastrutturale per gli investimenti asiatici creata per promuovere la Bri.

Tuttavia, l’iniziativa cinese, dopo un’iniziale diffidenza, sta generando negli Usa un crescente interesse e il desiderio di diventare parte attiva del progetto.

Per questa ragione, una delegazione guidata da Matt Pottinger, consigliere della Casa Bianca sulle questioni asiatiche, è stata inviata al Forum di metà maggio. Al termine del summit, Pottinger ha ricordato l’esperienza delle aziende americane nello sviluppo delle infrastrutture e la loro disponibilità a partecipare al programma.

Le multinazionali Honeywell International e Caterpillar, che con la Cina hanno rapporti consolidati, hanno iniziato a muoversi per beneficiare degli effetti dell’iniziativa, mentre il colosso General Electric è già coinvolto nel progetto. Se nel 2014 gli ordini di attrezzature da installare all’estero da parte delle imprese cinesia General Electric erano stati di soli 400 milioni di dollari, lo scorso anno – come riportato dal The New York Times – hanno raggiunto invece i 2,3 miliardi di dollari, ai quali si somma un ordine di 7 miliardi di dollari per turbine a gas-naturale e altri macchinari, per progetti legati allo sviluppo della Bri.

Vagoni cinesi
Un ulteriore punto di incontro tra Stati Uniti e Cina potrebbe trovarsi sul maxi-piano di infrastrutture, che sulla carta ha un budget di 1000 miliardi di dollari, presente nella piattaforma programmatica con cui Trump ha vinto le presidenziali.

La società statale China Railway Rolling Stock Corporation Ltd. (Crrc), la più grande azienda costruttrice di materiale rotabile al mondo, a partire dal 2014 è diventata uno degli attori economici di punta per le metropolitane delle città statunitensi. Dopo essersi aggiudicata la costruzione di 404 vagoni della metropolitana di Boston, nel quadro di un accordo da 566,6 milioni di dollari con la locale Autorità dei Trasporti, l’industria cinese ha aperto un impianto da 95 milioni di dollari a Springfield (Massachusetts) che, a partire dal 2018, si occuperà dell’assemblaggio dei macchinari cinesi.

E i numeri sono in crescita costante. Nel 2016, la Crrc si è aggiudicata la costruzione di 400 veicoli per la Chicago Transit Authority per 632 milioni di dollari, con la possibilità di un incremento di 446 mezzi per un totale di 1,31 miliardi di dollari; nel marzo del 2017 è poi stato firmato un contratto per la costruzione di 45 mezzi destinati al sistema ferroviario della Pennsylvania. Anche Los Angeles, in campo per ospitare le Olimpiadi del 2024, guarda alla Cina. La Crrc sarà infatti coinvolta nella costruzione di 64 nuove treni per la metropolitana di Los Angeles, con un’opzione per ulteriori 218 veicoli.

Verso relazioni win-win
Se il maxi-piano infrastrutturale di Trump dovesse incontrare una seria opposizione trasversale del Congresso – a destra con i falchi del partito repubblicano, difensori del rigore nei conti pubblici, e a sinistra con i democratici, preoccupati sulle voci del bilancio che verranno tagliate per reperire il budget necessario a un progetto di tale portata -, cruciale a questo punto potrebbe diventare l’intervento degli investimenti cinesi. Secondo il centro studi Rhodium Group, tra il 2000 e il 2016 i flussi cinesi negli Stati Uniti sono stati pari a 110,1 miliardi di dollari, per un totale di 1396 operazioni. Il dato è in continua crescita: solo nell’ultimo anno gli investimenti cinesi hanno toccato la cifra record di 46,2 miliardi di dollari.

Potrebbe pertanto essere proprio il coinvolgimento degli Usa nella Belt and Road Initiative – con il corollario di ingenti investimenti cinesi nelle infrastrutture statunitensi – a fare l’America great again. Ribaltando alquanto l’immagine che Trump aveva dato della Cina durante la campagna elettorale.