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Nuclear Suppliers Group

L’India deve ancora sognarsi potenza nucleare

22 Lug 2016 - Carlo Trezza - Carlo Trezza

Porte chiuse, almeno per ora, alla candidatura di New Delhi nel Nuclear Suppliers Group, Nsg, un organismo di base a Vienna che promuove la non proliferazione nucleare attraverso il controllo alle esportazioni di materiali e tecnologie e che di fatto stabilisce le regole del gioco in questo delicato settore.

Il 24 giugno, la scalata dell’India verso il riconoscimento di uno status equiparabile a quello di una potenza nucleare ha subito una battuta di arresto.

Fattore Washington
Tutto iniziò dieci anni fa allorché gli Stati Uniti, sotto la presidenza di George W. Bush, sottoscrissero con l’India un controverso accordo di collaborazione nucleare che scosse il regime di non proliferazione nucleare ed in particolare il Trattato di non proliferazione, Tnp, che proibisce ai cinque paesi cui il Trattato concede di possedere l’arma atomica di assistere in alcun modo lo sviluppo e il controllo di tale arma da parte dei paesi non militarmente nucleari, a maggior ragione di quelli che non fanno parte del Tnp.

Le disposizioni del Nsg in questo settore sono ancora più stringenti poiché pongono restrizioni anche nel campo dell’energia atomica a scopi civili.

L’ironia è che la normativa Nsg fu introdotta proprio in risposta alla prima esplosione nucleare indiana nel 1974. Una successiva serie di esplosioni ebbe luogo nel 1998, questa volta in parallelo con analoghi test da parte del Pakistan. I due paesi vennero condannati dal Consiglio di Sicurezza e sottoposti a sanzioni.

Sin dalla prima esplosione indiana gli Stati Uniti si trovarono in prima fila nel contrastare I programmi di Delhi e nel promuovere le norme più stringenti del gruppo Nsg. Analoga reazione vi fu dopo le esplosioni del 1998.

Ma gli sconvolgimenti degli anni 90 con la scomparsa dell’impero sovietico e con l’affermarsi del ruolo strategico della Cina, indussero gli americani a ricercare l’appoggio dell’India nella partita strategica con Pechino.

Quasi da un giorno all’altro Washington perse interesse per le sanzioni e adottò la controversa decisione di includere il settore nucleare nella nuova cooperazione strategica e di aprire il proprio mercato nucleare all’India incoraggiando il resto del mondo a fare altrettanto.

Ciò che ottennero in cambio fu ben al di sotto della tradizionale richiesta occidentale che l’India aderisse al Tnp come stato non militarmente nucleare. Ottennero che la collaborazione nucleare si limitasse al settore civile e che Delhi sottoponesse tale settore alle ispezioni dell’Agenzia internazionale dell’energia atomica.

La credibilità del Tnp
Ciò costituisce in realtà una contropartita simbolica poiché le ispezioni hanno lo scopo di prevenire la conversione di programmi civili in programmi militari, cosa che nel caso indiano era già avvenuta.

Il Pakistan lamenta inoltre che il suo rivale può ora ottenere dall’estero tecnologia, materiali ed apparecchiature per i propri programmi civili e concentrare verso il settore militare tutte le proprie risorse indigene.

L’intesa ha seriamente intaccato la credibilità del Tnp se si pensa che, mentre il mondo si strappava le vesti per il programma nucleare dell’Iran, che è parte al Tnp e si trova indietro anni luce rispetto all’India nel campo militare, si dava il via ad una collaborazione nucleare con un paese che non è parte al Tnp e che si è dotato dell’arma nucleare.

L’intesa ha poi aperto un varco alla proliferazione offrendo il pretesto alla Cina di fornire a sua volta analoga assistenza al Pakistan. Quest’ultimo, inviperito dall’accordo India-Usa, ha bloccato per ripicca a Ginevra, l’avvio di un promettente negoziato sulla proibizione della produzione di materiale fissile a fini militari (Fmct).

La Cina guida I recalcitranti
Alla plenaria Nsg conclusasi il 24 giugno a Seoul si sarebbe dovuto celebrare il coronamento di questa grande apertura attraverso l’ingresso indiano nel “sancta sanctorum” della non proliferazione.

Così non è stato poiché la Cina, esprimendo capacità di leadership e scostandosi dalla tradizionale solidarietà tra potenze nucleari su questi argomenti, ha negato il suo consenso all’ingresso indiano nel Nsg invocando la non appartenenza dell’India al Tnp.

Si sono fatti coraggio nel sostenere Pechino altri paesi tra cui, secondo la stampa, l’Irlanda, la Svizzera, la Nuova Zelanda ed il Sudafrica. L’India ha solo potuto trovare consolazione in un settore parallelo: quello missilistico.

Essa è stata infatti ammessa al regime Missile Technolgy Control Regime, Mtcr, sulla non proliferazione missilistica dal quale negli ultimi mesi era stata tenuta fuori dall’Italia per motivazioni collegate con la vicenda dei Marò.

La partita nucleare tuttavia non è chiusa. Pochi giorni dopo la sessione di Seoul il primo ministro indiano Narendra Modi, in visita in Sudafrica, è riuscito a strappare il consenso di Pretoria.

Rimane inoltre immutata la determinazione di Washington a condurre in porto l’operazione e non mancheranno le pressioni sui recalcitranti. A questo stadio la palla si trova nel campo cinese. Occorrerà vedere se Pechino rimarrà ferma sulle sue posizioni di principio o se vorrà giocarsi la carta indiana per ottenere altri vantaggi: ad esempio la propria ammissione al Mtcr di cui non è ancora parte.

Con le aperture americane verso il nucleare indiano si apre un problema più ampio: quello di come trattare in futuro l’intera categoria dei paesi che rimangono fuori dal Tnp (oltre l’India, il Pakistan, Israele e la Corea del Nord).

Gli Stati Uniti sostengono l’eccezionalità del caso indiano.La questione si complica con l’aspirazione dell’India ad un seggio permanente al Consiglio di Sicurezza con il rischio di consolidare il precedente dell’identificazione dei membri permanenti con la status di potenza nucleare.

In sostanza, si sta aprendo un ginepraio che indebolisce il Tnp e introduce ulteriori elementi di incertezza anche al di là del regime di non proliferazione. La partnership strategica con l’India è legittima e comprensibile, ma viene da domandarsi se essa debba necessariamente poggiare sulla cooperazione nucleare.

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