IAI
Non proliferazione

Nuova agenda per il disarmo

13 Mar 2013 - Federica Mogherini - Federica Mogherini

Mentre l’Italia è giustamente assorbita dalla risoluzione del complicato rebus politico-istituzionale apertosi dopo il voto, il contesto internazionale offre alcune opportunità che rischiano di passare inosservate. Ne è un esempio lampante il dossier su disarmo e non-proliferazione nucleare, che è stato rilanciato la scorsa settimana da un importante editoriale dei quattro “saggi” americani Shultz, Perry, Kissinger e Nunn pubblicato dal Wall Street Journal.

I quattro – che hanno ricoperto in passato ruoli di primissimo piano nel governo della più grande potenza nucleare del mondo e che provengono sia dal partito Democratico che da quello Repubblicano – da anni lavorano per sollecitare una risposta politica al rischio di catastrofe nucleare che il mondo continua a correre, forse oggi in modo più inconsapevole che nell’epoca della guerra fredda.

Nuovi orizzonti
È infatti vero che le testate nucleari si sono sensibilmente ridotte negli ultimi decenni, e che oggi i materiali necessari per costruire un ordigno nucleare sono presenti “solo” in 28 paesi, e non più in 40 com’era solo 10 anni fa. Ma è altrettanto vero che se in un mondo bipolare il meccanismo della deterrenza poteva avere un senso, lo scenario attuale rende pericolosissima la presenza anche di un numero ridotto di armi nucleari: gli attori si moltiplicano, non sono più solo soggetti statuali, e le minacce percepite aumentano, in un caleidoscopio che moltiplica all’infinito i rischi, facendo diminuire vertiginosamente la previsione di comportamenti razionali degli attori nucleari o potenzialmente tali.

La minaccia quindi è reale, mentre la percezione dell’urgenza con la quale andrebbe affrontata sta calando – sia nell’opinione pubblica sia in chi ha responsabilità di governo nelle grandi potenze nucleari ed a livello globale. Non a caso il sottotitolo dell’editoriale dei “quattro” recita: “il ritmo del lavoro sulla non-proliferazione oggi non corrisponde all’urgenza della minaccia”.

Davanti alle nuove concrete minacce che vengono dalla Corea del Nord e, seppur in misura molto diversa, dall’Iran è necessario rilanciare un processo di disarmo e non-proliferazione che sembra essersi fermato, dopo aver ottenuto grandi risultati in termini di riduzione degli arsenali, di messa in sicurezza dei materiali, di trasparenza, e di costruzione di un clima di fiducia reciproca.

Se fino ad oggi si è sempre pensato che un serio percorso di disarmo fosse funzionale a prevenire processi di proliferazione, ora rischiamo che il ragionamento si inverta, e che siano i casi di proliferazione a fermare, per la prima volta nella storia, le speranze di disarmo. È un rischio che non possiamo permetterci anche perché, come scrivono i “quattro” sul Wall Street Journal, “come reagirebbero i cittadini al caos ed alle sofferenze di un attacco nucleare? Non chiederebbero di sapere cosa si sarebbe potuto fare per prevenirlo?”

Contromisure
C’è una responsabilità enorme nelle mani della politica, dei governi, dei Parlamenti, delle opinioni pubbliche. Non solo all’interno delle potenze nucleari, anche se è ovviamente da lì che il percorso virtuoso di disarmo deve partire, ma in tutte quelle aree del mondo che sullo scacchiere del nucleare militare sono – volenti o nolenti – posizionate.

La regione euro-atlantica include da sola quattro potenze nucleari ed il 90% delle armi nucleari del mondo. Che piaccia o no, la cosa riguarda anche l’Italia: in quanto paese Ue, membro dell’Alleanza Atlantica, partner della Russia, attore mediterraneo. Il contesto regionale – che è drammaticamente mancato fin qui in Asia, con le conseguenze che oggi tutti riconoscono nella tensione tra la Corea del Nord e i suoi vicini, Stati Uniti inclusi – conta, e può contribuire ad risolvere problemi troppo grandi per essere affrontati solo bilateralmente, e troppo complessi per inquadrarli in contesti globali.

Sono necessari passi molto concreti e in grado di dare nuovo impulso a disarmo e non-proliferazione. I “quattro” ne suggeriscono alcuni cruciali:
– la creazione di un sistema di messa in sicurezza dei materiali a livello globale, da varare al prossimo Vertice per la sicurezza nucleare che si terrà in Olanda nel 2014;
– la revisione dei processi decisionali attualmente previsti per il lancio di testate nucleari, aumentando il tempo che intercorre tra decisione e lancio;
– l’ulteriore riduzione delle armi nucleari americane e russe, andando al di sotto di quanto previsto dal trattato New Start, ed affrontando il tema delle armi nucleari tattiche presenti in Europa (ed anche in Italia);
– maggiore trasparenza e verifica reciproca degli accordi presi;
– l’istituzione di incontri a livello diplomatico e militare per concordare le misure da assumere;
– l’avvio, infine, di un lavoro a livello regionale, almeno nelle due aree a più alta criticità, quella euro-atlantica e quella asiatica.

Si tratta di una vera e propria agenda per il rilancio del disarmo e della non-proliferazione nucleare. Un’agenda che nasce nel cuore della più grande potenza nucleare del mondo, gli Usa, e che ci dice che forse si sta aprendo una nuova stagione di coraggio, lì, da sostenere in ogni modo. È un lavoro urgente, anche se il mondo – l’Italia per prima – guarda spesso altrove. Tra i tanti passi che un nuovo governo dovrebbe compiere c’è anche questo: lavorare con piena convinzione a sostenere quell’agenda, per realizzare finalmente l’obiettivo del disarmo.

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