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Ue e Russia

L’arma dell’antitrust contro Gazprom

8 Mag 2015 - Lorenzo Colantoni - Lorenzo Colantoni

La Commissione europea ha inviato una comunicazione degli addebiti alla compagnia nazionale per il gas russa Gazprom, accusandola di abuso di posizione dominante, per l’imposizione di prezzi eccessivamente alti in otto Stati membri dell’Ue (Bulgaria, Polonia, Ungheria, Repubblica Ceca, Slovacchia, Estonia, Lituania e Lettonia).

Le relazioni ancora tese con l’Ucraina, la novità europea dell’Unione energetica e i cambiamenti nei piani infrastrutturali della Russia, dal fallimento di South Stream alla nascita del Turkish Stream, pongono interrogativi importanti sulle motivazioni e l’evoluzione di questa decisione.

I fatti
La causa antitrust della Direzione Generale (DG) Concorrenza della Commissione europea contro Gazprom non è una novità: i suoi albori risalgono al 2012. La comunicazione era pronta almeno dalla scorsa estate e l’ex commissario Almunia desiderava farla partire entro il settembre scorso, ma fu poi fermato dall’evolversi della crisi ucraina.

La comunicazione è lo stesso tipo di documento che lo scorso 15 aprile la Commissione ha inviato a Google: vi si sostiene che Gazprom stia portando avanti una strategia basata sulla divisione tra Stati membri dell’Europa Centrale e Orientale per poter ridurre la concorrenza in questi paesi.

Le modalità sarebbero di tre tipi. La prima consisterebbe in restrizioni territoriali, in particolare clausole che proibiscono l’esportazione del gas ricevuto, clausole di destinazione, secondo cui il gas deve essere impiegato dove concordato dal contratto, e altre misure che condizionano i distributori.

Gazprom applicherebbe poi una politica di prezzo sleale in cinque Stati membri (Bulgaria, Polonia, Estonia, Lituania e Lettonia) tramite l’indicizzazione del prezzo del gas a quello del petrolio secondo formule modificate a proprio vantaggio.

Infine, la compagnia utilizzerebbe la propria posizione dominante per influenzare decisioni di tipo infrastrutturale, sulle quali non potrebbe in teoria intervenire per via dell’unbundling, la divisione tra chi produce e chi trasmette l’energia prevista dal Terzo Pacchetto per l’Energia dell’Ue.

Le forniture di gas russo sarebbero subordinate alla concessione di maggiore controllo a Gazprom o di maggiori investimenti su determinati gasdotti in paesi come la Bulgaria e la Polonia.

Gazprom ha ora 12 settimane, in principio fino al 22 luglio, per inviare la propria risposta, con la possibilità di richiedere un’audizione.

Il contesto
La posta in gioco è economicamente alta: la multa potrebbe arrivare fino al 10% del fatturato del più grande esportatore di gas al mondo. A livello diplomatico però, la situazione è ancora più critica.

Quando il caso fu presentato per la prima volta nel 2012, era lecito pensare che la Commissione volesse spingere Gazprom ad adottare un modello di contratto più flessibile rispetto a quelli a lungo termine, riducendo il costo della dipendenza russa per gli Stati membri più colpiti.

La crisi ucraina e le sanzioni hanno però inasprito i rapporti tra Europa, in particolare Bruxelles, e la Russia, e l’impatto politico di una mossa simile è forte, nonostante le dichiarazioni del commissario alla Concorrenza Margrethe Vestager neghino una simile intenzione.

La comunicazione è stata poi preceduta da una serie di eventi, sia dal lato della Commissione che da quello russo. Da una parte la Commissione ha lanciato l’iniziativa dell’Unione energetica, proposta dall’attuale presidente del Consiglio europeo ed ex primo ministro polacco Tuskcon in netto tono anti russo, poi mutato secondo un approccio olistico nella versione finale.

La stessa Unione energetica ha visto l’ultimo Consiglio europeo focalizzarsi sugli aspetti esterni dell’iniziativa, parlando soprattutto di gas e diversificazione delle forniture.

La Russia non è però stata a guardare, discutendo un accordo per il gasdotto Turkish Stream prima con Ungheria e Grecia, che hanno espresso il proprio supporto all’iniziativa già in un incontro dello scorso sette aprile.

Tsipras e Putin hanno subito dopo firmato un accordo commerciale, in cui il Turkish Stream potrebbe avere un ruolo chiave. Un incontro di tanto successo che la Grecia potrebbe ricevere a breve un prestito dal Cremlino del valore di cinque miliardi di europer il gasdotto.

Nel mezzo, l’Ue, la Russia e l’Ucraina hanno inaugurato i trilaterali sul gas lo scorso 20 marzo, cancellando però l’incontro successivo che avrebbe dovuto essere, in teoria, alla fine di aprile. Con motivi forse differenti rispetto a quelli puramente tecnici, usati per giustificare lo spostamento di date.

L’interesse della Commissione in una decisione simile potrebbe stare nel consolidamento sul fronte esterno, ricordando alla Russia che possiede l’arma antitrust (i “marines” della Commissione) e che non ha paura di usarla.

Allo stesso tempo però la mossa potrebbe rivolgersi al lato domestico, evitando innanzitutto lo scontro tra le posizioni europee e quelle nazionali, come era accaduto con il South Stream.

La Commissione potrebbe poi voler accelerare la diversificazione dalla Russia, un processo che sta avvenendo anche da parte del Cremlino verso l’Europa.

Questa decisione potrebbe influenzare sia il nuovo ambito infrastrutturale (Gnl, gasdotti ma anche reti elettriche) così come la definizione, ancora in corso, della nuova politica energetica europea sulla base degli obiettivi per il 2030, stabiliti lo scorso ottobre, e l’attuazione dell’Unione energetica, proposta in forma finale il 25 febbraio 2015.

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