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Concorso “Giovani penne sull'Europa”

Il cambiamento delle elezioni europee

18 Lug 2014 - Laura Tedesco - Laura Tedesco

Le elezioni per il rinnovo del Parlamento europeo hanno mostrato una variazione nel tradizionale atteggiamento di indifferenza e scetticismo da parte di elettori, media e politici. Occorre capire se si tratta di un vento di cambiamento o semplicemente di una temporanea – e fuorviante – ondata di entusiasmo.

Il deficit democratico e il Trattato di Lisbona
Si può far risalire l’origine di tale – temporaneo o duraturo – entusiasmo al Trattato di Lisbona, entrato in vigore il 1° dicembre 2009, una vera e propria rivoluzione nell’ingegneria istituzionale dell’Unione europea (Ue).

Tra i numerosi cambiamenti apportati, uno in particolare ha assunto un ruolo preponderante nella scena politica europea, specialmente in relazione al modo in cui le elezioni europee sono state affrontate: la modifica al procedimento di selezione del Presidente della Commissione europea.

La Commissione europea è un organo costituito da tecnici e politici la cui nomina avviene su proposta dei rispettivi Stati membri e tramite un determinato iter che coinvolge sia il Parlamento che il Consiglio europeo. Una tale composizione non ha giovato al processo di democratizzazione europeo.

Infatti, la carenza di rappresentatività è stato uno dei principali problemi che l’Ue ha dovuto affrontare fin dall’origine, e che ha fortemente ostacolato il suo pieno funzionamento istituzionale e sviluppo politico.

Tale deficit democratico ha impedito ai cittadini – italiani, francesi, ciprioti e così via – di sentirsi coinvolti e partecipi di decisioni i cui effetti avrebbero successivamente subito. Il primo tentativo di superare tale situazione, l’introduzione negli anni ’70 di un rapporto diretto tra cittadino ed europarlamentare tramite elezioni dirette, ha in fin dei conti prodotto scarsi risultati.

Il rapporto, difatti, si è rivelato troppo debole, determinando nei cittadini la percezione, ampiamente diffusa, delle elezioni europee come di secondo ordine, senza per di più colmare quella sensazione di lontananza che già li separava dai parlamentari europei. Negli ultimi anni inoltre è stata sostanzialmente rimossa la consapevolezza dei cittadini di avere dei rappresentanti democraticamente eletti, il cui operato sarebbe dovuto essere maggiormente vagliato e controllato nel corso del mandato.

Da elezioni di secondo ordine a votazioni sentite
Tuttavia, un’analisi del comportamento di partiti e candidati degli Stati membri in occasione delle recenti elezioni mostrerebbe un tendenziale cambiamento, verso una riduzione della mera componente nazionale nei discorsi e nei programmi, ed al contempo il suo inserimento in un più ampio quadro di azione europeo.

Non si può con certezza prevedere l’effetto che la scelta del Presidente della Commissione avvenuta con un forte ruolo da parte del Parlamento europeo avrà sull’azione politica del Presidente stesso, né sui rapporti inter-istituzionali tra i due organi, tuttavia è possibile fare alcune importanti considerazioni.

La consapevolezza di poter esercitare un potere tangibile – e non una mera influenza – sull’istituzione europea titolare del potere esecutivo sembra fungere da stimolo per i singoli partiti ad organizzare e portare avanti una campagna europea, su tematiche comunitarie ed in contatto con le rispettive controparti in altri Stati.

I cittadini sono stati posti di fronte alla nuova sfida di riflettere e votare in prospettiva europea, non semplicemente, com’è sempre accaduto nelle passate elezioni europee, in base all’appartenenza politica ed alla conoscenza del candidato.

L’elemento di novità è stata l’interazione dei partiti nazionali dei diversi Stati membri, nel contesto delle grandi famiglie politiche europee, sostenendo uno stesso programma ed un singolo candidato alla Presidenza della Commissione. Si è assistito a tour elettorali e discorsi incentrati su tematiche europee, o nazionali ma inserite in una più ampia prospettiva comunitaria.

Si potrebbe dunque parlare di un primo passo, tanto difficile quanto importante, verso una maggiore consapevolezza europea da parte dei partiti e dunque anche dei cittadini, verso una riduzione di quel deficit democratico che tanto ha danneggiato l’azione politica dell’Unione.

Si potrebbe dunque auspicare che il nuovo assetto politico disegnato a Lisbona per l’Ue alimenti in un prossimo futuro la sensazione di esser parte di una comunità che vada oltre i confini del proprio Stato, in cui, grazie anche a questo genere di campagne elettorali, si possa finalmente essere partecipi come cittadini europei.

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